L’irrintracciabile corriere PFI

Quando comprate su Ebay è diventata frequenta la sigla PFI. Una sigla che genera parecchie incomprensioni, dato che in molti lamentano il fatto di non poter tracciare le proprie spedizioni. Spesso viene fornito un lunghissimo codice di tracciamento, compreso tra le 18 e le 22 cifre.

Erroneamente si confonde la sigla PFI con PBI, ossia con la controversa ditta del programma Ebay Global Shipping, ma in realtà non centra nulla. Con la sigla PFI vengono indicati diversi corrieri che spediscono dal Regno Unito. A parte la Royal Mail (che si affida a Poste Italiane/SDA), questi corrieri spediscono in multiple-carrier, ossia utilizzano diversi corrieri privati per consegnare, fornendo però un solo codice di tracking.

Molto spesso sono gli stessi venditori a scrivere quale agenzia utilizzano per la spedizione. I molti siti generici di tracking universale non trovano alcuna corrispondenza con i codici forniti, poiché questi sono utilizzabili solo sui portali delle varie compagnie. Ad esempio, nel mio caso ho dovuto utilizzare Trakpak, che mi rimanda anche alla pagina del corriere incaricato in Italia (nel mio caso GLS, ma potrebbe essere uno qualunque).

Per cui, se vi ritrovate indicato PFI come spedizioniere/carrier, non andate nel panico: controllate cosa indica il venditore, e verificate il lungo codice fornito sul sito della compagnia. Easy.

Le stime del Fondo Monetario Internazionale

Il grafico del Guardian
Il grafico del Guardian con i dati IMF

Martedì 4 Ottobre il Guardian ha pubblicato un articolo per commentare i nuovi dati pubblicati del Fondo Monetario Internazionale nel suo World Economic Outlook. Più volte all’anno l’IMF pubblica dei report sulle previsioni delle economie di vari paesi del mondo, report considerati molto affidabili ma pur sempre previsioni, che di fatto vengono aggiornate più volte all’anno. L’aggiornamento di Ottobre è particolarmente interessante, per due motivi.

Il primo ci riguarda direttamente, perché l’IMF sembrerebbe dar ragione ai timori di Bankitalia e dar torto a Renzi: nel 2016 viene confermata la crescita dello 0.8%, mentre per il 2017 è prevista una crescita dello 0.9%. Renzi ha invece preventivato una crescita dell’1%: è una differenza relativamente di poco conto, ma che ha un grande peso politico. Lo stesso Renzi ha però lanciato la sfida, dicendo: “L’anno prossimo vedremo chi si sbagliava“. Per ora non ci resta che aspettare.

Il secondo motivo invece è quello che interessa principalmente il Guardian, e riguarda la brusca decrescita economica prevista per il Regno Unito. Mentre nel 2016 rimane il paese con la più alta crescita di tutta l’Eurozona, arrivando addirittura a 1.8%, per il 2017 è prevista una brutta calata ad 1.1%: una perdita di ben 0.7%. Se questa previsione fosse vera, significherebbe una grandissima perdita per il Regno Unito, e creerebbe una situazione paradossale: l’Italia sarebbe l’unico paese a crescere, seppur di pochissimo, nel 2017.

Mentre questa previsione non ha praticamente avuto seguito in Italia, i giornali britannici gli hanno dedicato diversi articoli, e la notizia ha avuto diversi commenti da parte della classe politica. Mentre c’è chi è pronto a giurare che le previsioni sono troppo pessimistiche, il Guardian continua il suo monitoraggio speciale con numerosi live giorno per giorno, tra cui quello sui timori di recessione da parte del settore dei servizi. Nel frattempo, i comunicati da parte del governo diventano sempre un po’ più “stringenti”, come quello di Amber Rudd, la Ministra degli Interni, che ha proposto di far creare alle varie aziende delle liste di tutti i lavoratori stranieri assunti, e, sulla falsa scia del recente referendum in Ticino, di obbligare, in qualche modo, ad assumere e formare lavoratori “britannici” per primi. Una proposta che non ha visto particolare ostruzione all’interno del partito conservatore.

Aspettiamo Marzo.

Cosa cambia nell’immediato?

Al TG3 Regione, intanto...
Al TG3 Regione, intanto…

Nulla. I vari giornalisti nazionali si stanno affannando a trovare ipotesi e situazioni a seguito della Brexit, immaginando anche scenari lontani o comunque improbabili. C’è chi parla di nuovo referendum, chi di un passo indietro del Regno Unito, chi di una scissione con la Scozia. C’è chi pensa al lato calcistico, chi a quello degli studenti, chi a quello degli immigrati in generale.

Ma forse è bene ricordare una cosa: il Regno Unito ha votato per uscire dall’Unione Europea, ma prima di uscire effettivamente passerà del tempo. Almeno 2 anni, anche se Juncker vuole un processo veloce, mentre Johnson auspica una trattativa lenta. Nel frattempo, per chi è emigrato a Londra, non cambia nulla. Ci saranno questi 2 anni (almeno) di “normalità”. Nel frattempo, non è improbabile che si inizi a legiferare su molti punti, compreso quello degli immigrati, ma non ci sarà nessun trattamento differenziato per chi sta già li.

Tutt’al più, potrebbe essere un buon momento per regolarizzarsi: molti Italiani infatti vivono nel Regno Unito anche da 10 anni senza essersi mai registrati all’AIRE, o senza avere un passaporto Italiano. Cose non obbligatorie per un paese comunitario, ma che potrebbero tornare utili per chi vuole rimanere ancora nel Regno Unito, anche a procedura ultimata.