È questo, il crotonese medio?

Una “penna anonima” del centro storico

Secondo la leggenda, l’antica Kroton era un posto molto ospitale: vi trovavano salvezza i “richiedenti asilo” dell’antichità (uno su tutti Pitagora, che scappava dalla tirannide di Silosonte), gli esuli della Grecia continentale (contadini, allevatori, artigiani e innumerevole gente comune), i coloni che scappavano a causa di numerose guerre fratricide (un po’ come quella che portò gli Achei sulle nostre coste), gli schiavi che cercavano una rivalsa scappando dai propri padroni (e non sempre la trovavano), e innumerevoli viaggiatori e mercanti che, giunti lungo tutta la Magna Grecia, decidevano di stabilirvisi.

Da quei tempi sono passati secoli. Millenni. E le cose, oggi, sono diametralmente opposte. Concetti come “accogliezza”, “sostegno”, o più semplicemente “aiuto” sono stati totalizzati, ed anche a Crotone si accusa una forte (fortissima) demagogia quando si affronta l’argomento dell’immigrazione. Sfatiamo un mito: la Calabria è una terra di immigrati, prima che di migranti, provenienti da tutto il bacino mediterraneo. È uno dei vanti, in fondo, della nostra Regione, oggi volgarmente disconosciuto.

In queste ore, la triste vicenda della nave Acquarius ha riacceso gli animi del popolino. Il Sindaco Ugo Pugliese, aldilà del suo ruolo politico, ha dimostrato una grande umanità nel mettere a disposizione anche il porto di Crotone per l’accoglienza delle 629 persone. Un gesto di umanità che va ben oltre la politica, un gesto giusto, umano, corretto. Ma la sua dichiarazione ha sguinzagliato quella parte più misera, ignorante e “casinara” della popolazione, che con lunghi post, appelli e addirittura brevi video ha deciso di urlare contro alla scelta del primo cittadino. Che Crotone c’ha altro a cui pensare.

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Pro-life a convenienza

Leggo – senza alcuno stupore – che Salvini ha imposto la chiusura dei porti per impedire l’attracco di una nave con 629 immigrati. La decisione, che è legittima, è stata presa con il beneplacido del M5S: a loro dire, vogliono “dare una lezione” all’Europa, perché l’Italia da sola si è fatta carico di troppe emergenze.

Pur condivisibile il concetto di “Italia abbandonata” sul piano dell’immigrazione, quello che ha fatto Salvini è inaccettabile. Un crimine contro l’umanità, che probabilmente mobiliterà l’ONU. Una decisione folle, scellerata, insensata, e sopratutto inutile: non è impedendo l’attracco di una nave, che dai un segnale.

A questo punto, si spera che la crisi si risolva al più preso, e che quelle persone siano messe in salvo. Questo è solo uno dei primi casi di ciò che vedremo nei prossimi anni. E con l’amaro in gola, dobbiamo prendere atto che il “popolo sovrano” è contento così. Lo stesso popolo che poi si batte contro l’aborto, non è disposto a salvare una vita. Già.

Gioire per questa scelta dimostra la mediocrità, l’ignoranza e l’imbarbarimento di un popolo, che andrebbe rieducato anziché incitato. Il fondo è sempre più tangibile.

Ragionamenti di parte

Elementa juris criminalis, 1794

Avrete sentito tutti quella storiaccia dello stupro di Rimini. Anzi, degli stupri, dato che c’è finita sotto anche una trans peruviana, ma la narrazione pare essersi cristallizzata principalmente sulla coppia Polacca. Aldilà del gesto compiuto, la vicenda ha avuto molto eco per via degli stupratori, in questo caso un “branco” di immigrati.

Non bisogna stupirsi del fatto che, in un paese come l’Italia, l’opinione pubblica non ha perso tempo a farne una questione razziale. Un po’ tutti se la sono presa con il negro-di-turno, tra accorate invocazione all’espulsione a calci in culo, alla castrazione chimica, e varie accuse assortite. Ad aggravare la ferocia del popolo, il fatto che quel presunto capobranco, poco più che ventenne, fosse sbarcato in Italia da qualche anno, ed avesse ottenuto addirittura il permesso di residenza per “motivi umanitari”.

Snaturando la vicenda, possiamo notare come il giudizio popolare nei confronti di tali avvenimenti sia fortemente influenzato dalla provenienza di chi subisce/effettua un crimine. Si tratta di un campanello d’allarme non indifferente, che indica il fatto (palese a tutti, ma sempre messo in secondo piano) che non ci percepiamo come “tutti uguali”. Aldilà delle considerazioni di “unico popolo” o “tutti fratelli e sorelle”, nei fatti l’essere “Italiano” o l’essere “straniero” provoca reazioni distinte e contrastanti, anche di fronte a reati simili.

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