Domande inconcepibili

In questi giorni diverse trasmissioni televisive si stanno occupando del terremoto e della situazione Italiana. I giornalisti si spostano nei paesi a rischio, vanno nei comuni a chiedere informazioni, raccolgono paure e testimonianze.

SkyTG24 ha dedicato uno speciale ad ogni Regione. Questa sera andava in onda la Calabria, che oltre ad essere una delle Regioni a maggior rischio sismico è anche una di quelle con il maggior numero di paesi in zone a rischio.

Il giornalista, ad un certo punto, chiede ad un anziano una cosa insolita. Gli chiede, entrando in casa, da quanto tempo vivesse li. L’uomo si gira, stupito, e guarda con gli occhi spalancati il giornalista. Gli chiede “Come?”, e quello ripete la domanda. Non ci poteva credere, si capiva dallo sguardo. Gli risponde, quasi stizzito, “Da sempre”.

Che domanda era mai quella? Una domanda ancora oggi assurda per molti abitanti della Calabria e di tutta Italia. Per quanto incredibile, è improbabile che un’anziano abbia  cambiato casa nel corso della sua vita. Anzi, è più probabile che viva li da generazioni! Specialmente nei piccoli borghi e nei paesini.

Il modo in cui l’uomo ha reagito è indicativo delle difficoltà oggettive che si incontrano nel dover abbandonare il luogo dove si ha vissuto per tutta la vita. Chiedere dove possa aver vissuto è quanto meno inconcepibile. È ovvio. Quella è casa.

Renzi perde il suo primo confronto tv

Questa sera a Politics hanno partecipato (per far riprendere un po’ di share alla trasmissione 😀 ) Matteo Renzi, Bianca Berlinguer, Claudio Cerasa e Stefano Feltri. Il PdC è stato “interrogato” dai tre giornalisti, con il povero conduttore relegato al ruolo di arbitro sempre pronto a dover alzare la voce. Di fatto, Politics si continua a distaccare sempre di più dal suo concept originale, e poco ci manca per classificarlo come un qualunque altro talk show.

La puntata è stata molto movimentata. Molte domande, poche risposte. Per la prima volta, Renzi è uscito sconfitto dal confronto televisivo, sia per quanto riguarda il referendum costituzionale (ormai ripete le stesse frasi, gli stessi slogan, le stesse cose, quasi a comando) sia per quanto riguarda le altre questioni. Molto elusivo nel rispondere, e molto lento, il PdC ha provato (compulsivamente) a riportare ogni domanda a suo favore, girandola a “cosa abbiamo fatto”. Un atteggiamento che conosciamo bene, e che non ha salvaguardato la figura di Renzi, che è scappato dalle domande tergiversando su tutto.

Pochi, purtroppo, gli interventi dei giornalisti, meno di 4/5 domande a testa. Purtroppo poi ci si perde nel mare di parole. Molto mirate le domande della Berlinguer, precise quelle di Cerasa, pungenti quelle di Feltri. Il tutto però si è risolto in un clima di finta cordialità, molto evasivo, poco concreto. Più battute che risposte. Qualche novità, qualche anticipazione sulle legge di bilancio, qualche “nuova assunzione” annunciata. Ma poco altro.

Ormai abbiamo inquadrato la figura e la posizione di Renzi: ha i suoi modi, il suo stile nel promuovere il Si, e si dimostra (troppo) sicuro di se, risultando spesso fastidioso agli occhi di lo guarda con più superficialità. Purtroppo però, la sua elusione delle domande non giova a nessuno. Negare che ci sia una spaccatura nel PD e tra gli Italiani, sopratutto sul referendum, non serve a nulla. Come non serve spostare il discorso su qualunque altro tema.

Ma… ricordiamolo: questo è un fattore personale, che riguarda la figura del PdC, e non il referendum in se.

L’eco di un dramma

In queste ore successive alla tragedia ferroviaria in Puglia i media si stanno sbizzarrendo. Come al solito, verrebbe da dire. Sin da poche ore dopo lo scontro, telecamere di ogni emittente hanno presidiato il luogo dell’impatto, e poi l’ospedale da campo, e oggi l’ospedale civile di Bari per il riconoscimento delle salme da parte dei familiari. E mentre tutto è ancora in corso, gli schermi si riempiono di scene terribili, del dramma di chi ha perso qualcuno, di lacrime, pianti e testimonianze strazianti. Scene tristi, che riempiono il cuore di rabbia ma che non apportano nulla al discorso. Scene di vita personale, rubate ai rispettivi proprietari da sciacalli da “diretta” e “speciali” senza alcun contenuto.

E  come al solito, si ripropone il solito schema inquisitorio: prima la compassione, poi la rabbia. Ma rabbia verso chi, verso cosa? Già si additano i grandi mali eterni: l’arretratezza del Sud, i fondi mai spesi, i cantieri mai avviati, i lunghi tempi della burocrazia. Ma escono fuori, timidamente, anche nuove accuse: alla ferrovia a binario unico, alle comunicazioni “all’antica”, alle reti ferroviarie private. Ignorando quasi completamente l’unico vero fattore scatenante di tutto: l’errore umano.

Probabilmente, l’unica vera causa di questo dramma.

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