Una brutta avventura con l’NHS

Pare che me lo sentivo, a inizio anno, quando feci la registrazione all’NHS. Ricordo perfettamente che dissi alla signorina: “Non si sa mai“. E così è stato, ho avuto necessità di usare non solo il medico di base, ma anche di usare i servizi dell’ospedale. Il problema? Un trombo alla gamba. Una brutta storia, data anche la mia età, che è stata peggiorata dal trattamento ricevuto in un ospedale della city.

Che la sanità nel Regno Unito non fosse più il massimo da diverso tempo è risaputo. È stato il tema principale della campagna elettorale quest’anno, e sono in molti a lamentarsi del basso livello raggiunto, che, a quanto pare, sta andando peggiorando. Tuttavia, venendo dall’Italia (e dalla Calabria), si ha l’impressione che qui la situazione sia infinitesimamente migliore rispetto a quella nostrana. Tutto sembra funzionare correttamente, con determinati standard, molta attenzione e molta informazione.

In fondo, solo a Londra ci vivono oltre 10 milioni di persone. Il sistema sanitario funzionerà, insomma. Eppure, la mia esperienza è da aggiungersi alla lista di chi sostiene che questo si, funziona, ma in modo superficiale e approssimativo. E sopratutto, che l’obiettivo principale del personale è quello di dimetterti il prima possibile.

Ma facciamo un passo per volta.

Il 16 Agosto scorso abbiamo fatto una bella grigliata in giardino. Un modo carino per ricordarci che anche qui è ferragosto, anche se non lo festeggiano e non lo conoscono. Nulla di che, qualche fetta di carne e qualche birra, e poi, con la sera, ognuno a casa sua. Nel pomeriggio ho avuto i primi sintomi: uno strano e pungente prurito al polpaccio sinistro. Avevo pensato ad un’insetto, o una botta involontaria, ma niente di che. La sera mi corico senza problemi. Il mattino dopo però, Lunedì 17, mi sveglio per il dolore. Un dolore strano, pungente in un punto preciso e diffuso tutto attorno, insopportabile, dato che in ogni posizione la gamba doleva, sotto al polpaccio. Non era un dolore normale o solito, dunque mi alzo e vado dal medico. Nonostante le mie richieste, il medico non visita sul momento, ma solo tramite appuntamento: vengo rimandato a Mercoledì 19, e mi viene consigliato di prendere una crema antidolorifica, che acquisto e uso subito.

Tra il Lunedì 17 ed il Mercoledì 19 ho lavorato. Sono stato in piedi, impossibilitato a muovere la gamba con scioltezza, in difficoltà nel fare molti movimenti. Appoggiare la gamba, camminarci insomma, era molto doloroso. A distanza di una giornata, l’intera zona dal polpaccio alla caviglia era rossa, gonfia e calda. Inoltre, sotto al polpaccio, sentivo palesemente la presenza di un qualcosa di duro e sporgente. Era ormai chiaro che quella era una vena, e si inizia a parlare già di flebite (grazie all’autodiagnosi ed all’occhio esperto dei genitori). Fortunatamente, la crema antidolorifica aiuta a non sentire il dolore, anche se diverse altre vene si sono indurite e gonfiate fino alla caviglia.

Mercoledì 19 vado allora dal medico, che, vedendo la gamba riconosce subito la gravità della situazione. Mi manda subito all’ospedale (con l’autobus), consigliandomi il Saint Thomas che è poco distante, per fare un’iniezione di anticoagulante ed un prelievo del sangue. Sul foglio che mi ha dato è scritto “Blood Cot“. Arrivato in ospedale, vengo fatto accomodare in una saletta, e vengo chiamato in breve tempo. Prima mi viene fatto il prelievo, e poi mi viene fatta un’iniezione sulla coscia. L’infermiera non mi ha detto cosa mi stava iniettando, ma solo che serviva per rimettere tutto a posto. Dopo il prelievo, vengo mandato a casa, in attesa di ricevere i risultati dopo ben 5 giorni lavorativi. All’uscita, richiedo della documentazione, dei fogli, qualcosa che mi possa servire anche solo per capire il tutto. Mi viene risposto che per ora non devo avere nulla, e di aspettare questi 5 giorni.

Dopo l’iniezione, la zona si è sgonfiata quasi subito, anche se il dolore è rimasto. In parte tranquillizzato, ero già piuttosto innervosito per i troppi giorni di attesa. Ma va bene, aspettiamo. Purtroppo, a distanza di qualche giorno, tra Domenica 20 e Lunedì 21 succede la stessa cosa, sempre alla gamba sinistra, ma un po’ più sopra, all’altezza del ginocchio. Lo stesso dolore pungente, ed una vena più dura. Vado allora subito in ospedale, al pronto soccorso del Saint Thomas. Già all’ingresso del pronto soccorso, il problema viene sottostimato e sottovalutato. Il ragazzo che si occupa di fare le diagnosi prima di darti un numero d’attesa, dopo avermi guardato la gamba, esordisce dicendo che, per lui, era solo un problema muscolare. Li mi iniziano a girare le palle, dato che parlò senza neanche toccare la gamba. Chiestogli di toccare in determinati punti, cambia idea, e mi manda subito nel reparto d’urgenza (diverso da quello dove andai la volta scorsa) per fare dei controlli. Li mi fecero un nuovo prelievo e poi una flebo. Questa volta, il risultato del prelievo sarebbe arrivato nell’arco di un’ora (doveva essere), nel quale mi sono gustato un po’ di sana tv spazzatura inglese.

Dopo oltre 2 ore di attesa, andai a chiedere se il risultato era arrivato. Inizialmente il medico mi disse di no, per correggersi con un “Anzi, si, sono già qui“. E va bene, pazienza, mi siedo sul lettino per fare (finalmente) questo controllo. Dopo avergli ripetuto quanto scritto sopra, mi inizia a controllare finalmente la gamba. In meno di un minuto, ha anche lui la soluzione pronta: dolore muscolare. Devo stare tranquillo, perché le analisi sono buone, non c’è indice di pericolosità, e, non potendosi trattare di un coagulo non può essere un coagulo. Possono essere solo i muscoli. Terapia? Painkillers. Spendo più di mezz’ora in domande e richieste, ma il medico mi dice di stare tranquillo e un po’ a riposo. Anche in questo caso, prima di dimettermi richiedo dei fogli, delle documentazioni, qualcosa. Nulla. Non mi consegnano neanche il risultato delle analisi, perchè “You don’t need nothing now, just go home and don’t worry“. A questo punto, mi inizio a porre qualche domanda. Forse sono io ad essermi preoccupato troppo. Forse è davvero un non nulla, un problema comune, dovuto allo sforzo fisico. Ma è un dolore che non ho mai sentito prima. Vabbè, starò invecchiando, sarà normale. Anzi, sarà che in genere, in Italia e sopratutto al sud si tende ad ingigantire un piccolo problema, a farne un dramma. That’s it.

Così si concluse la visita il 21 Agosto al Saint Thomas Hospital di Londra. Da allora, è passato poco più di un mese prima che scendessi a Crotone, il 22 Settembre, dove ho eseguito ulteriori controlli, ed ho scoperto che non si tratta di un banale dolore muscolare, ma di una Trombosi Venosa Superficiale che interessa la Piccola Safena, dal ginocchio al polpaccio. Un mese intero, dove ho lavorato, sono uscito, e sono pure andato in bicicletta, rischiando di compromettere la situazione. Una TVS non è gravissima e non è letale, ma potrebbe complicarsi e sfociare in qualcosa di peggio. Per fortuna, in questo mese non è successo nulla, e scendendo in Itala, in appena due giorni di controlli sono riuscito ad evidenziare il problema ed a ottenere una terapia da seguire.

Mi risulta paradossale, per più motivi. Come può un medico rimandarti indietro di fronte ad una situazione non comune? Come può darti un’appuntamento dopo due giorni, rischiando di compromettere la situazione? Come può un’impiegato del pronto soccorso dirti di andare a casa senza neanche averti toccato la gamba? E sopratutto, com’è possibile che un medico dell’ospedale ti mandi via con questa leggerezza (potrei quasi dire senza scrupoli)? Senza contare che non ho ricevuto neppure un foglio da parte dell’ospedale, nemmeno le analisi appena fatte. Nulla. Solo la dritta di prendere qualche antidolorifico. Tutto questo, in un ospedale di una capitale Europea. Quando invece a Crotone, con appena 4 visite in due giorni, sono riuscito ad avere una diagnosi corretta ed una terapia.

Ora sto incontrando un ulteriore problema: il referto medico Italiano non mi garantisce nulla, devo tradurlo in Inglese perché “We don’t understand this“, mi ha detto il medico di base, nonostante la medicina sia indicata e l’eco-color-doppler dovrebbero saperlo leggere. Anche per avere la ricetta, devo aspettare due giorni, e sopratutto il referto in Inglese. Qualora non riuscissi ad avere le medicine, l’unica opzione sarebbe quella di scendere giù e seguire i 45 giorni di terapia a casa, perdendo purtroppo il lavoro. Anche questa di oggi, ai miei occhi, appare come un’immensa mancanza: com’è possibile che questi del G.P. non capiscano il referto? Penso che un medico in Italia si sarebbe sforzato molto di più, senza limitarsi ad una rapida occhiata per apprendere che non capisce la lingua. Anche perché, con le immagini al lato, la medicina richiesta è un collegamento ovvio.

Questa mia disavventura è resa un po’ più amara dal fatto che ho avuto un trombo ad appena 23 anni. Una cosa anomala, strana, ma comunque possibile. Per adesso non se ne sa il motivo, ma a terapia finita (senza più il trombo quindi) potrò eseguire ulteriori controlli (in Italia) per capire la causa scatenante del tutto. Per adesso, calzare e punture.

È un buon momento per spendere due parole anche sul trombo in se: io pensavo fosse una pallina o una piccola ostruzione, invece questo è un accumulo più o meno grande di fibrina, un accumulo di piastrine e globuli rossi/bianchi che si forma all’interno di un vaso sanguigno. Nel mio caso, la Piccola Safena (che è una vena raramente interessata da questo tipo di eventi, a detta del medico) è occlusa dal ginocchio fino al polpaccio, e risulta incomprimibile se pressata. Quindi, il trombo più che una pallina assomiglia ad una bacchetta, lungo diversi centimetri e spesso grossomodo quanto la vena.

Sono abbastanza contrariato dall’idea del dovermi curare qui a Londra. Dopo questo evento, non mi sento molto a mio agio. Preferirei scendere e curarmi nel tanto bistrattato e malnominato Sistema Sanitario Nazionale Italiano, che però, per tutte le volte che ne ho fatto uso, non mi ha mai rifilato una terapia sbagliata, ne una diagnosi errata, e più di una volta ha aiutato (e salvato) me e i miei familiari.

In fondo, è vero che si fa presto a parlar male di qualcosa, sopratutto quando ce l’hai sempre sotto gli occhi con inchiesta scandalose e quant’altro. E così si finisce per non riconoscere e apprezzare il buono che c’è, quotidianamente, in tutti gli ospedali Italiani. Lo stesso discorso varrà sicuramente anche per il Regno Unito, ma, per adesso, non ho alcun modo per poterne essere certo.

Vedremo come andrà a finire.