Pro-life a convenienza

Leggo – senza alcuno stupore – che Salvini ha imposto la chiusura dei porti per impedire l’attracco di una nave con 629 immigrati. La decisione, che è legittima, è stata presa con il beneplacido del M5S: a loro dire, vogliono “dare una lezione” all’Europa, perché l’Italia da sola si è fatta carico di troppe emergenze.

Pur condivisibile il concetto di “Italia abbandonata” sul piano dell’immigrazione, quello che ha fatto Salvini è inaccettabile. Un crimine contro l’umanità, che probabilmente mobiliterà l’ONU. Una decisione folle, scellerata, insensata, e sopratutto inutile: non è impedendo l’attracco di una nave, che dai un segnale.

A questo punto, si spera che la crisi si risolva al più preso, e che quelle persone siano messe in salvo. Questo è solo uno dei primi casi di ciò che vedremo nei prossimi anni. E con l’amaro in gola, dobbiamo prendere atto che il “popolo sovrano” è contento così. Lo stesso popolo che poi si batte contro l’aborto, non è disposto a salvare una vita. Già.

Gioire per questa scelta dimostra la mediocrità, l’ignoranza e l’imbarbarimento di un popolo, che andrebbe rieducato anziché incitato. Il fondo è sempre più tangibile.

La “protesta” per salvare la tribuna costruita sui reperti archeologici

Siamo alla frutta …

C’è poco da fare: quando si parla di calcio, si perdono i lumi della ragione. Le acque sembravano essersi calmate dopo la retrocessione del Crotone in serie B, evento “calamitoso” che produsse ore e ore di dibattito su complotti, partite vendute, arbitri cornuti e quant’altro. Ma ecco che si riaccende il dibattito sull’Ezio Scida, esploso fragorosamente pochi giorni fa.

Come ricorderete, due anni fa venne concesso un ampliamento temporaneo dello stadio per permettere alla squadra, allora neopromossa in Serie A, di giocare in casa, e si riuscì a trovare un compromesso per realizzare una struttura “mobile”, ossia priva di fondamenta. Quei due anni sono giunti oramai al termine (il permesso scadrà il prossimo Luglio), ed è stato annunciato che la struttura temporanea non riceverà alcuna proroga: va smantellata.

A pochi minuti dall’annuncio, una marea di commenti inondava il web. “Ci vogliono togliere lo stadio“, “Ci tolgono anche questo“, “Ed il sindaco che fa?“, e tante – ma tante – altre fesserie del genere. Un’indignazione decisamente ingiustificata, sintomatica di una profonda ignoranza popolare: si sapeva fin dall’inizio che era una struttura temporanea, che sarebbe dovuta esistere per soli due anni. Dal 2016 al 2018, appunto.

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È difficile fare cose, con i crotonesi

Mentre moriva bruciato vivo per mano della folla inferocita, o mentre veniva sgozzato in un campo di fave nei pressi di Metaponto (a seconda della leggenda alla quale si vuol credere), Pitagora pare esclamò: “Camminerete sulla vostra fortuna“. Quasi tutti i miti concordano con questo particolare, una sorta di maledizione che il filosofo avrebbe lanciato ai crotonesi (anzi, ai crotoniati) poco prima di esalare l’ultimo respiro.

La “maledizione di Pitagora” pare non essersi mai sciolta, ed ancora oggi accomuna Crotone ed i Crotonesi, che aldilà di tutte le belle intenzioni restano un popolo inspiegabilmente attaccato alla dietrologia. È veramente difficile, se non impossibile, fare cose con i crotonesi. Non si fà gruppo, perché non si è disposti a farlo. Ognuno, nel suo piccolo, si eleva a “superiore”, e pretende di avere l’ultima parola.

E diamogliela la parola, a questi miserabili. Ma non piangiamoci addosso, additando la politica o chissà cos’altro. La verità è che ognuno sta sulle sue, e non riesce – volente o nolente – a collaborare con gli altri. I progetti collettivi muoiono, e le collaborazioni si interrompono: Auctor opus laudat. Mondo era e mondo è.

Succede quindi che tra giovani, quelli che si vantano dell’elasticità e dell’apertura mentale, non si concluda mai nulla. Quando perché uno pseudo-intellettuale decidere di aver subito un torto, quando perché uno pseudo-direttore decide di aver subito una parrìata alle sue spalle. Tutto a proprio uso e consumo, senza repliche. Perché nessuno si sforzerà di capire il prossimo: ti diranno tutti che “è come dico io“.

La miseria intellettuale e umana regna sovrana, in questa città. Trova basi e radici nella cultura di massa del pettegolezzo, delle confidenze (avversate solo a parole), dell’eterna paura di un tradimento o di chissà quale complotto. Gustoso cibo per menti avide di chissà che cosa. Possiamo fingere di avere delle origini nobili, importanti, possiamo anche fare finta di essere “impegnati” o “attivi”. Ma Pitagora, se è vero quanto detto all’inizio, c’aveva visto lungo.

È un’infamia enorme, quella che ci portiamo addosso. E di essa siamo massima espressione.