Difendere i criminali?

In questi giorni si sta parlando molto della maestra ripresa mentre urlava a dei poliziotti “dovete morire“. Premesso che l’antifascismo è un dovere, ne è nato un discutibile polverone, che non ha mancato di suscitare la reazione dei soliti “figli di”, con sdolcinate lettere contro l’insegnante per ribadire il valore del servizio dell’arma.

Tutto giustissimo: probabilmente, parliamo di un’esasperata, colta proverbialmente sul fatto. Si trovava al posto sbagliato al momento sbagliato, e pagherà (purtroppo per lei) quel suo ardore che, decontestualizzato, farebbe storcere il naso a tutti noi moderati.

Ma è proprio contestualizzando quel suo urlo, che le cose cambiano. Perché la donna urlava contro dei poliziotti che stavano proteggendo un corteo neofascista. Storicamente, le forze dell’ordine hanno sempre tutelato e protetto quel gruppo di persone che va apertamente contro la costituzione, contro la legge, contro ogni buonsenso. Non è una novità.

Proteggere i criminali, sia ben chiaro, è compito delle forze dell’ordine. Quanti linciaggi hanno evitato, in questi anni! Ma è quanto meno doveroso chiedersi che valore può avere, un poliziotto o un carabiniere, che difende un fascista. Che gli permette di manifestare, in aperta violazione dei diritti di tutto un paese. Non riecheggiano più le parole di Sandro Pertini, che nel parlare della libertà di espressione ci ricordava di come bisognasse conbattere e contrastare i fascimi. Non difenderli: stroncarli.

Mentre ci si indigna contro la maestra, i fascisti escono dalla fogna. Proliferano, si riproducono, trovano discepoli e seguaci, si espandono. Servirebbero centinaia, migliaia di maestre così. Maestre che ci ricordano che il fascismo è un crimine. Maestre che ci ricordano che difendere i fascisti è un reato. Maestre che rispoverino in noi un po’ di quel sano antifascismo militante, che non deve degenerare nel più bieco ACAB, ma neppure piegarsi di fronte alla moderazione della libertà di espressione.

L’unico fascista buono è il fascista morto. E come lui, tutti coloro che lo sostengono, lo supportano e lo difendono.

Il degno epilogo di una brutta storia

Il prossimo passo è abbatterlo

Oggi è arrivata una bella, bellissima notizia, proprio in concomitanza del centenario dall Rivoluzione d’Ottobre. Vi ricordate del fattaccio del sacrario di Affile? Ne parlai anche io, ben cinque anni fa. Si tratta di un (brutto) monumento dedicato ad Rodolfo Graziani, inaugurato nell’estate del 2012 nel comune di Affile (RM), appunto. Già all’epoca ci furono numerose polemiche, non solo per il denaro impiegato per realizzare il monumento, ma anche per la figura commemorata: riassumento moltissimo, Graziani fù colui che utilizzò le bombe a gas durante la Campagna d’Etiopia, ed è un personaggio mal visto da buona parte delle destre.

Insomma, un monumento decisamente fascistissimo, oltre che un perfetto esempio di quella famosa “apologia del fascismo” che tanto spesso chiamiamo in ballo senza che centri nulla (come nel caso della Spiaggia di Punta Canna). E non è sfuggito alla Procura di Tivoli, che infatti ha condannato il sindaco di Affile e due assessori rispettivamente ad 8 e 6 mesi di carcere. Una pena ridotta (la stessa procura aveva chiesto due anni per il sindaco ed un anno e sette mesi per i consiglieri) ma pur sempre una pena, per un reato che fin troppo spesso passa in sordina.

Non è chiaro cosa verrà fatto del monumento. Non è stato disposto né il sequestro né la confisca, ma ci si auspica che venga abbattuto. È intollerabile mantenere un monumento dedicato ad un gerarca come Graziani, che non serve a nulla se non ad alimentare il fervore di idee sbagliate. Per quanto riguarda quei tre fessi finiti in carcere, non c’è molto da dire: la pena non è poi così severa, e di certo non servirà a far cambiare la loro posizione. Succede questo, quando non si sigillano bene i tombini. Per usare le parole di Antonio Gramsci: “La storia insegna, ma non ha scolari”.

PS: Se volete approfondire la storia di Graziani e, più in generale, dei vari gerarchi fascisti, vi consiglio di guardare Fascist Legacy.

Sulla spiaggia di Punta Canna

Un cartellone all’ingresso

Quest’estate abbiamo scoperto che nei pressi di Chioggia esisteva una “spiaggia fascista”. Si tratta del lido balneare Playa Punta Canna, finito agli onori delle cronache per i suoi coloriti cartelloni contenenti foto di Mussolini con relative frasi e discorsi, saluti romani, frasi colorite e continui richiami all’ordine ed alla pulizia (e, tra le altre cose, anche un meme).

Ne torniamo a parlare perché dopo la scoperta del lido si procedette quasi immediatamente alla denuncia del suo gestore per apologia del fascismo. Erano i primi di luglio, e tutti i giornali ne parlarono almeno per qualche giorno. Oggi, sappiamo che i PM hanno chiesto l’archiviazione del caso, in quanto non sussisterebbe alcuna apologia di fascismo, ma solo una particolare ramificazione ed articolazione di un pensiero personale.

Si tratta di una distinzione fondamentale, che avevo già affrontanto in un altro post, a seguito dell’approvazione del nuovo reato di propaganda fascista. In molti, lo scorso mese, si sono stracciati le vesti per affermare che si trattava di un provvedimento “liberticida”, senza tener conto delle dovute differenze: la propaganda e l’apologia del fascismo è una cosa, l’essere simpatizzante fascista è un’altra. Ed il caso di Punta Canna è la dimostrazione lampante ed ovvia di questo discorso.

L’attività privata di Punta Canna, per quanto inneggi al ventennio, non può essere tacciata di apologia: è un luogo privato che rispecchia la personalità del suo gestore. E per questo, non si può (e non si deve) finire di certo in galera. Certo, “inneggia” al fascismo ed, in un certo senso, gli fa propaganda: ma non rappresenta una forza politica/sovversiva, ma solo in pensiero – piuttosto comune – di un libero cittadino.

Non è detto che l’archiviazione venga accettata. Tuttavia, è altamente improbabile che qualcuno venga condannato o che il lido chiuda. Era una cosa prevedibile, ed in fondo è giusta così.