Ma quindi, cosa si è deciso per la SS106?

I due percorsi comparati

Il 9 Maggio è stato definito a più riprese come una data importante per Crotone ed il suo circondario. Nulla a che vedere con le diverse celebrazioni e ricorrenze del giorno, ma comunque qualcosa di davvero interessante: la “bretella” di Bevilacqua è stata formalmente proposta all’ANAS come variante di percorso della SS106. Nel corso di un incontro ufficiale presso la Regione Calabria, l’AD di ANAS, Gianni Vittorio Armani, ha infatti aperto alla possibilità di valutare l’idea in termini di “rapporto costi/benefici“, e dando il via libera alla realizzazione di uno studio di fattibilità dell’opera.

Purtroppo però, la notizia è stata incredibilmente accolta con un “entusiasmo” che definirlo eccessivo è riduttivo. In salsa tipicamente crotonese, diverse personalità hanno iniziato – in contemporanea, su Facebook – a prendersi i meriti dell’opera, dandole in certi casi addirittura un colore politico (che il prossimo anno ci sono le regionali). Altre invece, prese probabilmente dall’ebrezza del momento, hanno iniziato a dire cose tipo “l’ANAS ha accettato la variante“, “l’ANAS si farà carico di realizzare l’opera“, “questa sarà la nuova strada“, o “iniziano i lavori della nuova 106“.

Ma nulla di tutto ciò è vero. Occorre, ad onor del vero, ridimensionare incredibilmente questo 9 Maggio, dato che si è arrivati “solo” ad avere un tavolo tecnico. L’opera è ancora senza un progetto, ed i più ottimisti sperano di averlo entro la fine dell’anno, anche se è lo stesso Armani a ricordarci che per il terzo megalotto (Roseto Capo Spulico – Sibari) ci sono voluti ben 20 anni di lavoro tra progettazione e bando.

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Dollars are God’s plan

L’avrete sentita sicuramente, God’s Plan di Drake, la nuova canzone simbolo dell’hip-hop e del trap made in USA. Una canzone che in appena 2 giorni ha scalato praticamente tutte le classifiche mondiali, diventando la prima tendenza su tutti i servizi di musica in streaming ed anche su Youtube, per via del suo particolare video.

E proprio del video, volevo parlare. Inizia in modo emblematico, con una scritta bianca su campo nero: “Il budget per questo video era di 996.631,90$. Abbiamo dato tutto via. Non ditelo all’etichetta [casa discografica]”. In soldoni (è il caso di dirlo) Drake, anziché spendere quasi un milione di dollari per un video, ha dato un milione di dollari in beneficenza. Ha letteralmente consegnato mazzette di denaro a decine di persone per le strade di Miami, ed ha effettuato numerosi versamenti a scuole, università, ospedali, vigili del fuoco ed altro.

Probabilmente – anzi, sicuramente – è la prima volta nella storia del rap USA. Tutte le storie degli homies che tornavano in da hood non si avvicinavano minimamente a quanto fatto da Drake. I soldi, in genere, se li tenevano gli OG, e se li spendevano per grosse ville, macchinoni e sfarzose feste.

Tuttavia, c’è un non so che di amaro nel video di Drake. Ci mostra una società che si stupisce di fronte ad una mazzetta. Una società sicuramente trasandata, malandata, in difficoltà, che ovviamente accetta di buon grado il benfrenk. E, d’altra parte, è innegabile che si tratti di un’operazione d’immagine: nulla da togliere al bel gesto del cantante (sopratutto in periodo in cui il mondo del genere musicale si basa su cose come Rockstar o No Man Hot), che però pare “fatto apposta” per dare visibilità alla sua generosità.

In fondo, sono americanate. E aldilà del testo insipido ed insignificante della canzone e del bel ritmo (ed anche dei bei balletti e dei bei passi), quello che resta è il concetto di base, trito e ritrito, del Dio Denaro. Di una massa di ricchi che si compra i più poveri a suon di verdoni, e di una massa di poveri che cerca eternamente di farsi comprare dal più ricco.

Drake ha fatto una buona azione. Un milione di dollari non sono pochi, anzi. Ma com’è che si dice: niente è per niente.

“Voglio essere come Weah”

L’avrete sicuramente sentito: George Weah è stato eletto presidente della Liberia. Una notizia che è stata particolarmente ripresa in Italia per via del passato calcistico del neopresidente del piccolo stato centro-occidentale dell’Africa, e che nel suo piccolo ha influenzato il dibattito pubblico anche nel crotonese. Parlando con un mio amico, questo mi ha sorpreso con un’affermazione piuttosto curiosa:

Io me ne sto qua e perdo tempo. Invece devo muovermi, devo fare come Weah. Devo spostarmi, fare i soldi, un sacco di soldi, e poi tornare qui per investirli nella mia terra. È questo quello che voglio fare, voglio essere come Weah.

L’idea è quella di uno-che-ci-riesce, che raggiunge un obiettivo, che dopo aver pensato a sistemarsi pensa a sistemare gli altri. Eterno, nel dibattito pubblico, il tema del “fare i soldi“, un mantra che – probabilmente – ci portiamo dietro da quando esiste il denaro. E poi, ovviamente, la mitizzazione del soggetto che in qualche modo riversa la sua ricchezza (anche solo idealmente) sui meno fortunati.

La particolarità del tutto sta proprio nel soggetto: è raro sentire un crotonese che elogia un nero. Di solito è il contrario. Weah è stato, a suo tempo, quel tipo di nero che si guardava con sospetto, che non piaceva, che infastidiva, che “non centrava nulla con una squadra italiana”. Eppure, con la sua elezione, ha ottenuto un piccolo, minimo e stravagante complimento.

Cosa non fà, il successo.