Ma ‘sta “relazione sulla bonifica”?

Eh, mera “informazione pubblicitaria”…

Appena lunedì scorso è andato in onda, in diretta tv ed in streming, un consiglio comunale particolarmente pubblicizzato a livello istituzionale. Una scelta molto discussa per via di una spesa di circa 14.000€, impiegata per permettere la diretta a diverse emittenti locali ma anche per la pubblicità su diversi giornali e per la stampa di alcuni manifesti. Ne ho parlato estesamente in un altro post.

Mentre i manifesti ancora non si vedono e la diretta è già andata in onda (circa 2 ore di discussione), hanno risposto all’appello tutti i cartacei, pubblicando il testo completo dell’intervento del Sindaco. E’ lo stesso testo letto durante il consiglio (circa 40 minuti), preparato apposta per l’occasione. Ne risulta dunque un semplice copia-incolla, che è stato pubblicato solo sui giornali cartacei e non sulle edizioni online. Un paradosso, che ci è costato anche parecchio.

Per rimediare alla mancanza di alcuni giornalisti, mi sono preso la briga di ricopiare tutto il testo presente sull’edizione del 20 Maggio di CrotoneOk. Il testo è comunque disponibile su CN24, unica testata che ha ricevuto un compenso e riporta integralmente il testo, e su diverse altre testate non locali.

Il testo, purtroppo, non ci da nessuna nuova informazione in merito alla bonifica. E’ più che altro una mera passerella mediatica, che mette in luce le prossime “intenzioni” del Sindaco e dell’amministrazione. Ma, di fatto, abbiamo pagato 14.000€ per una cosa che si poteva fare gratuitamente, tramite un comunicato stampa e una diretta via web.

Non ci credete? A voi l’ardua sentenza.

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“Pultroppo” è vero

Poco più di una settimana fa sul Post hanno lanciato una nuova rubrica, Le Parole Giuste. A curarla c’è Massimo Arcangeli, già direttore di Parole in Cammino, che “ha raccontato pubblicamente le difficoltà che hanno i suoi studenti dell’università di Cagliari con molte parole della lingua italiana appena un po’ più rare ed elaborate, riflettendo su come queste difficoltà si estendano oggi a molti, in un impoverimento generale della capacità di uso della lingua“.

In questa particolare iniziativa si cerca di spiegare il vero significato di alcune parole di uso abbastanza comune, spiegando la loro origine e mettendo in evidenza la differenza tra i vecchi ed i nuovi significati dei termini. Il tutto associato da una bella grafica, che non fa mai male. Inizialmente, mi è sembrata una curiosa pignoleria: davvero c’è chi non sa cosa vuol dire “collimare”, o “adepti”? Davvero si usano queste e altre parole per intendere cose che non centrano nulla?

Mi è parso incredibile. Almeno finchè, complice il mio nuovo approccio, non ho fatto un giro su un gruppo dedicato alla mia città. E tra tutte le incredibili storpiature ed errori vari, mi sono imbattuto in quello che oggi sembra un trend piuttosto diffuso.

Non una svista, ma una vera e propria concezione sbagliata di una parola, che a quanto pare si è resa palese sopratutto negli ultimi mesi, tanto da divenire addirittura un meme. Purtroppo è diventato Pultroppo. Non ha perso il suo significato originale, ma ha subito una modifica marcata, a quanto pare ampiamente diffusa da Nord a Sud.

Solo oggi mi sono reso conto di quanto servano iniziative come quella di Arcangeli e del Post, ed allo stesso tempo di quanto queste stesse iniziative siano in un certo senso poco utili, visto che non vengono seguite o condivise. Si finisce così nel baratro del pultroppo, e nei vari commenti nessuno fa mai notare l’errore: non sia mai che è giusto, scritto così.

Tra sbrirri e ‘ndranghetisti

Sta montando una grande polemica per via di alcune scritte apparse a Locri: “Don Ciotti sbirro”, “Siete tutti sbirri”, “Meno sbirri più lavoro”. Le scritte sul muro del vescovato sono apparse subito dopo una grande manifestazione di Libera, che ha coinvolto diverse migliaia di persone. Grande indignazione ovviamente, e sono partiti subito i soliti messaggi contro la ‘ndrangheta e gli ‘ndranghetisti, su social, televisioni e giornali, con tanto di slogan, “Siamo tutti sbirri”.

Poco importa di chi abbia fatto realmente quelle scritte. D’un tratto, la ‘ndrangheta diventa un’entità capace di intendere e di volere, e non ci sono dubbi sul fatto che sia stata lei. Anziché bruciare i raccolti, distruggere mezzi o sparare alle serrande, questa volta hanno optato per una “terribile”, “oscena”, “brutale”, “infamante” scritta su un muro. L’associazione pare quanto mai logica, e l’ondata di indignazione è assicurata. Quanto meno a parole.

In Calabria non siamo tutti sbirri. Anzi, non siamo per nulla sbirri. A fronte dell’ampia partecipazione alla manifestazione di Locri, i quasi due milioni di abitanti della regione vivono in una condizione di collusione/indifferenza alla ‘ndrangheta. Attenzione però a pensare alla ‘ndrangheta come il boss che gira nel paese e controlla tutti e tutto. L’idea romanzata della ‘ndrangheta (e della mafia in generale) resiste nell’opinione pubblica, ed è alimentata anche da una certa narrazione tossica degli eventi.

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