È questo, il crotonese medio?

Una “penna anonima” del centro storico

Secondo la leggenda, l’antica Kroton era un posto molto ospitale: vi trovavano salvezza i “richiedenti asilo” dell’antichità (uno su tutti Pitagora, che scappava dalla tirannide di Silosonte), gli esuli della Grecia continentale (contadini, allevatori, artigiani e innumerevole gente comune), i coloni che scappavano a causa di numerose guerre fratricide (un po’ come quella che portò gli Achei sulle nostre coste), gli schiavi che cercavano una rivalsa scappando dai propri padroni (e non sempre la trovavano), e innumerevoli viaggiatori e mercanti che, giunti lungo tutta la Magna Grecia, decidevano di stabilirvisi.

Da quei tempi sono passati secoli. Millenni. E le cose, oggi, sono diametralmente opposte. Concetti come “accogliezza”, “sostegno”, o più semplicemente “aiuto” sono stati totalizzati, ed anche a Crotone si accusa una forte (fortissima) demagogia quando si affronta l’argomento dell’immigrazione. Sfatiamo un mito: la Calabria è una terra di immigrati, prima che di migranti, provenienti da tutto il bacino mediterraneo. È uno dei vanti, in fondo, della nostra Regione, oggi volgarmente disconosciuto.

In queste ore, la triste vicenda della nave Acquarius ha riacceso gli animi del popolino. Il Sindaco Ugo Pugliese, aldilà del suo ruolo politico, ha dimostrato una grande umanità nel mettere a disposizione anche il porto di Crotone per l’accoglienza delle 629 persone. Un gesto di umanità che va ben oltre la politica, un gesto giusto, umano, corretto. Ma la sua dichiarazione ha sguinzagliato quella parte più misera, ignorante e “casinara” della popolazione, che con lunghi post, appelli e addirittura brevi video ha deciso di urlare contro alla scelta del primo cittadino. Che Crotone c’ha altro a cui pensare.

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1919: il biennio rosso ed i moti dei carovivieri

Popolazione in sciopero contro il carovita

Generalizzando moltissimo, quando parliamo della prima guerra mondiale tendiamo a ricordarci, oltre alle trincee ed alla sconfitta di Caporetto, che “all’epoca l’Italia vinse la guerra”. Effettivamente Il Regno d’Italia, dopo un primo periodo neutrale ed un atteggiamento aperto nei confronti di entrambi gli schieramenti, firmò un patto segreto (il patto di Londra) con la Triplice Intesa, ossia con le potenze che vinsero il primo conflitto mondiale.

Ma c’era poco da gioire, dato che la condizione del paese, finita la guerra, era delle peggiori. Da una parte c’era il fattore umano, dato che l’Italia aveva perso circa 650.000 soldati in guerra, e più di un milione di persone erano rimaste ferite o mutilate, molte delle quali morirono di li a poco. Dall’altra, avanzava una temibile crisi economica: lo stipendio (per chi lo percepiva) era sceso ben al di sotto dei livelli precedenti alla guerra, aumentò il debito pubblico, si svalutò la lira, l’inflazione aumentò rapidamente ed anche lo stato faceva fatica a pagare. Fù crisi. Una crisi che impose, per la prima volta, la famosa tessera alimentare.

Queste nefaste condizioni si abbatterono in tutto il Regno, ed ebbero un effetto devastante sopratutto nel meridione. Ed in contemporanea, la propaganda della rivoluzione russa si faceva strada. I fasti del 1917, del “popolo vincitore”, dei governi “giusti”, facevano leva sulla classe popolare italiana, quella che più aveva risentito della guerra e della crisi. Iniziò così il Biennio Rosso: gli operai occupavano le fabbriche, i contadini i campi, il popolo le piazze. Si chiedevano salari migliori, condizioni di lavoro migliori, condizioni più dignitose, per tutti.

Sebbene i moti più importanti si verificarono al Nord, anche nel Sud si trovano elementi storici degni di nota. Con questo post, andiamo ad approfondire gli effetti del biennio rosso nella città di Crotone, dove i cittadini, scesi in sciopero, occuparono il municipio e “sequestrarono” il sindaco, fino ad ottenere una commissione che decidesse “il giusto prezzo dei generi alimentari”.

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La politica delle eterne vittime

Uno spezzone del video

A breve verranno pubblicati i nuovi dati sulla salute economica del territorio, ma l’impressione è quella di trovarsi di fronte ad una situazione molto simile a quella dello scorso anno, che vedeva la provincia crotonese con il più alto tasso di disoccupazione d’Italia, e addirittura tra le tre regioni europee con il più alto tasso di disoccupazione giovanile.

Non ci vuole molto per vedere che lo scenario è rimasto pressoché immutato. Ed è talmente palese che addirittura il Financial Times ha dedicato un piccolo spazio proprio a Crotone, un breve video per documentare la provincia con più disoccupati d’Italia. La più “povera”.

Ad aprire il video, un lungomare particolarmente vuoto, in una giornata di sole dove nessuno approfitta del bel tempo. Un’immagine in un certo senso emblematica della città. L’intervista raccoglie i commenti di alcune persone, che parlano dei problemi della città e della piaga dell’emigrazione non solo giovanile, ed il discorso finisce ovviamente sulla politica e sulle sue colpe.

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