“Salvini è l’unico che ci può salvare”

Ogni volta che vado a fare la fila dal medico c’è qualcuno che ha voglia di fare quattro chiacchiere. Succede dunque che in quei 20/30 minuti di attesa nascano i discorsi più vari, ai quali generalmente partecipo solo come ascoltatore. Oggi invece è capitata una vecchietta che aveva proprio voglia di parlare con me: una donna non troppo avanti con l’età, curata e con una vistosa pelliccia. Lei stessa si è definita “una donna benestante”, vantando una congrua “pensione americana”.

Dopo avermi parlato praticamente di tutto ciò che era successo a livello locale, il discorso è passato – ovviamente – alla politica nazionale. Dopo il solito monologo fatto di indignazione-schifo-rigetto-vergogna, quello che ascolti in silenzio muovendo di tanto in tanto la testa in attesa che gli argomenti si esauriscano, la signora, con aria furba e occhio vispo, mi dice:

Ma io lo so a chi devo votare. Non mi fregano più! A marzo vado a mettere una bella x sulla Lega, che Salvini è l’unico che ci può salvare.

Mi aspettavo un elogio del M5S, o, come da consuetudine per le persone di una certa età, l’appoggio spassionato a Berlusconi. E invece no, la nonnina darà il suo voto a Salvini. Il mio stupore aumenta quando un uomo in fila dietro di me si fa avanti per stringere la mano alla donna, complimentandosi con lei per la scelta ed avvisandoci che anche lui farà lo stesso.

Cosa porta a questo amore per un soggetto politicamente mediocre come Salvini? Ma sopratutto, perché mai una persona del Sud dovrebbe votare per uno della Lega? Non c’è spiegazione ai movimenti “di pancia” del popolo, quel che è certo è che i ciarlatani, i venditori di fumo e tutti gli idioti in generale godono di una grande approvazione.

In fondo, gli basta urlare quattro fesserie.

“Voglio essere come Weah”

L’avrete sicuramente sentito: George Weah è stato eletto presidente della Liberia. Una notizia che è stata particolarmente ripresa in Italia per via del passato calcistico del neopresidente del piccolo stato centro-occidentale dell’Africa, e che nel suo piccolo ha influenzato il dibattito pubblico anche nel crotonese. Parlando con un mio amico, questo mi ha sorpreso con un’affermazione piuttosto curiosa:

Io me ne sto qua e perdo tempo. Invece devo muovermi, devo fare come Weah. Devo spostarmi, fare i soldi, un sacco di soldi, e poi tornare qui per investirli nella mia terra. È questo quello che voglio fare, voglio essere come Weah.

L’idea è quella di uno-che-ci-riesce, che raggiunge un obiettivo, che dopo aver pensato a sistemarsi pensa a sistemare gli altri. Eterno, nel dibattito pubblico, il tema del “fare i soldi“, un mantra che – probabilmente – ci portiamo dietro da quando esiste il denaro. E poi, ovviamente, la mitizzazione del soggetto che in qualche modo riversa la sua ricchezza (anche solo idealmente) sui meno fortunati.

La particolarità del tutto sta proprio nel soggetto: è raro sentire un crotonese che elogia un nero. Di solito è il contrario. Weah è stato, a suo tempo, quel tipo di nero che si guardava con sospetto, che non piaceva, che infastidiva, che “non centrava nulla con una squadra italiana”. Eppure, con la sua elezione, ha ottenuto un piccolo, minimo e stravagante complimento.

Cosa non fà, il successo.

Questione d’immagine

Il primo video è già online

Nelle ultime settimane sono nate moltissime polemiche per via delle “enormi spese” sostenute dall’amministrazione per sponsorizzare e pubblicizzare eventi. C’è chi polemizza per le stampe dei manifesti sul Cantiere Crotone, chi per i soldi spesi per gli eventi natalizi, chi per le pagine “comprate” dal Sindaco per i suoi rapporti, e chi per le mappe sempre sbagliate. Ancora nessuno però ha proferito parola sul nuovo servizio streaming del Comune di Crotone, e molto probabilmente nessuno ne parlerà. Allora tanto vale riaprire l’argomento.

Partiamo subito con una considerazione fondamentale: i servizi si pagano. Ed il servizio scelto dall’ente, ossia Magnetofono 2.0, è un servizio a dir poco ottimo. Da informatico che ha già lavorato con software dedicati alla PA non posso che essere contento della scelta, che ci mette a disposizione tutta una serie di comodità già ben elencate. Il punto del discorso però è un altro: ci serve davvero lo streaming? Perché c’è costato ben 29.317,33€ (Determinazione dirigenziale Del 24-10-2017 N. 2085), e rischia di non servire proprio a nulla.

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