“Fujiatìnne”

Alla lunga, finisci per farti amici i commercianti del quartiere. Dopo le frenetiche giornate estive, la calma e la quiete delle giornate autunnali ed invernali rende tutti più propensi a scambiarsi quattro chiacchiere. In fondo, non c’é mica tutto questo via vai di gente nelle putìghe, e si è più propensi a scambiarsi quattro chiacchiere.

Paradossalmente, ultimamente passo più tempo in edicola che al pub, ma non per leggere giornali e riviste a scrocco: l’edicolante mi ha preso a simpatia, ed ogni visita si trasforma in una più o meno lunga discussione. In poco meno di un mese so molte cose su di lui – a furia di chiacchierate prolungate – mentre lui sa poco e niente di me. Per ora sono ancora la “faccia nuova” della zona.

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Abbiamo un problema con i Pokémon

Eheh, che furbacchione!

Le reazioni all’uscita di Pokémon GO non si sono fatte attendere, e non hanno deluso le aspettative. Soliti commenti negativi, anti-tecnologici e viziosi. Gli stessi commenti che si ripresentano, puntualmente, ad ogni novità tecnologica, ad ogni innovazione, sopratutto nel settore dei videogame.

Anche questo è un tratto della nostra “italianità”. All’estero infatti le cose sono abbastanza diverse. Nella foto vedete il guardiano della City Road Methodist Church a Birmingham, David Hallam, che mostra ad un giornalista di Metro il suo foglio che invita i cercatori di Pokemon ad entrare in chiesa. Hanno scoperto infatti che nella loro chiesa si nasconde una poke-gym, e hanno pensato di sfruttare la cosa. Il fenomeno è diffuso un po’ in tutto il mondo, e non sono poche le chiese che invitano a cercare i Pokémon al loro interno o nei loro cortili. Un paese un po’ restio è proprio l’Italia, dove i preti e i vescovi si lasciano sfuggire dichiarazioni decisamente fuori luogo.

L’esempio più ripreso dai giornali nazionali è quello del Mons. Antonino Staglianò, Vescovo di Noto, che da settimane si sta lasciando sfuggire dichiarazioni decisamente originali. Dapprima con lo stupore per il mondo virtuale ricreato ad hoc e che sottrae tempo alle cose importanti, fino al paragone con il nazismo.

Se non vi va di leggere, Scottecs l’ha riassunto molto bene 🙂

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Difficoltà

Il mio tempo a Londra è scaduto. Ho raggiunto i miei obiettivi, e sto per tornare a Crotone. Una migrazione controcorrente, un’anomalia di questi tempi, dove la maggior parte dei miei amici e dei miei concittadini in genere prendono l’aereo per la direzione opposta. Lo avevo già detto più volte che sarei voluto tornare, ed ora posso farlo. E non ci penso due volte.

Nell’annunciare la mia decisione, in questi giorni, ho avuto pareri discordanti. Non potevo nascondere la mia felicità, nel dire “me ne torno a casa“, ma non tutti hanno colto ciò che intendevo. Tutti contenti in famiglia, ovviamente, con la solita idea speranzosa di una possibilità in una possibilità nella nostra terra. Meno convinti tutti gli altri, dagli amici ai commercianti dove sono solito passare il tempo.

Tra i vari mantra classici, come “E’ na terra di merda“, “Stai lontano da qui“, “Scappa via“, “Non fare questo errore“, “Fossi in te ci penserei bene” ecc, uno mi è particolarmente nuovo. E riguarda le difficoltà della vita da metropoli. Non sono stati in pochi infatti a dirmi “Eh, immagino, li è troppo difficile“. Difficile? Londra è tutto fuorché difficile, semmai è difficoltoso ambientarsi la prima volta che si esce dal paese, ma dopo un mese te la mangi. E’ più difficile vivere in Calabria che non adattarsi ad una grande città, dove hai tutto.

Purtroppo, nel cercare di spiegare le mie ragioni, non sono stato preso troppo sul serio. E’ un peccato, perché di fatto vengo identificato (da qualcuno) come il motivo a non spostarsi proprio. “Se non ce l’ha fatta tu…“.

Londra è una bella città, è forse una delle migliori capitali Europee per vivere e lavorare. Se stiamo parlando di “ambientarsi”, beh, non è tanto un problema di Londra come città, ma è un problema nelle nostre teste.

E da li che parte tutto.