L’altra scissione

I FutureDem

Vecchi e nuovi rancori hanno accompagnato, anche quest’anno, la celebrazione del 25 Aprile. Le storiche fratture con l’ANPI e con la Brigata Ebraica si sono ufficialmente concretizzate, per la prima volta nella storia, in una serie di eventi diversi, separati, tenutisi tutti il giorno della Liberazione. Per anni si è parlato del fatto che il 25 Aprile non dovesse essere un monopolio della sinistra, eppure adesso che questo monopolio sembra essersi pesantemente incrinato la cosa ha scontentato i più.

A pesare molto in tutto ciò è il retaggio storico che abbiamo riguardo alla Sinistra ed ai Partigiani. In un certo senso consideriamo le due cose come una sola, e diamo per scontato, ancora oggi, che la prima appartenga alla seconda e viceversa. Oggi, invece, anche per via dei recenti conflitti tra PD ed ANPI in merito al referendum costituzionale, l’associazione è venuta meno: si rimarca sempre più una netta divisione tra la sinistra storica e quella progressista.

Questo passaggio è già avvenuto in praticamente tutti i grandi paesi europei, dove troviamo quasi sempre una sinistra storica fatta di partiti estremisti, Comunisti e radicali, ed una sinistra recente, nata da quegli ambienti ma con atteggiamenti diversi. Li chiamiamo socialisti, in passato progressisti, in questi giorni sono tornati gli appellativi in Francese.

In Italia questa divisione non c’è mai stata, almeno fino ad oggi. Fùmmo il paese con il Partito Comunista più grande dell’Europa occidentale, onnipresente fino alle recenti formazioni di centro-sinistra. Non abbiamo ancora assimilato il fatto che oltre alla sinistra tradizionale, richiamata spesso come “sinistra vera”, esistano poi tutte le altre facce di quello che è l’intricato mondo delle socialdemocrazie. Insomma, si può essere di Sinistra anche senza adorare la falce e il martello, perché non solo dal Comunismo vennero le basi della Sinistra.

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Fuoco “amico”

Non c’è pace per Rosanna Barbieri: dopo il botta e risposta in merito alla riconferma di Rocco Gaetani come presidente di AKREA, adesso è una parte del suo stesso partito ad andarle contro. Ben 10 figure “di spicco” della politica locale, infatti, hanno redatto e pubblicato un acido resoconto, dove tornano ad accusare la candidata a sindaco di ogni male possibile immaginabile, uno su tutti la sconfitta elettorale. Cercano, ovviamente, di minimizzare le voci riguardo il tradimento da parte di un gran numero degli esponenti del PD locale, che al turno di ballottaggio avrebbero votato per Ugo Pugliese, in cambio di “chissà quali” accordi.

Il comunicato, in se e per se, è uno scarsissimo tentativo di screditare la candidata, e probabilmente è una lampante rappresentazione (per chi non li conoscesse) di chi lo ha redatto: Mario Galea, Roberto Lumare, Giuseppe Stasi, Pino Calabretta, Giancarlo Sitra, Pino Napoli, Gaetano Grillo, Salvatore Di Lascio, Lino Fazio e Piero Adolfini. Gente che di politica ne parla quotidianamente da decenni, quasi esclusivamente figure marginali ma onnipresenti, che si rendono conto, dopo le ferie estive e numerosi candidati, che la Barbieri “non era un valore aggiunto”.

Il tentativo è quello più classico: cercano di avallare la loro tesi con dei dati reali, che però non spiegano un bel nulla. Parlano addirittura di “flussi elettorali”, questi sconosciuti alle nostre latitudini, nel tentativo di dare valore e autorevolezza a quanto dicono. In realtà si giustificano, e cercano di forzare la mano su un solo concetto: la Barbieri non ha perso perché noi l’abbiamo tradita, ma perché non aveva “appeal”. Un ulteriore salto in basso in quella che è stata la pessima tornata elettorale del 2016.

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L’endorsement che non ti aspetti

Le polemiche sulla riconferma di Rocco Gaetani a presidente di AKREA stanno andando avanti, e per certi versi stanno prendendo una piega tragicomica. Nonostante il comunicato del sindaco Pugliese, non sono stati pochi i consiglieri che hanno avuto qualcosa da ridire: dapprima Piuma e Torromino, poi Fiorino, poi Sorgiovanni e Correggia e, infine, la Barbieri.

Sono state le frecciatine della Barbieri però ad aver fatto traboccare il proverbiale vaso. Gaetani non ci sta, e risponde alle pesanti accuse con ben due comunicati: il primo, che è più che altro una sorta di “risposta personale” alla Barbieri, ma è rivolto anche agli altri accusatori (e si conclude con la poco nobile chiamata in causa di un avvocato), e il secondo che è un misto tra un attacco verso la Barbieri (ed il PD più in generale) ed una difesa basata sui 545 voti che ha preso tramite il nipote (Galea). Se ne lava le mani, Gaetani, senza però confermare o smentire la domanda che tutti ci si pongono: per chi ha votato lui.

In tutto ciò, arriva a difesa di Gaetani anche una controversa figura della politica regionale, Marilina Intrieri, ex Garante per l’Infanzia della Regione. Ve la ricorderete sicuramente, perchè è quella che ha rispedito al mittente (il prefetto di Crotone) delle lettere perché non era stata chiamata Onorevole, ma “solo” Dottoressa: andavano rettificate, altrimenti non se ne faceva niente. Ad arricchire la sua carriera, ci sono anche qualche mese di “abusivismo” alla Regione Calabria, il cambio di 7 partiti nella sua storia politica, diverse amicizie sospette in quel di Reggio Calabria e una voce piuttosto frequente che la vede come una delle baby-pensionate più precoci della regione.

Che c’azzecca questo endorsement? Quasi nulla: probabilmente è solo un modo, da parte della Intrieri, di “vendicarsi” della sua mancata nomina con il PD (sul quale sputa non poco veleno), e togliersi una gangata. E di sicuro, per quanto apprezzabile, questo comunicato non giova alla figura di Gaetani, almeno pubblicamente.  Gaetani che in questi giorni ha risposto più che altro in malo modo ai suoi detrattori, ma non ha fatto nulla per giustificarsi davanti alla popolazione, ed ai numerosi malumori che si respirano in città (anche riguardo alla nuova mancata raccolta dei rifiuti), nè sembra avere intenzione di farlo.

Ci aspetta una settimana interessante.