Una storia di Sinistra

Al giorno d’oggi è sempre più difficile rapportare il proprio “essere di sinistra” alla realtà politica quotidiana. Se già negli anni passati era diventato difficile rispondere alla domanda “cosa vuol dire essere di sinistra?”, adesso ci si trova (nuovamente) a vivere un periodo storico dove “la sinistra” muta la sua identità, perdendone ovviamente qualche pezzettino per guadagnare qualche altro. Alla fine della fiera, ci sarà la solita lotta su chi è “davvero” di sinistra e chi no.

Il gioco di chi ce l’ha più lungo lo conosciamo tutti. E sappiamo anche che non è un “metro di giudizio” affidabile, ma un capriccio infantile, necessario ad affermarsi e attestarsi su qualcun altro. Un’ancestrale ricerca del puro, del vero. Che però, nella società di ieri come in quella di oggi, pare essere il punto di riferimento di milioni e milioni di persone. E, ancor peggio, diventa l’unico punto di riferimento: io seguo solo chi mi sembra il più ortodosso. Un conservazionismo interessante per certi versi, ma deleterio.

Quello che sta succedendo in questi ultimi mesi all’interno del PD è una situazione “tipica” della Sinistra in Italia. E’ una situazione che diversi esponenti storici del partito hanno già vissuto (e di cui alcuni di voi avranno memoria). E sopratutto, è una situazione che si verificherà ancora e ancora, e alla quale forse dovremmo già essere abituati. E’ l’incapacità cronica di mettere d’accordo più frange della sinistra. La parola “unità”, in fondo, non era reale neanche ai tempi dei compagni.

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I Paesi Arbëreshë in Italia

Una semplice mappa che raffigura tutti i paesi di origine Arbëreshë in Italia. Parliamo di 50 paesi, sparsi tra Abruzzo, Molise, Campania, Puglia, Basilicata, Calabria e Sicilia, fondati da piccole comunità Albanesi giunte in Italia in diversi periodi storici. Possiamo notare la grande concentrazione dei centri in Calabria, specialmente nella provincia di Cosenza.

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Quante volte è stata modificata la Costituzione?

In questi giorni di campagna elettorale per il Referendum Costituzionale del 4 Dicembre, sono sempre di più le persone che pubblicamente si schierano in una fumosa e improbabile difesa della Costituzione. Sono loro stessi a tirare in ballo la genuinità della nostra costituzione, i valori dei padri costituenti, la storia della Repubblica… un sacco di cose che non centrano quasi niente, e che spesso non hanno neppure fondamento. Quasi nessuno infatti sa rispondere ad una semplice domanda: quante volte è già stata modificata la Costituzione Italiana?

Non è una domanda provocatoria o retorica. Serve a mettere in chiaro che la Costituzione che già abbiamo non è quella “originale”, non è quella pensata dai padri costituenti, il che non è necessariamente un male. Col passare degli anni si rendono necessarie delle modifiche alla Costituzione, proprio perché con il passare del tempo alcune cose diventano obsolete o anacronistiche. Era un concetto ben chiaro all’epoca, e risulta paradossale che oggi non sia più così.

Ad ogni modo: dal 1948 ad oggi sono state approvate ben 38 leggi costituzionali. Di queste, ben 16 hanno apportato una modifica vera e propria alla Costituzione. Potete leggere tutti i testi, e verificare tante piccole curiosità: ad esempio, la Regione Molise venne creata nel 1963, il voto all’estero è stato introdotto nel 2000, e la pena di morte fu abolita ufficialmente solo nel 2007.

La costituzione dunque è già stata toccata. E sono state introdotte tante cose, come l’Immunità Parlamentare, che non erano previste durante la Costituente. Schierarsi e basare la propria opposizone su una presunta difesa della costituzione intesa come “pura”, dunque, è un abbaglio. Niente di più, niente di meno.