25 anni di menzogne

A màfia è chira ca cumànna sempi, e solo idda poti jiri avanti“, dice una nota canzone che celebrava l’omicidio di Carlo Alberto della Chiesa. Era il 1982, ed erano ancora lontani gli anni delle bombe, ma la strada sembrava già tracciata. Lo stesso copione si ripetè più e più volte, tra perfetti sconosciuti e manovalanza criminale, finché, nel 1992, non arrivò la svolta. Iniziarono le “morti eccellenti”, e da li le bombe in mezza Italia.

Ero appena nato, quando uccisero Falcone, ed avevo pochi mesi alla morte di Borsellino. Non ebbi modo di conoscere questi due signori, che mi si ripresentavano puntualmente, di anno in anno, in ogni testo scolastico. Li ho studiati, li ho letti, per certi versi li ho capiti. E pur non avendo vissuto la loro scia emotiva, ne ho compreso il genio, la lungimiranza, e sopratutto la vera volontà di cambiarla, quella Sicilia e tutto quel Sud.

Ma vennero ammazzati. Uccisi come tanti altri, solo in modo più plateale: la morte è una sola, ma pochi possono fregiarsi della simbolica cifra di “500 kg di esplosivo”. Per i criminali comuni si usa il minimo indispensabile. Ma in questi casi si deve dare un segnale. Alle persone, alla popolazione locale, alle autorità, allo stato: ne abbiamo talmente tanto che possiamo farvi saltare in aria a tutti.

Leggi tutto…

Charlie il martire

Tutto chiaro…

La recente vicenda del piccolo Charlie Gard ha fatto il giro del mondo. Il neonato, di appena 10 mesi, è affetto dalla sindrome di deplezione mitocondriale, un insieme di rare malattie genetiche di cui sono stati riscontrati appena 16 casi in tutto il mondo. Una malattia mortale, che porta alla progressiva disfuzione dei muscoli e degli organi. Detto in modo molto semplicistico, non riesce a fornire l’ergia vitale alle sue cellule. Clinicamente morto, doveva essere “scollegato” il 30 giugno scorso, ma l’ospedale ha preferito dare un altro po’ di tempo alla famiglia.

Una disgrazie, una sfortuna, e sicuramente una storia tristissima, che però ha dato adito al peggio dell’essere umano. La vicenda del piccolo, che di fatto è già morto (non vede, non sente, non respira, non può muovere un muscolo, non parla, ha danni irreversibili al cervello) ma continua a pompare sangue grazie alle macchine, ha messo in luce i moderni egoismi di buona parte del mondo. Non solo dei diretti interessati, i due giovani genitori, ma anche di buona parte del mondo politico, non solo Italiano.

Leggi tutto…

Ripasso di geografia

Il Regno Unito

Appena ieri mi è capitato di rispondere ad un commento su un articolo de Il Post, “La Scozia vuole fare un nuovo referendum sull’indipendenza“. In questi giorni infatti, a seguito dei voti del parlamento Inglese in merito alla Brexit, gli Scozzesi sono stati tra i primi ad annunciare battaglia, promettendo un nuovo referendum per far uscire la Scozia dal Regno Unito (l’ultimo si tenne nel 2014).

Sorprendentemente, il mio commento ha generato una serie di risposte fuori luogo. Ad aver mandato in fumo il cervello di alcuni commentatori, il mio paragone forse un po’ troppo fuorviante: “La Scozia sta al Regno Unito così come la Padania sta all’Italia”. Molti sedicenti scissionisti non hanno gradito la comparazione, rinvangando ragioni storiche, culturali e anche geografiche. Ed in molti hanno anche sostenuto il fatto che la Scozia “sia già uno stato riconosciuto”.

Tralasciando il mio paragone (è vero, avrei potuto paragonare la Scozia alla Sicilia se preferite, o al Regno di Napoli dopo l’Unità, fate un po voi), con il quale volevo intendere che finché la Scozia non sarà ufficialmente uno stato separato dal Regno potrà solo millantare di essere autonoma e indipendente (un po’ come fa la Padania), ho notato che persiste (ancora oggi) qualche difficoltà nel capire il cos’è il Regno unito. Difficoltà geografiche, ma anche di diritto e sociali.

Facciamo un po’ di chiarezza: la Scozia non è uno stato riconosciuto. E’ una nazione costituente del Regno Unito, che potremmo paragonare di fatto ai vari reami che andarono a formare il Regno d’Italia. In pratica, equivale ad essere una sorta di regione autonoma, che gode di un suo parlamento che può legiferare solo su alcuni temi. Per il resto, dipende interamente dallo stato centrale.

Non è l’unica eccezzione: nel Regno Unito, tutte le parti inglobate nel reame godono di una certa libertà decisionale. Anche l’Irlanda del Nord ed il Galles hanno un loro rispettivo parlamentino, così come quello Scozzese. Stampano monete personalizzate, che non hanno nulla di diverso dal pound sterling inglese, con il quale condividono dimensioni e valore nominale. Cambiano solo i colori.

Gli scozzesi sono liberissimi di condurre le loro battaglie, e di indire un nuovo referendum per decidere se sottostare o meno al governo di Londra. Questo è fuori da ogni dubbio. Ma, come spiegavo nel commento, è una questione che và risolta tra Regno Unito e Scozia, essendo questa una parte geografica del Regno. In diritto, i confini sono quelli dello stato, e se si rientra in quei confini si deve sottostare a quelle leggi e a quei governi.

Il resto, sono chiacchiedere (anche piuttosto scadenti) 🙂