Nuotando in un mare di dati

I punti di prelievo cittadini

In questi anni abbiamo assistito ad un perenne contrasto sui dati relativi alla balneabilità e all’inquinamento del nostro mare. Da una parte troviamo i dati forniti periodicamente dall’Arpacal, mentre dall’altra troviamo i dati raccolti dal meetup del M5S locale. La cosa quantomeno curiosa è che, andando a confrontare questi dati, scopriremo che sono sempre molto, molto differenti. Anche a seguito di analisi effettuate a pochi giorni di distanza.

Più volte è stato chiesto (dai cittadini e dalla stampa, specie Il Crotonese) un prelievo in contemporanea, da effettuarsi lo stesso giorno, in modo da fugare ogni dubbio. Altrimenti, a chi dovremmo credere? E’ possibile che l’acqua sia sempre pulita come sostiene l’Arpacal,  o che sia sempre sporca come sostiene il meetup?

A distanza di anni dall’avvio della campagna “Il nostro mare lo controlli Tu“, finalmente è stato svolto un prelievo in contemporanea con le autorità, l’11 Luglio 2017. E puntualmente, i dati sono molto diversi: i risultati del meetup, pubblicati il 13 Luglio, evidenziano ben due aree oltre i limiti; i risultati di Arpacal invece, pubblicati il 18 Luglio, non hanno registrato alcuna irregolarità. Pare un mistero insolvibile.

Non sappiamo se il prelievo è avvenuto in perfetta concomitanza (stessa ora, stesso punto, stesse modalità ecc.), ma appare comunque irrealistica una tale differenza di valori negli stessi specchi d’acqua. Qualcuno, qui, mente. O forse sarebbe meglio dire sbaglia. Ma chi? Sono in molti infatti che, prodi della loro ignoranza, semplicemente non credono ai dati dell’Arpacal, che sarebbero “taroccati” o comunque “falsi”, nonostante la numerosa documentazione ed i numerosi report. Ma la realtà potrebbe essere ben più semplice.

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Affermazioni ponderate

Sta facendo particolarmente discutere quanto affermato ieri da Luigi Di Maio, in merito ad un presunto “rapporto” di criminali “importati” dalla Romania. Per comprendere la ridicola tesi, espressa con un post su Facebook, basta una rapida lettura:

L’Italia ha importato dalla Romania il 40% dei loro criminali. Mentre la Romania sta importando dall’Italia le nostre imprese e i nostri capitali. Che affare questa UE!

Siccome in Italia la politica non ha mai voluto far funzionare la giustizia, anzi molto spesso l’ha sabotata volutamente, noi stiamo attraendo delinquenti, mentre le nostre imprese scappano dove i sistemi giudiziari sono più efficienti: come in Romania!

Vi chiedo di ascoltare questi due minuti del Procuratore aggiunto di Messina Sebastiano Ardita per capire cosa hanno creato in Italia 20 anni di partitocrazia degli amici degli amici.

Basta non votarli più per far cambiare le cose.

Insomma, non solo un paragone improbabile, ma anche dei dati che sono incredibilmente facili da smentire. Il tutto infarcito dalla solita retoria squallida di chi vuole incolpare di tutto la politica, i sistemi e quant’altro. Insomma, una classica balla a cinque stelle.

Tra un’indignazione e l’altra, tra chi grida allo scandalo e chi invece cerca di ridimensionare il tutto, ci sono due aspetti da considerare, secondo me fondamentali. Il primo, è che Di Maio non ammetterà mai di aver detto una stronzata. Ridurrà la sua affermazione, la cambierà, la modificherà fino a storpiarla nel suo significato, fino a voler fare intendere che non era quello che voleva dire. Insomma, in qualche modo la sua frase finirà “strumentalizzata”, quando invece basterebbe ammettere l’errore e fare un mea culpa.

Il secondo punto è molto più importante. Di Maio non ha detto quelle parole tanto per dirle, perché aveva un pomeriggio noioso. Non credo proprio. L’affermazione di Di Maio è ben ponderata, anche al netto delle polemiche che stanno montando. Questo perché, sotto sotto, sono moltissime le persone ad essere daccordo con questo ragionamento: importiamo i criminali dall’est. Oggi è Romania, ventisei anni fà era Albania, e così via.

L’affermazione di Di Maio è tanto falsa quanto efficace. E’ la conferma di un luogo comune, radicato e certo nella popolazione. Nessuno andrà mai a vedere se davvero abbiamo importato il 40% dei criminali Rumeni, perché non è un dato importante al fine del discorso, discorso avallato da una percezione che fin troppo spesso ci trae in inganno (non solo per via delle tendenze politiche, ma anche per colpa della narrazione tossica che si fa di certi casi).

Di Maio è una persona furba: ha capito (come del resto tutto il M5S) che gli basta ripetere e dire ciò che la gente pensa. Nulla di nuovo nello scenario politico nazionale. Un povero nătâng.

Il “nuovo” sito del Comune di Crotone

Il nuovo sito del Comune di Crotone, online già dai primi di Febbraio, è stato finalmente presentato con tutti le novità annesse. Poche novità a dire il vero, basate principalmente su un nuovo aspetto e la possibilità di ottenere alcuni certificati direttamente da casa, senza dover andare all’ufficio Anagrafe.

Togliamoci subito i dettagli più tecnici: il CMS rimane FlexCMP, un completissimo sistema creato appositamente per i portali della pubblica amministrazione (con un costo che va dai 5.000€ ai 25.000€ all’acquisto, in base alle esigenze dell’ente ed ai moduli richiesti, e con un canone di “assistenza e manutenzione” annuo), al quale è stato aggiornato il tema, reso finalmente più moderno e di semplice lettura. Sono stati accorpati diversi portali, come Vivere Crotone, che adesso si presentano come aree tematiche di un unico sito. Insomma, il portale si presenta sicuramente più bello rispetto al suo storico predecessore.

Ma per il resto? Perché se è vero che l’occhio vuole la sua parte, non bisogna mai dimenticarsi della sostanza. Molto utile il “nuovo” servizio di certificazione digitale, sebbene diverse aree siano ancora in fase di attivazione (da diversi anni, in realtà). E’ comodo consultare la propria condizione, i calcoli di IMU e TARSU, così come è comodo ottenere alcuni documenti ed autocertificazioni direttamente in PDF sul proprio PC. Tuttavia, manca molto, molto altro.

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