Churchill, il calcio e gli Italiani

Mai come questa sera, vista l’enorme mole di commenti sulla mancata candidatura dell’Italia ai mondiali del 2018, mi è venuta in mente una famosa citazione di Winston Churchill. Citazione che sarà venuta in mente a molti, e che forse uscirà fuori dopo tutte queste migliaia di considerazioni “a caldo” che sto leggendo.

Gli italiani perdono le guerre come se fossero partite di calcio e le partite di calcio come se fossero guerre.

A quanto pare, Churchill pronunciò questa frase negli anni ’30, a seguito del suo primo viaggio in Italia nel 1933. Ovviamente non si riferiva ad una specifica partita di calcio, ma ad una complessa situazione di mutamento del paese. Ma quelle parole risultano ancora oggi altamente attuali: ad ogni sconfitta calcistica si mobilitano in moltissimi, colpiti in quell’orgoglio che non ripongono in nient’altro che il calcio.

Per quanto riguarda la partita… pazienza! Non è la fine del mondo 😉

L’aborto è un diritto

Si può essere fieri di un demerito?

Tra i tanti record negativi che affliggono la città di Crotone, troviamo anche una palese violazione dei diritti umani: non è possibile abortire. Qualche tempo fa sul portale OpenCrotone era apparso un dettagliato articolo che illustrava come in tutta la provincia crotonese fosse impossibile eseguire questa pratica, ed oggi ne torniamo a parlare a causa del solito, becero striscione di Forza Nuova, affisso proprio nei pressi dell’ospedale.

Purtroppo la “questione aborto” è un grosso fardello non solo italiano, ma Europeo: c’è un vero e proprio blocco nelle menti di moltissime persone, che si dicono a prescindere contrarie alla pratica, definendola un vero e proprio “omicidio”. Senza giri di parole, è prevalentemente colpa della cultura religiosa, fin troppo spesso propensa al “conservazionismo”, alla chiusura. Vista la ricorrenza cinquecentennale della Riforma Protestante di Martin Lutero, è quanto mai necessario chiedersi: chi siamo noi per imporre il nostro pensiero sugli altri? E quindi, per quale motivo dovremmo impedire a tutti, a prescindere, di abortire?

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Una storia di Sinistra

Al giorno d’oggi è sempre più difficile rapportare il proprio “essere di sinistra” alla realtà politica quotidiana. Se già negli anni passati era diventato difficile rispondere alla domanda “cosa vuol dire essere di sinistra?”, adesso ci si trova (nuovamente) a vivere un periodo storico dove “la sinistra” muta la sua identità, perdendone ovviamente qualche pezzettino per guadagnare qualche altro. Alla fine della fiera, ci sarà la solita lotta su chi è “davvero” di sinistra e chi no.

Il gioco di chi ce l’ha più lungo lo conosciamo tutti. E sappiamo anche che non è un “metro di giudizio” affidabile, ma un capriccio infantile, necessario ad affermarsi e attestarsi su qualcun altro. Un’ancestrale ricerca del puro, del vero. Che però, nella società di ieri come in quella di oggi, pare essere il punto di riferimento di milioni e milioni di persone. E, ancor peggio, diventa l’unico punto di riferimento: io seguo solo chi mi sembra il più ortodosso. Un conservazionismo interessante per certi versi, ma deleterio.

Quello che sta succedendo in questi ultimi mesi all’interno del PD è una situazione “tipica” della Sinistra in Italia. E’ una situazione che diversi esponenti storici del partito hanno già vissuto (e di cui alcuni di voi avranno memoria). E sopratutto, è una situazione che si verificherà ancora e ancora, e alla quale forse dovremmo già essere abituati. E’ l’incapacità cronica di mettere d’accordo più frange della sinistra. La parola “unità”, in fondo, non era reale neanche ai tempi dei compagni.

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