“Ma tu le hai due lauree?”

Nella mattinata di oggi si è alzato un lieve malcontento tra i colleghi: abbiamo avuto conferma che domani, 1° Maggio, saremo aperti. Dovremo lavorare, dopo aver lavorato anche lo scorso 25 Aprile. Nulla di troppo fastidioso, se non fosse per il fatto che, come fin troppo spesso accade, nelle attività commerciali restano a lavorare solo i dipendenti, e non la direzione.

Nei soliti discorsi a cuddjunetta che si creano tra colleghi è venuta fuori qualche parola, solite cose già dette: “non è giusto“, “o si chiude tutti o si viene a lavoro tutti” e cose così. Ad un certo punto, all’ennesima rimostranza di una cassiera, un dipendente dice:

Scusa no, ma tu le hai due lauree?

C’ha ammutato tutti. Se un istante prima stavamo cercando di avallare la nostra unica possibilità di chiudere e di goderci anche noi un giorno di ferie, con quella frase ha messo in mostra la netta differenza che c’è tra “noi” e “loro”. Non tutti meritiamo il giorno di riposo.

La discussione si è chiusa li, con un leggero amaro in bocca. Domani apriremo come sempre, e ci gireremo i pollici in un negozio vuoto. I Crotonesi non passano le feste e le ferie nei negozi, nei centri commerciali, specialmente con le belle giornate. Ma è un dettaglio che evidentemente sfugge anche a chi ne ha tre, di lauree.

Ricàrdo, Bèsmir, io

Nell’andare avanti in questa mia vita, non posso che iniziare a trarre qualche conclusione. È ancora decisamente presto, ma ci penso spesso, e sempre più spesso mi chiedo che fine farò, da qui a qualche anno. Staremo a vedere.

Quest’oggi, ad esempio, ho realizzato di trovarmi nella stessa condizione di un paio di anni fa. Quando vivevo a Londra, mi trovai a festeggiare il mio compleanno in un mercato notturno con il mio collega portoghese, Ricàrdo, che mi portò addirittura a mangiare un quarter pounder (alle 6 di mattina) per festeggiare. Vidi ogni singola alba per diversi mesi, a Londra, e non dopo serate di divertimento, ma dopo serate di lavoro. Ma quell’alba fù speciale. Bellissima. Di un arancione talmente forte, intenso, da colorare tutto il New Convet Garden Market, e rendere lo skyline della città, da quel mio amatissimo South Bank, di una bellezza inspiegabile.

Oggi, invece, mi trovo a festeggiare il mio compleanno in compagnia del mio nuovo collega italo-albanese, Besmìr, nel magazzino di una grossa compagnia. Giusto qualche pasticcino e qualche caffè, che però rallegrano la lenta giornata lavorativa un po’ a tutti. Nessuna alba spettacolare, questa volta, ma la stessa identica sensazione di tranquillità. Di avere tutto a portata di mano, e di avere, nonostante i mille problemi, qualcosa in mano. Specialmente in una città dove non tutti possono dire lo stesso.

Insomma, tiro un po’ le somme. In otto anni di lavoro, mi rendo conto che, pur avendo raggiunto molti dei miei obiettivi, iniziano ad esserci delle costanti, sempre più presenti e sempre più marcate. Il lavoro manuale, ad esempio. Gli ambienti di lavoro angusti, che non ti danno il lavoro dei tuoi sogni ma solo qualcosa da fare. La stanchezza, mentale e fisica. Il mal di schiena. Gli occhi rossi.

Ma sopratutto, le persone. Gente semplice, che cerca di andare avanti onestamente. Ragazzi della mia età, che si spaccano ogni giorno e che riescono a farcela. Gente che sta a galla. Che sopravvive. Gente seria.

“Stefano chi?”

L’avrete letto tutti, della morte di Stephen Hawking, o comunque l’avrete sentito al telegiornale, o visto di passaggio sui social. Qualcuno potrebbe dire che “non ci importa”, ma in fondo se ne và un pezzo d’eccellenza dell’umanità contemporanea. Un uomo particolare, dalla fortissima carica simbolica, che dalla sua immobile vita è riuscito a spiegare i più grandi movimenti del nostro universo. Una risorsa per tutti.

Ma nella quotidianità, si sà, le notizie cambiano rapidamente pelatura. L’interesse delle masse non sempre coincide con i grandi temi del mondo, e non ne possiamo fare un dramma. Tuttavia, è inquietante l’impatto che possono avere certe notizie nel proprio ambiente di lavoro.

Succede quindi che, di buon mattina, io ed il mio collega apriamo la giornata con questa triste notizia. Giusto il tempo della commemorazione, di qualche commento, di qualche “ricordo”. Ma nel cercare un dibattito con gli altri colleghi, l’amara sorpresa: Stephen Hawking è uno sconosciuto. Talmente sconosciuto da aver generato la fantastica esclamazione: “Stéfanu cù?“.

All’inizio ridi. Ti senti confortato dall’ambiente un po’ superficiale, leggero. Poi però ti rendi conto che non è folklore, e che nessuno, in fondo, conosceva il personaggio. Non è un crimine: è solo una piccolo, triste indicatore dell’attenzione che riponiamo al mondo esterno.

Il lavoro imbastardisce ed imbarbarisce l’individuo, nella maggior parte dei casi.