Il “racket dei condizionatori”

Condizionatore Corso Mazzini
Un posto letto al caldo…

Scendiamo un attimo nel disagio, e parliamo di un nuovo aspetto borderline che, a quanto pare, si verifica piuttosto spesso. In città ci sono diverse griglie d’areazione in prossimità di supermercati e negozi di grandi dimensioni. Si trovano in centro e nelle periferie, e sputano fuori l’aria calda dei motori dei condizionari.

Quando fa freddo, durante l’inverno ma anche a seguito dell’ondata di maltempo eccezionale di questi giorni, non è raro vedere diverse persone dormire in prossimità di queste grate. L’aria calda infatti esce costantemente, e garantisce un posto letto piacevole, per quanto scomodo. Sempre meglio che andarsi a trovare un posto in quegli edifici abbandonati verso Gabelluccia o alla stazione, affollati e sporchi.

Si potrebbe pensare che chi prima arriva meglio alloggia, ma in realtà esiste una sorta di “racket dei condizionatori” che controlla i “posti letto”. Parliamo di un sistema misero, gestito da nomadi e senzatetto, che pretende il pagamento di piccole somme (dai 2€ ai 10€) per potersi garantire il posto al caldo, in esclusiva o in compagnia. Era una storia che conoscevo da tempo, ma ad avermene riparlato in questi giorni è stato il ragazzo nigeriano con cui ho parlato l’altra mattina.

Dopo avergli detto che poteva arrangiarsi in uno di questi posti, quanto meno per stare al caldo, è stato lui stesso a dirmi che in tutto il centro questi condizionatori sono controllati dai “gypsy”. Se ti beccano che ci dormi senza permesso, ti vengono a svegliare, e pretendono il pagamento di un obolo. In realtà, non credo che ci siano questi “controllori” che vagano di notte per controllare i condizionatori. Tuttavia, è più frequente trovare gruppi di persone che si piazzano li per dormire già dal tardo pomeriggio, e che probabilmente non condividono molto volentieri gli spazi.

Non è la prima persona che mi parla di questa “tassa”: quasi sempre sono ragazzi neri, più raramente “arabi” (che preferiscono stare al Sant’Anna). Questi in genere si organizzano in gruppo, e creano ripari di fortuna sotto i porticati (non i portici di centro città, ma i porticati dei palazzi), negli sterri, nei parchi pubblici, e addirittura nei canaloni di scolo delle acque. Effettivamente, nei pressi dei condizionatori è più frequente trovare “gli zingari” a passare la notte. C’è comunque da dire che le diverse etnie non nutrano grande rispetto le une delle altre, e questo potrebbe anche essere il motivo di un astio reciproco.

Anche questo è un aspetto del “settore dell’accoglienza” che spesso non si considera: il centro di accoglienza è stracolmo, e spesso non è dotato del necessario, partendo proprio dai materassi. Praticamente tutti i migranti hanno la possibilità di uscire e girare liberamente, senza obbligo di tornare la sera. E molto spesso vengono “liberati” in centro senza sapere dove andare o a che ora tornare per il bus: capita di vederne, a Piazzale Nettuno, ad aspettare anche dopo l’ora di cena, nell’attesa invana dell’autobus della misericordia. Questa mancanza di controllo genera, necessariamente, delle condizioni di disagio, che si evolvono poi fino a condizioni del genere. La cosiddetta “guerra tra poveri”.

L’accoglienza continua ad essere gestita alla meno peggio, e nonostante i passi in avanti è difficile trarne un bilancio positivo. In città sono nate numerose associazioni che mettono una pezza, fornendo pasti, vestiti e servizi (ed anche la possibilità di inserirsi in una casa famiglia), ma queste continuano ad essere ignorate dai migranti stessi, che non sanno dove e a chi rivolgersi. Ed essere abbandonati in un altro paese, dove nessuno ti capisce e ti considera, non è per niente bello.

Non mi resta che beccare qualcuno che dorme ad un condizionatore, per chiedere un’eventuale conferma.

Proporre un fondo comune

Samuele Pufendorfio, questo sconosciuto!

Intripparsi con l’immensa storia della filosofia tedesca è una scelta di vita probabilmente, tanti sono i filosofi, i temi, i trattati e gli scritti, sopratutto a cavallo tra il ‘600 ed il ‘700. C’èra un mondo di uomini che si sforzava di distinguere il giusto, l’etico, il corretto, e di perseguirlo. Si davano spiegazioni irrazionali, certe volte: è il volere di Dio, si diceva. Progressivamente, Dio venne sostituito da altri canoni supremi, per alcuni il commercio, per altri la natura.

A quest’ultimo filone rientrava Samuel von Pufendorf, un barone tedesco vissuto nel corso del VII secolo, che operò come giurista, economista e statista, ma che fù anche uno storico, che si dedicò attivamente al revisionismo delle teorie sulle leggi naturali (da noi note come giusnaturalismo) di Hobbes e Grozio. Poco noto in Italia, ha scritto diversi testi interessanti, tra cui “I doveri dell’uomo e del cittadino secondo le leggi naturali“, dove ipotizza una “via naturale” anche per gli scambi e gli affari economici.

Ora, nelle varie proposte economiche di Pufendorf ve ne è una che conosciamo tutti, e che oggi come non mai è sulla bocca di molti politici e parlamentari. Ed è forse una delle proposte che, dal VII secolo ad oggi, resta una delle più valide alternative alla mancanza di liquidità spicciola: un fondo comune.

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