La triste storia di una telecamera

Trova le differenze…

Quante volte ci lamentiamo del fatto che ci vorrebbero “più controlli”? Non c’è conto: nel dibattito cittadino si passa da un eccesso all’altro, da quelli che vorrebbero telecamere ovunque a quelli che vorrebbero pattuglie e “vigilantes” ad ogni angolo. E ad ogni minima inciviltà si grida allo scandalo, e le accuse fioccano nei confronti di chicchessia.

Negli ultimi anni, anche a causa dell’emergenza rifiuti (che a Crotone è andata avanti dal 2010 al 2015), si è posta una particolare attenzione sugli “incivili dei cassonetti”, ossia su tutti coloro i quali contribuissero a gettare immondizia a cazzo, non tanto fuori dai cassonetti ma in ogni dove: canaloni, scarpate, androni, sotto ai ponti, lungo la strada. Un’ondata di indignazione generale si è mossa nei confronti di queste persone, tanto che in molti comuni si è proceduto ad installare telecamere nascoste per poter multare gli incivili.

Con un po’ di ritardo ci siamo arrivati anche noi. Dopo la famosa ordinanza sui rifiuti, che si era prefissata l’obiettivo di regolare il conferimento della spazzatura nei cassonetti, ma che di fatto non è assolutamente rispettata, l’amministrazione Pugliese ha fatto un passo in avanti, installando una nuova telecamera, ritenuta necessaria per contrastare l’abbandono di ingombranti. La cosa non ha avuto molto risalto, tant’è che solo una delle tante testate giornalistiche locali ne ha scritto, sbagliando addirittura strada (la SP51 non sta a Margherita, ma collega Fondo Farina e Salica… ma vabbè): la telecamera infatti è stata installata all’incrocio tra Via dei Gelsomini e Via delle Magnolie, nel sottopasso adiacente alla ex SS106 (qui).

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Scavalcando muri

Il nuovo passaggio
La costruzione del nuovo passaggio

Oggi mi sono permesso un piccolo giretto in macchina, ed ogni giro che si rispetti deve passare per Capo Colonna. Con mia grande sorpresa, scopro che si stanno svolgendo dei lavori sulla piccola stradina di accesso, precisamente all’altezza del ponticello di legno che scavalca l’antico muro di cinta sottostante.

La sorpresa è dovuta alla modalità dei lavori: si è creato un terrapieno, poco più rientrato rispetto al vecchio percorso, per consentire il passaggio temporaneo delle vetture. Al posto del vecchio ponticello di legno rialzato, si sta creando una struttura in cemeto poggiata direttamente sull’antico muro. Una scelta dubbia. Sicuramente questo passaggio è più stabile e duraturo del precedente, ma si finisce nel solito loop: non è che l’opera danneggia i resti? E in questo caso è ben lecito chiederselo, anche perché il punto dove si sta costruendo l’opera è ad alta “friabilità”: frana piuttosto velocemente.

Era davvero necessario sostituire il ponticello rialzato? Non sarebbe bastato sostituire le travi di legno con qualcosa di più resistente? In fondo si aveva la predisposizione per poter mantenere un passaggio rialzato, sarebbe bastato anche un lavoro di manutenzione più contenuto (e meno oneroso). Perché anche se l’opera è “ingabbiata” nella struttura di cemento, ed anche se il cemento non tocca direttamente il reperto (ci sono diversi strati di terra e tele), la nuova struttura del “ponte” poggia direttamente sul vecchio muro di cinta.

Per ora è una tranquilla domenica di inizio Ottobre. E’ una bella giornata, e nessuno sembra essersi accorto di quanto accade. Vedremo quanto tempo passerà.

Questa storiaccia del ponte

Un modellino dell'opera
Un modellino dell’opera

Ci risiamo. Esattamente ad un anno di distanza dal recente richiamo di Settembre 2015 di Angelino Alfano, Matteo Renzi torna a parlare del mitico Ponte sullo Stretto. Questa volta sembra fatta, “noi siamo pronti” ha infatti detto il PresDelCons, parlando addirittura di disponibilità economica e centinaia di migliaia di posti di lavoro. Uno scenario già visto, purtroppo. Nulla di nuovo all’orizzonte.

L’opera infatti è da diversi anni un must: ogni governo che si sussegue ne fa almeno una menzione, e si ripropongono progetti, idee, nuove pensate e rendering, modellini e progetti 3D. E’ una storia controversa, tipicamente italiana, che va avanti dal 1876 (con le prime volontà nell’unire la Sicilia al continente) ma che ha radici ben più lontane. Se vi va di approfondire, Il Post ha riassunto bene la storia. Inutile dire che i proclami si sono susseguiti nel corso del tempo, ma non se n’é mai fatto niente.

Ma la dichiarazione di Renzi, oltre a sembrare una cosa da “campagna elettorale” (come hanno notato in molti), ha anche un’altro aspetto, più politico: serve a prendere tempo.

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