Verso la fine del M5S

Era già chiaro da tempo, ma diventa sempre piú limpido: il Movimento 5 Stelle sta perdendo colpi. O, per meglio dire, li sta accusando i colpi. E questa volta non é colpa di nessuno se non del “movimento” stesso, incapace di organizzarsi e coordinarsi a dovere.

Lo si vede chiaramente, e la cosa non appare solo agli occhi degli esaltati e dei simpatizzanti monoverso.

Lo si vede con il gruppo di Crotone, affetto anche lui dalle espulsioni croniche e dalle “ripicche” personali, principale causa di scontri e fastidi all’interno del gruppo, che probabilmente non farà faville alle prossime elezioni amministrative.

Lo si vede nel gruppo nazionale, con le storiacce delle espulsioni a raffica, ma anche con la brutta avventura di Quarto (e le pessime interviste ai media). Una storia che ha buttato una brutta luce sugli intrecci omessi ai simpatizzanti del movimento, e che assomiglia, per molti versi, ad un classico Italiano: dove c’è potere, c’è malaffare.

Il M5S ormai ha preso la stessa piega del suo arcinemico, il PD. O, per meglio dire, assomiglia a quel PD che andava sempre contro Berlusconi. Non c’era nulla di concreto, solo opposizione a Berlusconi in tutto e per tutto. Questo si legge, sul blog di Grillo e sulle pagine Facebook dei vari esponenti. Niente di più, niente di meno.

Assomiglia, per certi versi, alle sinistre antagoniste degli anni ’90, che urlavano la loro opposizione in tutti i modi possibili. No, a prescindere. Con una grande differenze: le sinistre, in Italia, hanno fatto molto, indipendentemente da quello che si può pensare. Il M5S, per ora, non è (ancora) allo stesso livello. E rischia sempre di più di entrare in quel gioco marcio che tanto avrebbe voluto/dovuto combattere.

Le fiamme vanno tenute vive. Si possono alimentare a pagliuzze, quindi con grandi e brevi vampate di calore, o con legna, che mantengono la fiamma più a lungo e riscaldano di meno. I 5 Stelle stanno puntando tutto sulle pagliuzze, e questo non li farà ardere ancora per molto. Staremo a vedere.