Ailanto, l’albero “delle industrie”

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Negli anni abbiamo scoperto diverse curiosità sugli alberi sparsi per Crotone. Abbiamo scoperto, ad esempio, che su Viale Regina Margherita vennero piantati prima dei lecci, o che gli alberi lungo Corso Mazzini hanno a che fare con Giuda, ma anche che esistono ancora piante antiche come il piretto o l’annurco, o come riconoscere un’agave che sta per morire. Insomma, tante piccole curiosità che con la modernità dei tempi si sono perse.

Ed è proprio la modernità un argomento che spesso non si considera, quando si parla di piante e di alberi. Quando osserviamo la natura pensiamo – spesso erroneamente – che le piante siano quelle “da sempre”, ma non è così. Molte piante si sono naturalizzate solo in periodi recenti, spesso in concomitanza di occasioni ed eventi particolari. Ed è il caso di un albero molto presente in tutta Italia, che arrivò in un momento di “crisi” del ‘700.

Oggi parliamo dell’Ailanto, un albero che potete osservare lungo Via Roma e relativa discesa, ma anche su Corzo Mazzini, Corso Messina e tante altre vie, e che costeggia tutta la SS106. Detto anche albero del paradiso o albero del sole, ma noto addirittura con il nome di palma del ghetto (in quanto capace di crescere anche tra le macerie, spesso formando un tronco molto alto), si è naturalizzato in tutta Europa nel corso del ‘700, e rientra tra le specie più infestanti in natura.

La pianta è originaria della Cina, ed arrivò in Europa per un motivo ben preciso: una violenta epidemia del baco da seta (causata dalla Pebrina) che decimò la produzione, e quasi annientò i semai calabresi. Dopo numerosi tentativi di ripresa si pensò di ricorrere ad una soluzione più drastica, ovvero cambiare il baco da seta con uno non attacabile dall’epidemia. Destino volle che il baco scelto (il Philosamia cynthia) si nutrisse proprio delle foglie di Ailanto. Successivamente, la scelta si dimostrò infruttuosa, e la coltura della seta si interruppe definitivamente.

L’ailanto nel frattempo era già arrivato in Europa come pianta esotica, in seno alla passione delle famiglie più ricche per le cineserie e le particolarità orientali. Nessuno sapeva, almeno all’epoca, che l’albero si diffonde prepotentemente, riuscendo a prevalere addirittura sulla flora locale, ed è molto difficile da estirpare.

Ma andò così, e la prima “migrazione” della pianta finì per farlo arrivare anche dalle nostre parti, dove si diffuse prevalentemente lungo la fascia Jonica ed in alcune zone collinari. La sua venuta fù condizionata dalle necessità delle “industrie della seta”, che gettarono, letteralmente, il primo seme per la diffusione di questo albero in Calabria. Successivamente, per una curiosità della storia, furono le fabbriche nel dopoguerra a sostenere la piantumazione di questo albero, per via della sua capacità di adattamento ai suoli più difficili, la necessità di scarsa manutenzione e l’aspetto tutto sommato gradevole.

Oggi l’albero è di fatto una pianta “tipica”, nel senso che la possiamo ritrovare facilmente sia a valle che a monte, e sopratutto come pianta ornamentale in città e nei paesi. A Crotone la sua piantumazione fù voluta tanto nei quartieri popolari tanto in vie più centrali, e le abbondanti fioriture che si verificano a ridosso dell’estate colorano le strade.

Ne ha fatta di strada, l’Ailanto, dalla Cina più selvatica ed inaccessibile alle scarpate ed i valloni Calabresi. Una strada lunga tre secoli, che merita un po’ di considerazione in più.