Il volto dell’opportunismo

Mentre ci sgoliamo per dare colpe di ogni tipo alla politica,ed ai politici piu in generale, ci dimentichiamo di una cosa fondamentale: l’opportunismo fa parte del DNA dell’essere umano fin dalla notte dei tempi. Se in passato si era disposti ad uccidere per sopravvivere, oggi la solfa non si differenzia di molto. Tolta la crudelta’, oggi si tradisce ogni idea, ogni ideale, ogni possibile orgoglio personale per il classico “tornaconto”. E mentre siamo intenti a vedere il tornaconto di tizio e di caio, ci dimentichiamo di vedere il tornaconto di tutto quel popolo che, tronfio di arroganza e idee sbagliate, mette da parte anni di ostilita per mera convenienza.

Cos’altro si puo pensare, vedendo la foto dello stand della Calabria a Pontida? Certo, c’erano anche altre regioni del Sud, ma l’intervista al vibonese che cercava di spiegare come la Lega fosse “una cosa diversa” dalla Lega Nord, mentre gli stessi partecipanti all’evento parlavano di “terroni piagniucoloni”, ha fatto il giro del web. Ma in fondo, lo sappiamo da secoli: se non puoi sconfiggerli, unisciti a loro. È questa l’ultima chance di ogni sconfitto, che per sopravvivere non puo far altro che cercare di entrare nelle grazie del vincitore.

E nel vedere queste foto, cosi come nel vedere la bandiera della Lega sventolare in pieno centro di Crotone, traspare tutto l’opportunismo di un popolo sconfitto e pronto a tornare alle barbarie (ideologiche) della sopravvivenza.

“Non dovevo aiutarlo”

Qualche giorno fa è successo un fatto di ordinario degrado in pieno centro. Un giovane tossicodipendente ha cercato di rubare diverse bottiglie di alcolici in un supermercato, ma è stato scoperto. A quel punto ha iniziato ad urlare contro i dipendenti del supermercato, ha volontariamente rotto una bottiglia per ferirsi, provocandosi dei tagli, e minacciare di “infettare” tutti. Una scena classica nel repertorio dei tossicodipendenti.

L’uomo è stato immobilizzato e portato in ospedale, ed a parte le nove bottiglie di alcolici perse nessuno si è fatto male. Tuttavia, merita di essere raccontato un retroscena: questo giovane tossico, così come tanti altri, è solito rifornirsi in pieno centro. Differentemente da quanto si può pensare, le piazze di spaccio locali non si trovano solo nel centro storico e nelle periferie, ma anche nel centro cittadino, nei pressi del Tribunale, del Corso. È facile rifornirsi, a Crotone, e molti spacciatori sono soliti garantire anche i kit per farsi: siringhe, aghi sterilizzati, cotone, alcool, laccio, stagnola, bottiglie… una sorta di pacchetto all-inclusive.

Poco prima di compiere la tentata rapina, il giovane si era sparato la sua solita dose, su una panchina al fresco della bella e centrale Piazzetta degli Artisti. Dopo qualche minuti si stese, e parve dormire. La cosa ha ovviamente preoccupato il noto spacciatore della zona, che più volte si è preso l’impegno di andare a svegliare il giovane, senza però successo. Preoccupato, ha chiamato l’ambulanza, che ha rianimato il tossico “con una puntura”.

Dopo pochi minuti, andati via i soccorsi, ecco il colpo di testa: il giovane, appena rianimato dai sanitari, si è recato nel supermercato, prendendo nove bottiglie di alcolici e dandosi ad una goffa fuga urlando. Le urla hanno attirato tutti, anche il noto spacciatore che, poco prima, aveva chiamato il 118 per rianimare il giovane. Nel vedere la scena, è stato proprio lo spacciatore, che gli ha venduto la dose e che lo ha poi salvato, a dire “Mah, non dovevo aiutarlo. Non lo dovevo aiutare proprio“.

Dopo il fatto, tutto è tornato alla normalità. Lo spacciatore continua a spacciare, forte di un’attività storica e duratura che non conosce crisi. I tossici continuano a farsi un po’ ovunque, lasciando sparse siringhe anche sulle panchine del centro. La città torna indifferente al problema, ed il giovane tossico tornerà presto “in libertà”. E, probabilmente, di questa vicenda non ricorderà nulla.

Calabria: dal tacco alla punta

Così era diviso l’estremo sud

Gli antichi romani, quando facevano un viaggio verso la Calabria, si spostavano nell’odierna Puglia. Può sembrare una presa in giro. Eppure, fino al tardo periodo Bizantino, l’attuale Calabria non si chiamava ancora così. Per anni abbiamo letto di fantasiose ricostruzioni sul nome della nostra regione, senza mai però specificare il fatto che si tratta di un nome acquisito.

Nel suo Naturalis Historia, Plinio il Vecchio si riferiva alla regione con il nome di Italia, per via del fatto che i popoli che vi abitavano venivano chiamati Itali (Italòs, o Italòi), descritti all’epoca come discendenti degli Enotri. Oggi sappiamo che questa antichissima popolazione non era ellenica, bensì osca, tant’è che il termine stesso, Italòs, discenderebbe dalla parola osco-umbra uitlu, cioè uitellus, oggi vitello.

Il nome Italia venne successivamente associato all’indicazione di Magna Graecia, e la cosa durò fino all’arrivo dei Romani: a partire dal III secolo a.C. iniziarono a conquistare, una dopo l’altra, tutte le colonie esistenti, prendendo il controllo della regione sul finire del II secolo a.C., cambiando ovviamente nomi e riferimenti ad ogni cosa. La regione continuò a chiamarsi Italia fino al I secolo d.C., precisamente fino all’anno 7 d.C., quando l’imperatore Augusto definì per la prima volta le Regioni, 11 macro aree che definivano i territori di Roma.

A questo punto, è lecito domandarsi: ma perché Augusto chiamò l’attuale Puglia con il nome di Calabria?

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