“Salvini è l’unico che ci può salvare”

Ogni volta che vado a fare la fila dal medico c’è qualcuno che ha voglia di fare quattro chiacchiere. Succede dunque che in quei 20/30 minuti di attesa nascano i discorsi più vari, ai quali generalmente partecipo solo come ascoltatore. Oggi invece è capitata una vecchietta che aveva proprio voglia di parlare con me: una donna non troppo avanti con l’età, curata e con una vistosa pelliccia. Lei stessa si è definita “una donna benestante”, vantando una congrua “pensione americana”.

Dopo avermi parlato praticamente di tutto ciò che era successo a livello locale, il discorso è passato – ovviamente – alla politica nazionale. Dopo il solito monologo fatto di indignazione-schifo-rigetto-vergogna, quello che ascolti in silenzio muovendo di tanto in tanto la testa in attesa che gli argomenti si esauriscano, la signora, con aria furba e occhio vispo, mi dice:

Ma io lo so a chi devo votare. Non mi fregano più! A marzo vado a mettere una bella x sulla Lega, che Salvini è l’unico che ci può salvare.

Mi aspettavo un elogio del M5S, o, come da consuetudine per le persone di una certa età, l’appoggio spassionato a Berlusconi. E invece no, la nonnina darà il suo voto a Salvini. Il mio stupore aumenta quando un uomo in fila dietro di me si fa avanti per stringere la mano alla donna, complimentandosi con lei per la scelta ed avvisandoci che anche lui farà lo stesso.

Cosa porta a questo amore per un soggetto politicamente mediocre come Salvini? Ma sopratutto, perché mai una persona del Sud dovrebbe votare per uno della Lega? Non c’è spiegazione ai movimenti “di pancia” del popolo, quel che è certo è che i ciarlatani, i venditori di fumo e tutti gli idioti in generale godono di una grande approvazione.

In fondo, gli basta urlare quattro fesserie.

Fascismo e Comunismo non sono proprio la stessa cosa

C’è un po’ di confusione…

Si è conclusa la lunghissima discussione alla Camera riguardo al nuovo reato di propaganda fascista, che ho seguito per diverse ore in diretta. Non ci speravo, ma alla fine il DDL è stato approvato. Non ci speravo perché nel seguire la lunga discussione sono state pronunciate sempre le stesse frasi: “è un provvedimento liberticida“, “limita la libertà di pensiero“, “finiremo tutti in galera se abbiamo una foto di Mussolini“. Ed altre fesserie del genere (perché di fesserie si tratta).

Tra le varie cose che più ho sentito ripetere, però, c’è chi ha chiesto con insistenza di “fare lo stesso anche con i simboli del comunismo“. Perché purtroppo, in Italia, nel 2017, c’è ancora chi mette sullo stesso piano il fascismo con il comunismo, commettendo il gravissimo errore di paragonare due cose diverse. Un punto di vista misero, a partire dal fatto che la dittatura, in Italia, non era certo rossa: ogni paese deve fare i conti con la propria storia, e non con quella degli altri.

Premesso questo, cerchiamo di chiarire una volta per tutte che fascismo e comunismo non sono la stessa cosa, e non viaggiano sullo stesso piano: il fascismo fù un movimento politico, il comunismo fù una teoria economica. Basandosi sulle idee promosse dal comunismo (diramate ufficialmente nel 1848, con la pubblicazione del ben noto manifesto), nel corso degli anni sono nati numerosi partiti politici (come il PCI) e numerose correnti ideologiche (stalinismo, maoismo, ecc), ed è con questi che dovremmo paragonare il fascismo. Quando si parla di comunismo, infatti, si tende a fare confronti quasi esclusivamente con lo stalinismo, e con la monolitica dittatura andata avanti fino ai primi anni ’90. Lo stalinismo è diventato, a torto, l’archetipo del comunismo.

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Il PD Crotonese proprio non ce la fa

Un bello slogan per il 2×1000…

Lo slogan usato dal Partito Democratico Nazionale per la raccolta fondi tramite il 2×1000 fa fede alle idee di rottamazione che hanno riconsacrato Matteo Renzi alla guida del più grande partito di centrosinistra del bel paese. Lo leggiamo ovunque, anche sul sito del PD Calabrese: “Quanto costa cambiare le cose? Meno che lasciarle così“.

Una bella frase, che però poco rappresenta la realtà delle cose. Specialmente in Calabria, dove il Partito Democratico soffre di una cronica e perdurante atarassia, cristallizzato in vecchie logiche, vecchi modus operandi (ricordate il caso Melillo?) e, sopratutto, vecchie personalità. Se alla base dell’idea del PD c’era proprio il distacco più totale dai vecchi approci dei partiti di sinistra (chiusi, inaccessibili, gestiti in maniera verticistica da una stretta cerchia di fedelissimi), purtroppo c’è da confermare il fatto che in Calabria – ma non solo – i cambiamenti arrivano sempre in ritardo. E spesso li si ignora ben volentieri.

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