È difficile fare cose, con i crotonesi

Mentre moriva bruciato vivo per mano della folla inferocita, o mentre veniva sgozzato in un campo di fave nei pressi di Metaponto (a seconda della leggenda alla quale si vuol credere), Pitagora pare esclamò: “Camminerete sulla vostra fortuna“. Quasi tutti i miti concordano con questo particolare, una sorta di maledizione che il filosofo avrebbe lanciato ai crotonesi (anzi, ai crotoniati) poco prima di esalare l’ultimo respiro.

La “maledizione di Pitagora” pare non essersi mai sciolta, ed ancora oggi accomuna Crotone ed i Crotonesi, che aldilà di tutte le belle intenzioni restano un popolo inspiegabilmente attaccato alla dietrologia. È veramente difficile, se non impossibile, fare cose con i crotonesi. Non si fà gruppo, perché non si è disposti a farlo. Ognuno, nel suo piccolo, si eleva a “superiore”, e pretende di avere l’ultima parola.

E diamogliela la parola, a questi miserabili. Ma non piangiamoci addosso, additando la politica o chissà cos’altro. La verità è che ognuno sta sulle sue, e non riesce – volente o nolente – a collaborare con gli altri. I progetti collettivi muoiono, e le collaborazioni si interrompono: Auctor opus laudat. Mondo era e mondo è.

Succede quindi che tra giovani, quelli che si vantano dell’elasticità e dell’apertura mentale, non si concluda mai nulla. Quando perché uno pseudo-intellettuale decidere di aver subito un torto, quando perché uno pseudo-direttore decide di aver subito una parrìata alle sue spalle. Tutto a proprio uso e consumo, senza repliche. Perché nessuno si sforzerà di capire il prossimo: ti diranno tutti che “è come dico io“.

La miseria intellettuale e umana regna sovrana, in questa città. Trova basi e radici nella cultura di massa del pettegolezzo, delle confidenze (avversate solo a parole), dell’eterna paura di un tradimento o di chissà quale complotto. Gustoso cibo per menti avide di chissà che cosa. Possiamo fingere di avere delle origini nobili, importanti, possiamo anche fare finta di essere “impegnati” o “attivi”. Ma Pitagora, se è vero quanto detto all’inizio, c’aveva visto lungo.

È un’infamia enorme, quella che ci portiamo addosso. E di essa siamo massima espressione.

Difendere i criminali?

In questi giorni si sta parlando molto della maestra ripresa mentre urlava a dei poliziotti “dovete morire“. Premesso che l’antifascismo è un dovere, ne è nato un discutibile polverone, che non ha mancato di suscitare la reazione dei soliti “figli di”, con sdolcinate lettere contro l’insegnante per ribadire il valore del servizio dell’arma.

Tutto giustissimo: probabilmente, parliamo di un’esasperata, colta proverbialmente sul fatto. Si trovava al posto sbagliato al momento sbagliato, e pagherà (purtroppo per lei) quel suo ardore che, decontestualizzato, farebbe storcere il naso a tutti noi moderati.

Ma è proprio contestualizzando quel suo urlo, che le cose cambiano. Perché la donna urlava contro dei poliziotti che stavano proteggendo un corteo neofascista. Storicamente, le forze dell’ordine hanno sempre tutelato e protetto quel gruppo di persone che va apertamente contro la costituzione, contro la legge, contro ogni buonsenso. Non è una novità.

Proteggere i criminali, sia ben chiaro, è compito delle forze dell’ordine. Quanti linciaggi hanno evitato, in questi anni! Ma è quanto meno doveroso chiedersi che valore può avere, un poliziotto o un carabiniere, che difende un fascista. Che gli permette di manifestare, in aperta violazione dei diritti di tutto un paese. Non riecheggiano più le parole di Sandro Pertini, che nel parlare della libertà di espressione ci ricordava di come bisognasse conbattere e contrastare i fascimi. Non difenderli: stroncarli.

Mentre ci si indigna contro la maestra, i fascisti escono dalla fogna. Proliferano, si riproducono, trovano discepoli e seguaci, si espandono. Servirebbero centinaia, migliaia di maestre così. Maestre che ci ricordano che il fascismo è un crimine. Maestre che ci ricordano che difendere i fascisti è un reato. Maestre che rispoverino in noi un po’ di quel sano antifascismo militante, che non deve degenerare nel più bieco ACAB, ma neppure piegarsi di fronte alla moderazione della libertà di espressione.

L’unico fascista buono è il fascista morto. E come lui, tutti coloro che lo sostengono, lo supportano e lo difendono.

“Io voto Salvini”

In macchina con degli amici, si inizia a parlicchiare delle prossime elezioni. A Crotone la questione è veramente poco sentita, anche per il fatto che i veri interessati di politica sono pochissimi. Se ne parla dunque così, a grandi linee, in generale, per sentito dire, senza mai entrare troppo nel merito.

Ad un certo punto, tra una battuta e l’altra su Berlusconi, una del gruppo si gira e spiazza un po’ tutti, affermando le sue intenzioni di voto: “Eh eh, voi ridete, io intanto voto a Salvini“. Una ripicca, quasi, un’affermazione pungente e sprezzante, motivata dall’apparente rettitudine del soggetto. E poco importa l’aver ricordato i numerosi attachi di Salvini contro i Calabresi, quella oramai è “acqua passata“.

È tutto molto sconcertante. Già in una precedente occasione mi era capitato di parlare con una vecchietta dal medico, che nel dirmi che avrebbe votato Salvini ha ricevuto il sostegno di un’altra persona in attesa. Il tutto, in un contesto generale dove sempre più crotonesi si trovano ad appoggiare il neo leader del carroccio, in una generale crociata contro gli immigrati o contro chissà cosa.

Finché la Lega odiava noi, era da evitare. Oggi che odia qualcun altro, ben venga. Una schifosa doppia morale intollerabile, che non dovrebbe andar giù nemmeno con il drink che lo stesso Salvini ci offrì tempo addietro. Eppure, il cdx avanza, e la Lega aumenta il suo pacchetto di voti anche nel Sud Italia.

Chi vivrà, vedrà.