“Salvini è l’unico che ci può salvare”

Ogni volta che vado a fare la fila dal medico c’è qualcuno che ha voglia di fare quattro chiacchiere. Succede dunque che in quei 20/30 minuti di attesa nascano i discorsi più vari, ai quali generalmente partecipo solo come ascoltatore. Oggi invece è capitata una vecchietta che aveva proprio voglia di parlare con me: una donna non troppo avanti con l’età, curata e con una vistosa pelliccia. Lei stessa si è definita “una donna benestante”, vantando una congrua “pensione americana”.

Dopo avermi parlato praticamente di tutto ciò che era successo a livello locale, il discorso è passato – ovviamente – alla politica nazionale. Dopo il solito monologo fatto di indignazione-schifo-rigetto-vergogna, quello che ascolti in silenzio muovendo di tanto in tanto la testa in attesa che gli argomenti si esauriscano, la signora, con aria furba e occhio vispo, mi dice:

Ma io lo so a chi devo votare. Non mi fregano più! A marzo vado a mettere una bella x sulla Lega, che Salvini è l’unico che ci può salvare.

Mi aspettavo un elogio del M5S, o, come da consuetudine per le persone di una certa età, l’appoggio spassionato a Berlusconi. E invece no, la nonnina darà il suo voto a Salvini. Il mio stupore aumenta quando un uomo in fila dietro di me si fa avanti per stringere la mano alla donna, complimentandosi con lei per la scelta ed avvisandoci che anche lui farà lo stesso.

Cosa porta a questo amore per un soggetto politicamente mediocre come Salvini? Ma sopratutto, perché mai una persona del Sud dovrebbe votare per uno della Lega? Non c’è spiegazione ai movimenti “di pancia” del popolo, quel che è certo è che i ciarlatani, i venditori di fumo e tutti gli idioti in generale godono di una grande approvazione.

In fondo, gli basta urlare quattro fesserie.

L’altra scissione a sinistra

La nuova lista che divide l’estrema sinistra

Una caratteristica inscindibile delle sinistre di tutto il mondo, ma particolarmente di quelle italiane, è la frammentazione. E se c’è un motivo per il quale ricorderemo il 2017 e probabilmente anche il 2018 è la scissione di molti di questi partiti. La più eclatante, per ovvi motivi, è la scissione del Partito Democratico, che ha visto andar via prima i vecchi dirigenti e poi le alte cariche, che hanno preferito formare due nuoi partitini (Movimento Democratico Progressista e Liberi & Uguali), che si vanno ad aggiungere al vasto microcosmo delle liste di sinistra di questo paese.

E l’estrema sinistra? Quella “dura e pura”, che da sempre non si riconosce nel PD e nei partiti moderati? Non se la passa meglio. Si è ampliata la frattura tra i vari partiti, ed è nata una nuova lista che non è ben vista da tutti, ossia Potere al Popolo. Sono infatti molti i “puristi” che annunciano di rifiutarsi di votare per questo nuovo partito, e per motivo che definire banale è poco: non ci sono falce e martello nel logo.

Un’affermazione aberrante, che tuttavia permea il dibattito pubblico di quella “estrema sinistra” incapace di confrontarsi, e saldamente ferma su temi tanto futili quanto anacronistici. Una questione d’immagine, non di contenuto, fomentata da coloro i quali si vantano di “vedere oltre”. Succede così che anche i vari partiti comunisti non si presenteranno alle elezioni del 2018 con un unica grande lista, ma divisi. Per ora sono almeno in due: c’è Il Partito Comunista che si presenterà con il simbolo, mentre il PCI – a quanto pare – sosterrà la neolista di Potere al Popolo, nell’intento di “verificare la possibilità di costruzione di una lista elettorale articolata e unitaria, comunista, anticapitalista, di sinistra alternativa”.

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Zero titoli

Della serie: e quindi?

Oggi si sta votando per eleggere Luigi Di Maio come candidato premier del Movimento 5 Stelle. Checché se ne dica, si tratta a tutti gli effetti di una farsa ben organizzata, un po’ come quando il PD crotonese pensò di organizzare delle false primarie per far eleggere Arturino. In quel caso alla fine non se ne fece nulla, mentre la farsa per “eleggere” giggìno andrà avanti. Sia chiaro: ben venga Di Maio, dato che la base lo vuole (ahinoi!) a gran voce, ma quanto meno si eviti di chiamare tutto questo “elezioni”.

La costante, nel M5S, è sempre la stessa: le regole sono ballerine e valgono a fasi alterne. Se ne sono accorti un po’ tutti, anche all’interno dello stesso movimento, ma poco importa. Loro vanno avanti, e nonostante tutto fanno scudo e si compattano sulla linea imposta loro.

Leggendo i vari slogan e le varie pubblicità a favore di tizio o caio, particolarmente quelli di Giancarlo Cancelleri, leggo spesso frasi tipo “Ha restitutio X ai cittadini”. Frasi assurde, propagandate come una sorta di merito, ma che di fatto non vogliono dire assolutamente nulla: dove sono questi soldi? Chi li gestisce? Chi ne usufruisce? E sopratutto, il fatto di aver “restituito” del denaro può davvero valere più della competenza?

Per me, no. E, da persone di sinistra, non può che venirmi in mente un famoso discorsetto di Gramsci:

Il fascismo si è presentato come l’anti-partito, ha aperto le porte a tutti i candidati, ha dato modo, con la sua promessa di impunità, a una moltitudine incomposta di coprire con una vernice di idealità politiche vaghe e nebulose lo straripare selvaggio delle passioni, degli odi, dei desideri. Il fascismo è divenuto così un fatto di costume, si è identificato con la psicologia barbarica e antisociale di alcuni strati del popolo italiano, non modificati ancora da una tradizione nuova, dalla scuola, dalla convivenza in uno Stato bene ordinato e bene amministrato.

Adesso, fascismo a parte, sostituite questo concetto con il M5S. Per questo mi sembra assurdo che una persona di sinistra, alle prossime elezioni, si appresterà a votare M5S. Perché il M5S rappresenta (ed ha sempre rappresentato) solo ed esclusivamente una “psicologia barbara e antisociale”. Tanto fumo, ma niente arrosto.

Incrociamo le dita.