L’eco di un dramma

In queste ore successive alla tragedia ferroviaria in Puglia i media si stanno sbizzarrendo. Come al solito, verrebbe da dire. Sin da poche ore dopo lo scontro, telecamere di ogni emittente hanno presidiato il luogo dell’impatto, e poi l’ospedale da campo, e oggi l’ospedale civile di Bari per il riconoscimento delle salme da parte dei familiari. E mentre tutto è ancora in corso, gli schermi si riempiono di scene terribili, del dramma di chi ha perso qualcuno, di lacrime, pianti e testimonianze strazianti. Scene tristi, che riempiono il cuore di rabbia ma che non apportano nulla al discorso. Scene di vita personale, rubate ai rispettivi proprietari da sciacalli da “diretta” e “speciali” senza alcun contenuto.

E  come al solito, si ripropone il solito schema inquisitorio: prima la compassione, poi la rabbia. Ma rabbia verso chi, verso cosa? Già si additano i grandi mali eterni: l’arretratezza del Sud, i fondi mai spesi, i cantieri mai avviati, i lunghi tempi della burocrazia. Ma escono fuori, timidamente, anche nuove accuse: alla ferrovia a binario unico, alle comunicazioni “all’antica”, alle reti ferroviarie private. Ignorando quasi completamente l’unico vero fattore scatenante di tutto: l’errore umano.

Probabilmente, l’unica vera causa di questo dramma.

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