A domanda (finalmente) rispondo

E tante grazie alla signora

In questi ultimi giorni mi sono interessato a risolvere una piccola problematica vicino casa: un chiusino completamente rotto. Trattandosi di un pozzetto fognario, potete tranquillamente capire che oltre al cattivo odore da quel tombino uscivano tranquillamente anche numerose bratte e qualche topino, il tutto vicino alla mia porta di casa.

Partiamo dal presupposto che sapevo perfettamente di dovermi rivolgere alla Congesi (ex Soakro), ma ho deciso di provare tutte le vie “istituzionali” rivolte al cittadino, specialmente il “nuovo” ufficio dell’URP del Comune. Così, giusto per metterle alla prova: funzioneranno? Sapranno indirizzarmi correttamente?

La risposta più rapida, ovviamente, si ottiene andando di persona all’ufficio dell’URP. In alternativa, l’altro mezzo che vi mette in contatto per direttissima con il Comune è il telefono, al quale rispondono dopo qualche tentativo. Ma come si comporteranno con le email, vero tallone d’Achille di tutte le amministrazioni comunali fin qui susseguitesi? Nonostante il difficile rapporto con la tecnologia, e contro ogni aspettativa, per la prima volta qualcuno mi ha risposto.

Ad una email inviata il 3 Luglio, mi ha risposto l’incaricata dell’URP da me contattata il 13 Luglio. Dieci giorni di attesa sono un po’ tanti, ma non c’è male: sempre meglio di niente. Certo, in caso di emergenze e di cose più serie, sempre meglio fare un salto al Comune. Ma l’importante è che, finalmente, le mie mail non finiscano nell’oblio.

Certe volte, basta semplicemente far notare le cose per metterle a posto.

Il cliente ha sempre ragione

Il sit-in di protesta (via IlCrotonese)

Per oltre dieci giorni un gruppetto di ex dipendenti dell’Akros ha protestato sotto al palazzo comunale, in Piazza della Resistenza. Ci sono stati numerosi attimi di tensione, tra scontri verbali con guardie, forze dell’ordine, sindaco e consiglieri, ed attimi drammatici come l’annuncio di uno sciopero della fame ed il successivo malore di uno degli ex impiegati. Dopo due giorni di pausa, la protesta è ripresa su una gru del porto.

Facciamo un passo in dietro: l’Akros s.p.a. nacque nel 1999 e nel 2001 (con una maggioranza spaccata) ottenne in gestione la raccolta differenziata di Crotone e di diversi altri comuni della Provincia. In seguito, per via dell’assorbimento dei lavoratori di ASPSC, si trovò a gestire anche la raccolta ordinaria dei rifiuti e la manutenzione del depuratore. La società svolse un discreto lavoro con la differenziata, portando la percentuale cittadina al picco tuttoggi imbattuto del 22,5%. Ma dal 2006, nonostante i rosei scenari, iniziarono i problemi, che si concretizzarono nel 2009 con le prime crisi di liquidità e la costante ricerca di creditori e fondi. Da allora, almeno una volta all’anno abbiamo assistito ad una protesta dei lavoratori Akros, che prima si piazzavano alla sede della Provincia. Nel frattempo nacque Akrea s.p.a., e l’Akros si avvicinò lentamente al suo destino: fallì definitivamente nell’Aprile 2016, dopo 17 anni di attività.

Sempre nell’Aprile del 2016 i sindacati si mossero per tutelare la posizione dei 62 dipendenti di Akros, e ottennero un accordo per l’assorbimento di tutto il personale in Akrea, la nuova società che dovrà occuparsi anche della differenziata (e che fino ad oggi ha preso un po’ tutti in giro). L’accordo però prevede l’assorbimento immediato di 28 lavoratori, mentre gli altri 34 verranno inseriti “solo con l’avvio del porta a porta“. Ma nel frattempo è passato già un anno, ed a Luglio scadrà la disoccupazione degli impiegati non ancora assorbiti, che si ritroveranno letteramente senza un soldo. Da questa situazione emergenziale nasce la protesta che avete visto tutti, e che sta continuando addirittura su una vecchia gru del porto cittadino, a 30 metri d’altezza.

Leggi tutto…

Come “funziona” il verde pubblico a Crotone

Capitozzature selvagge…

Da qualche giorno a questa parte si sta parlando molto della potatura di diversi alberi, in particolare dei platani di Fondo Gesù, lungo Via Giuseppe Di Vittorio. La polemica è nata online per via della pesante capitozzatura, applicata praticamente all’altezza del tronco principale. Una soluzione drastica, potenzialmente dannosa, ma che probabilmente in questo caso indica una prossima rimozione della pianta.

Ne è nato un incredibile battibecco, tra “vergogna e indignazione” ma anche tra soggetti più o meno informati. Tralasciando gli aspetti botanici (si, gli alberi si possono potare anche in primavera, ed i platani sono tra quelli che meglio resistono alla capitozzatura) dato che ci vorrebbe un post a parte, forse è bene farsi farsi una domanda: come funziona il verde pubblico a Crotone? Come è gestito? Con quali criteri?

Una domanda nebulosa, che non trova facile risposta. Qualche anno fà la bizzarra gestione del verde pubblico finì sotto i riflettori per via dei suoi alti costi, che hanno toccato punte di 700.000€/800.000€ all’anno. Una cifra spropositata, visto il cronico abbandono di aiuole e aree verdi (anche da parte dei cittadini). Venne poi spiegato, quasi a metterci una toppa, che in quella cifra erano compresi anche “interventi di messa in sicurezza”, come il riassetto dei terreni smottati (specie lungo Via per Capo Colonna), la pulizia dei canaloni e dei canali di scolo, finanche l’acquisto di reti e muretti di contenimento.

Da allora le cose sono un po’ cambiate, nel senso che il budget annuale è stato drasticamente tagliato (150.000€ nel 2015 e nel 2016, 195.000€ previsti per il 2017), e i soldi sono stati destinati solo a determinate aree d’intervento. Tuttavia, la gestione del verde continua ad essere frammentata tra troppe entità, in un sistema non propriamente ottimale.

Leggi tutto…