Ragionamenti di parte

Elementa juris criminalis, 1794

Avrete sentito tutti quella storiaccia dello stupro di Rimini. Anzi, degli stupri, dato che c’è finita sotto anche una trans peruviana, ma la narrazione pare essersi cristallizzata principalmente sulla coppia Polacca. Aldilà del gesto compiuto, la vicenda ha avuto molto eco per via degli stupratori, in questo caso un “branco” di immigrati.

Non bisogna stupirsi del fatto che, in un paese come l’Italia, l’opinione pubblica non ha perso tempo a farne una questione razziale. Un po’ tutti se la sono presa con il negro-di-turno, tra accorate invocazione all’espulsione a calci in culo, alla castrazione chimica, e varie accuse assortite. Ad aggravare la ferocia del popolo, il fatto che quel presunto capobranco, poco più che ventenne, fosse sbarcato in Italia da qualche anno, ed avesse ottenuto addirittura il permesso di residenza per “motivi umanitari”.

Snaturando la vicenda, possiamo notare come il giudizio popolare nei confronti di tali avvenimenti sia fortemente influenzato dalla provenienza di chi subisce/effettua un crimine. Si tratta di un campanello d’allarme non indifferente, che indica il fatto (palese a tutti, ma sempre messo in secondo piano) che non ci percepiamo come “tutti uguali”. Aldilà delle considerazioni di “unico popolo” o “tutti fratelli e sorelle”, nei fatti l’essere “Italiano” o l’essere “straniero” provoca reazioni distinte e contrastanti, anche di fronte a reati simili.

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Che cos’é un hotspot?

Non ce la fanno proprio…

Negli ultimi mesi la discussione sugli hotspot per migranti è tornata alla ribalta. Si tratta di un discorso un po’ datato, ma sapete com’è: le poche novità ed il caldo giocano brutti scherzi, e finiscono per farti annoiare alla lunga. Succede così che l’estate crotonese si è “colorata” dei soliti striscioni di quei poveri forzanovisti che sentono la necessità di starnazzare per ogni cosa. Questa volta, tutti in coro contro l’hotspot, sui muri della città tanto quanto sui vari profili facebook.

Si tratta di un cortocircuito tipico, per le persone come loro: chiedono più controlli sull’immigrazione, ma allo stesso tempo sono contro l’immigrazione. Succede così il caso hotspot in salsa crotonese, dove in generale tutto il centrodestra si lamenta di un servizio (non ancora attivo) che ha sempre richiesto a gran voce. Perché sapete, dobbiamo difenderci “dall’invasione”…

La verità, molto più semplicemente, è che non c’hanno capito niente, e chissà che idea hanno di hotspot. A dimostrazione di ciò c’è un vecchio post scritto dal “movimento” Io ho un sogno per Crotone, un accozzaglia di fesserie complottare che vanno tanto di moda al giorno d’oggi, e che non fanno di certo onore a chi le scrive.

Visto che Crotone è designata tra le città che dovranno ospitare in futuro un hotspot per migranti, anzichè dare retta a questi quattro sciacqualattughe fermiamoci un attimo e chiediamoci: Che cos’è un hotspot? Come funziona? Quanti ce ne sono in Italia? E perché uno proprio a Crotone?

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Nuotando in un mare di dati

I punti di prelievo cittadini

In questi anni abbiamo assistito ad un perenne contrasto sui dati relativi alla balneabilità e all’inquinamento del nostro mare. Da una parte troviamo i dati forniti periodicamente dall’Arpacal, mentre dall’altra troviamo i dati raccolti dal meetup del M5S locale. La cosa quantomeno curiosa è che, andando a confrontare questi dati, scopriremo che sono sempre molto, molto differenti. Anche a seguito di analisi effettuate a pochi giorni di distanza.

Più volte è stato chiesto (dai cittadini e dalla stampa, specie Il Crotonese) un prelievo in contemporanea, da effettuarsi lo stesso giorno, in modo da fugare ogni dubbio. Altrimenti, a chi dovremmo credere? E’ possibile che l’acqua sia sempre pulita come sostiene l’Arpacal,  o che sia sempre sporca come sostiene il meetup?

A distanza di anni dall’avvio della campagna “Il nostro mare lo controlli Tu“, finalmente è stato svolto un prelievo in contemporanea con le autorità, l’11 Luglio 2017. E puntualmente, i dati sono molto diversi: i risultati del meetup, pubblicati il 13 Luglio, evidenziano ben due aree oltre i limiti; i risultati di Arpacal invece, pubblicati il 18 Luglio, non hanno registrato alcuna irregolarità. Pare un mistero insolvibile.

Non sappiamo se il prelievo è avvenuto in perfetta concomitanza (stessa ora, stesso punto, stesse modalità ecc.), ma appare comunque irrealistica una tale differenza di valori negli stessi specchi d’acqua. Qualcuno, qui, mente. O forse sarebbe meglio dire sbaglia. Ma chi? Sono in molti infatti che, prodi della loro ignoranza, semplicemente non credono ai dati dell’Arpacal, che sarebbero “taroccati” o comunque “falsi”, nonostante la numerosa documentazione ed i numerosi report. Ma la realtà potrebbe essere ben più semplice.

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