Zero titoli

Della serie: e quindi?

Oggi si sta votando per eleggere Luigi Di Maio come candidato premier del Movimento 5 Stelle. Checché se ne dica, si tratta a tutti gli effetti di una farsa ben organizzata, un po’ come quando il PD crotonese pensò di organizzare delle false primarie per far eleggere Arturino. In quel caso alla fine non se ne fece nulla, mentre la farsa per “eleggere” giggìno andrà avanti. Sia chiaro: ben venga Di Maio, dato che la base lo vuole (ahinoi!) a gran voce, ma quanto meno si eviti di chiamare tutto questo “elezioni”.

La costante, nel M5S, è sempre la stessa: le regole sono ballerine e valgono a fasi alterne. Se ne sono accorti un po’ tutti, anche all’interno dello stesso movimento, ma poco importa. Loro vanno avanti, e nonostante tutto fanno scudo e si compattano sulla linea imposta loro.

Leggendo i vari slogan e le varie pubblicità a favore di tizio o caio, particolarmente quelli di Giancarlo Cancelleri, leggo spesso frasi tipo “Ha restitutio X ai cittadini”. Frasi assurde, propagandate come una sorta di merito, ma che di fatto non vogliono dire assolutamente nulla: dove sono questi soldi? Chi li gestisce? Chi ne usufruisce? E sopratutto, il fatto di aver “restituito” del denaro può davvero valere più della competenza?

Per me, no. E, da persone di sinistra, non può che venirmi in mente un famoso discorsetto di Gramsci:

Il fascismo si è presentato come l’anti-partito, ha aperto le porte a tutti i candidati, ha dato modo, con la sua promessa di impunità, a una moltitudine incomposta di coprire con una vernice di idealità politiche vaghe e nebulose lo straripare selvaggio delle passioni, degli odi, dei desideri. Il fascismo è divenuto così un fatto di costume, si è identificato con la psicologia barbarica e antisociale di alcuni strati del popolo italiano, non modificati ancora da una tradizione nuova, dalla scuola, dalla convivenza in uno Stato bene ordinato e bene amministrato.

Adesso, fascismo a parte, sostituite questo concetto con il M5S. Per questo mi sembra assurdo che una persona di sinistra, alle prossime elezioni, si appresterà a votare M5S. Perché il M5S rappresenta (ed ha sempre rappresentato) solo ed esclusivamente una “psicologia barbara e antisociale”. Tanto fumo, ma niente arrosto.

Incrociamo le dita.

Tutti votano per “la pagnotta”

Flora ed Enzo Sculco
Ereditarietà politica

Le pagine del Quotidiano del Sud si rivelano, ancora una volta, un po’ più attente rispetto alle diverse redazioni locali. Prima sul cartaceo, e poi anche con un mezzo resoconto online, si parla del presunto sostegno di alcune famiglie di mafia all’elezione di Flora Sculco in Consiglio Regionale, unica eletta nel Crotonese. Ai giornali locali la notizia è sfuggita (tranne ad uno), un po’ come la storia del subentro di Pucci.

In pratica, la famiglia Marrazzo, operante in quel di Belvedere Spinello, avrebbe apertamente sostenuto l’elezione della figlia del ben noto Enzo Sculco, con una motivazione tutt’altro che inconcepibile: “votiamo pagnotta”, cioè chi ci fa mangiare. Testuali parole, pronunciate da un’esponente del clan e “catturate” nel corso di un’intercettazione.

Il progetto politico degli Sculco è tutt’altro che concluso: dopo l’estromissione di Enzo Sculco dalla vita politica, la bella Flora ha preso le redini dell’importante bacino elettorale del padre, in tre fasi separate. Nel 2014 si è garantita l’ingresso alla Regione con il gruppo Calabria in Rete, recentemente finito nella lista dei “furbetti” in quanto gruppo consiliare composto da una sola persona. Nel 2016 è stato il turno del capoluogo, dove ha partecipato con la lista Crotone in Rete, a sostegno dell’attuale sindaco Ugo Pugliese. E nei primi giorni del 2017 è stato il turno dell’intera Provincia, con l’elezione di Nicodemo Parrìlla della lista Provincia in Rete.

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Aloofness

Dopo l’elezione di Donald Trump (che in un certo senso mi aspettavo), praticamente tutti i quotidiani, i magazine, i giornali, le riviste e i principali siti web degli USA si sono schierati contro la figura del 45° presidente. Nel mondo dei media, nessuno lo vuole. Tutti i comici, tutti i principali programmi in televisione, tutti gli show più seguiti, si disicono disappointed o upset. Ci sono state anche diverse proteste, in più grandi città. Da questa situazione, possiamo trarre due conclusioni.

Anzitutto, dobbiamo capire che l’idea che noi, in Europa, abbiamo di Trump, è principalmente l’idea che ci è giunta dai media USA. Sono infatti numerosissimi gli articoli provenienti da fonti autorevoli, come il Guardian, in New York Times, l’Economist e così via, tutti molto critici e catastrofisti sull’ipotesi Trump. In questo senso, abbiamo avuto “il peggio”, cioè ci sono arrivate quasi esclusivamente le voci critiche e contrarie, riprese da praticamente tutta la stampa Italiana. Lungi da me il voler difendere la figura di Trump, ma è innegabile che sui media mainstream sia stata diffusa solo una sua raffigurazione negativa.

In secondo luogo, dobbiamo renderci conto che questa idea è generata dal distacco e dall’indifferenza che i media USA riversano sulla “classe media”. I comici in tv, i redattori e gli articolisti del NYT e i lettori più moderati si trovano tutti d’accordo nel parlare di dirty Donald, ma il punto è proprio questo: i media di riferimento, che poi sono le nostre fonti, sono pensati e rivolti ad un pubblico specifico. Certo, è rappresentato da milioni e milioni di persone nelle aree più cosmopolitane degli USA, ma c’è poi tutto il resto del paese, che “all’improvviso” si è dimostrato essere la maggioranza.

Tutto il resto, è un semplice effetto cascata.