Autoreferenzialità

E te pareva…

Iniziamo col dire che sono contento di quello che vedo. Un video che ho caricato nel fine settimana ha riscontrato un buon successo (specialmente se paragonato alle solite e deprimenti 30-70 visualizzazioni medie di un mio post), con oltre 60 condivisioni e circa 15.000 persone raggiunte. Una gran soddisfazione, che mi fa capire sempre di più quale sia la “strada” da intraprendere.

Fin qui tutto bene. Se non fosse per il fatto che delle oltre diciassettemila persone raggiunte, nemmeno una ha pensato di fare un salto sul mio sito. Il che, per me, è un indicatore grave. Non perché ci guadagni qualcosa dalle visite, ma per il semplice fatto che l’attenzione si è focalizzata solo ed esclusivamente su quel video: non su chi l’ha pubblicato, non su chi l’ha prodotto, non su chi l’ha realizzato ecc. ecc..

Parliamo della classica autoreferenzialità di Facebook, dove i contenuti vengono “girati” solo internamente. Certo, in questo modo si riesce a raggiungere più audience, ma è una pratica che rischia di svuotare tutti i piccoli blog e portali. Si tratta, a tutti gli effetti, di un compromesso.

Ad ogni modo, segnatevi quelle cifre: rappresentano il record assoluto di questa pagina (per ora), e non credo che verranno superati tanto facilmente 😛

Youtube mi conosce

Sempre più spesso, mentre cerco video di vecchie canzoni (o solo vecchie canzoni) capita che Youtube mi “consigli” qualche video. Stranamente, oltre a consigliarmi video di altre canzoni o di altri artisti, spesso finisce per consigliarmi video su cose che non centrano niente, ma che mi interessano! Oggi, per esempio, tra una cosa e l’altra ha finito per consigliarmi questo:

Magari non ci crederete, ma ne parlai proprio pochi giorni fa con un mio amico. Sapevo che si potesse fare, ma non avevo idea di come si potesse fare. Ed ecco la soluzione.

Casualità? Controllo? Spionaggio? Magari anche le impostazioni di privacy avanzate non servono ad un tubo? Non lo so, ma è la prima volta che Youtube mi da un consiglio utile. Chapeau.

Ci serve davvero lo streaming?

La proposta è arrivata anche al Comune di Crotone: perché non trasmettiamo le sedute pubbliche del Consiglio Comunale in diretta streaming? In realtà non è una cosa proprio nuova, dato che diverse emittenti televisive in passato hanno trasmesso in diretta i consigli comunali con scarso seguito.

Ci hanno pensato i Consiglieri del M5S, Sorgiovanni e Correggia, che nel prossimo consiglio discuteranno proprio della possibilità di introdurre questo servizio di ripresa, a basso costo, che permetterebbe non solo di seguire in diretta streaming, ma anche di vedere le registrazioni in qualsiasi momento, direttamente dal sito del Comune. Una gran cosa, un passo avanti di non poco conto per un comune come il nostro.

Tuttavia, al di là della proposta, c’è da chiedersi: serve davvero lo streaming? Io penso di no. Penso che sia più importante documentare quello che succede, e quindi registrare, al massimo, e mettere a disposizione i video sul sito del Comune. Ma poi ci penso un attimo: quanti si andrebbero a vedere davvero l’intero video di un Consiglio Comunale? Lo so, non è una scusa per non fare. Però, i tempi di Radio Radicale e delle lunghe epopee politiche via radio sono finite. Oggi non si leggono più gli articoli “troppo lunghi”, figuriamoci un video di un paio d’ore del Consiglio Comunale di Crotone. Senza parlare del precedente televisivo.

Rimaniamo senza informazioni? Ci perdiamo tutto quello che fanno in consiglio? Ci tappiamo le orecchie? Ovviamente no. Avendo tempo e modo di andare, vi consiglio di partecipare ad un Consiglio, è sempre interessante, dato che solo partecipandovi vi accorgerete che una diretta streaming o un lungo video non sono poi così necessari. Per me, bastano e avanzano le Delibere del Consiglio pubblicate sul Portale dei Servizi. Alcune sono un po’ lunghe in effetti, e starci dietro non è sempre facile. In compenso, forniscono tutte le informazioni sulla seduta del Consiglio, sull’esito della discussione sui punti del giorno, sui voti e sui presenti. Certo, sono scremate dal “folklore” che ci può essere in aula, ma a documentare quell’aspetto ci pensano i giornali.

E’ vero, non sono il massimo nel pubblicare i dati, e spesso bisogna aspettare fine mese per leggere le delibere approvate settimane prima. E allora, perché non si prende la palla al balzo e si comincia da qui? Si migliora un servizio che già esiste, e che funziona un po’ male, per poi decidere come e se implementarlo.

In fondo il web e la trasparenza sono anche questo.