Questione d’immagine

Il primo video è già online

Nelle ultime settimane sono nate moltissime polemiche per via delle “enormi spese” sostenute dall’amministrazione per sponsorizzare e pubblicizzare eventi. C’è chi polemizza per le stampe dei manifesti sul Cantiere Crotone, chi per i soldi spesi per gli eventi natalizi, chi per le pagine “comprate” dal Sindaco per i suoi rapporti, e chi per le mappe sempre sbagliate. Ancora nessuno però ha proferito parola sul nuovo servizio streaming del Comune di Crotone, e molto probabilmente nessuno ne parlerà. Allora tanto vale riaprire l’argomento.

Partiamo subito con una considerazione fondamentale: i servizi si pagano. Ed il servizio scelto dall’ente, ossia Magnetofono 2.0, è un servizio a dir poco ottimo. Da informatico che ha già lavorato con software dedicati alla PA non posso che essere contento della scelta, che ci mette a disposizione tutta una serie di comodità già ben elencate. Il punto del discorso però è un altro: ci serve davvero lo streaming? Perché c’è costato ben 29.317,33€ (Determinazione dirigenziale Del 24-10-2017 N. 2085), e rischia di non servire proprio a nulla.

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Lo specchio dell’interesse

Lo so, sto per fare il solito discorso palloso di quello che non si capacita di certe cose. Abbiate pazienza, se vi và. Eppure, in questi giorni, mi è capitato di notare una cosa. Il Comune di Crotone, alla fine, ha deciso di chiudere le scuole per oggi, dandone comunicazione ufficiale ieri in tarda serata. A pochi minuti dalla condivisione del post sulla pagina facebook, il messaggio ha fatto il giro della città, raggiungendo praticamente tutti: insegnanti, alunni e genitori.

In pochi minuti infatti il post è stato condiviso ben 400 volte, ha ricevuto centinaia di commenti ed oltre 700 reazioni. Insomma, un vero e proprio record per la pagina del comune, che in genere è più abituata a ricevere una manciata di reazioni generiche e decine di insulti e “vergogna” nei commenti.

Ritengo che questo sia un specchio piuttosto preciso della nostra società. È antipatico vedere che ogni altro post, che riguardi iniziative culturali, sportive o naturali (come la piantumazione di nuovi alberi) superi a fatica le 30 interazioni, e non vada quasi mai oltre alla “solita cerchia”  di interessati. Credo rispecchi due cose: dapprima, il fatto che a Crotone risiedano in maggioranza studenti, quindi giovanissimi felici di saltare un giorno di scuola ed allo stesso tempo poco interessati a qualsiasi altra attività (ed è giusto così, gli interessi si sviluppano con il crescere); in secondo luogo, l’eterno “gioire” del non dover fare qualcosa, l’attesa costante della “causa di forza maggiore” che giustifica tutto e tutti, ragazzi ed adulti.

È innegabile, siamo mossi dall’interesse. E l’assenza di interazioni virtuali con alcuni post denota la reale assenza di interesse verso altrettante iniziative. Non dovremmo interessarci necessariamente a tutto, ma neanche a così poco…

Idioti

Oggi è scoppiata una vera e propria polemica a Noli, un piccolo paesino del Savonese. Si voleva dedicare una targa a Giuseppina Ghersi, ragazzina di 13 anni uccisa dai partigiani il 27 Aprile del 1945. A condannarla, il fatto di essere in possesso di una lettera di Mussolini. Per inciso, non è la stessa ragazza mostrata in alcuni manifesti appesi per Crotone da Forza Nuova lo scorso 25 Aprile, come erroneamente si sta dicendo in giro (quella si riferisce all’eccidio di Codevigo).

Ad essere incredibile, in questa vicenda, è l’assurda posizione dell’ANPI, che si è pubblicamente opposto alla targa perché quella ragazzina era pursempre una fascista. Parliamo di una giovane di appena tredici anni: non si può imputare ad una persona così giovane una qualunque appartenenza ideologica tale da giustificarne l’uccisione. Non si può.

L’ANPI è ormai da tempo in uno stato di pietosa decadenza (sia sul piano storico sia sul piano politico, dove è – erroneamente – sempre più presente). La necessità ideologica di classificare anche i ragazzini è un fatto preoccupante, che non può essere giustificato. Nessuno mette in dubbio l’utilità dei partigiani nella liberazione, né eventi del genere si possono permettere di screditare l’impegno ed il sacrificio. Ma, allo stesso modo, non bastano tutti i meriti dei partigiani a giustificare una tale presa di posizione.

C’è un solo modo per definire l’ANPI, in certi casi: idioti. Idioti puri, ma non ingenui, dato che sono mossi da un frontalismo odioso e becero, degno del nemico che hanno sempre combattuto.