E il commerciante bussò…

Ma guarda un po’…

Sul Crotonese di oggi leggiamo di un fatto curioso. Vi ricordate che appena una decina di giorni fa è successo un gran casino sul lungomare, a seguito dei controlli dei Carabinieri sulle concessioni del suolo pubblico? I commercianti hanno inscenato una serrata, chiudendo i locali e protestando alla prefettura, in quanto avrebbero ingiustamente subito un abuso, e sono andati tutti a sbraitare di essere nel giusto, pretendendo la solidarietà anche dai pochissimi locali in regola. Hanno addirittura incassato l’appoggio di qualche esponente politico (M5S, ovviamente), oltre che di buona parte della popolazione che si è prontamente schierata contro il controllo.

Parole e commenti assurdi, dettati non solo da una palese mancanza di educazione alla legalità, ma forse anche un po’ dalla calura estiva. Eravamo infatti rimasti che su 19 attività: 5 in regola, 8 in attesa del permesso, 4 non hanno ancora pagato e 2 non hanno neanche presentato la domanda. Una dato impietoso, sul quale ancora gravitava il dubbio delle responsabilità. Dopo il primo incontro di Lunedì scorso e le successive verifiche, sembra però non ci siano dubbi: la maggior parte dei commercianti non era in regola, e non aspettava alcun permesso.

Ad aggravare ancor di più il quadro è quanto riportato dal Crotonese di oggi, in seconda pagina: altri 25 commercianti si sono presentati spontaneamente al Comune per regolarizzare la loro posizione. Approfittando del “periodo di regolarizzazione” concesso dallo stesso sindaco, che scadrà entro la fine di Luglio, altri commercianti, consci di non essere in regola, hanno ben pensato di mettersi a posto prima dell’arrivo di una sanzione da parte delle forze dell’ordine. Meglio evitare, se possibile: e come fino ad oggi hanno evitato di pagare correttamente quanto dovuto, adesso eviteranno anche di incorrere nella sanzione che gli spetterebbe. Un paradosso difficile da mandare giù, che rappresenta bene la normalità di una città sempre pronta a fotografare l’ambulante che con la sua bancarella “mina all’economia locale”, e fin troppo sbadata quando si tratta di verificare tutto il resto.

Ma torniamo a noi, perché ci tocca aggiornare il bilancio. Sebbene il controllo abbia interessato solo 19 attività, con queste “ammissioni spontanee” si può tranquillamente dire che: su 44 attività commerciali solo 5 sono in regola, e solo 8 sono realmente in attesa del permesso del Comune. Le restanti 31 attività hanno palesato delle mancanze più o meno gravi, che vanno dalla semplice occupazione di suolo maggiore di quanto dichiarato (cosa trascurabilissima, in alcuni casi) al totale abusivismo (non hanno mai pagato, o, peggio ancora, hanno fatto finta di pagare). Un bilancio impietoso, al quale andrebbe aggiunto la chiusura di altri due esercizi commerciali (diciamo “discoteche”), sempre per mancanza di permessi.

Evidentemente, c’è bisogno di fermarsi un attimo a ragionare. Chi affossa davvero l’economia locale? Il controllo delle forze dell’ordine, o il commerciante che non si regolarizza? Perché questi soldi che non arrivano nelle casse del Comune, sono soldi tolti alla collettività. Soldi che potrebbero essere reinvestiti, guarda caso, proprio sul lungomare cittadino, dove questi commercianti operano, per renderlo migliore, più bello, più appetibile.

Mai più adatta fù la storia della volpe dalla coda di paglia.

Breve storia dei colori di Crotone

Una delle tante cavolate…

Tra le centinaia e centinaia di polemiche che nascono ogni giorno nei gruppi online, molto spesso ci si imbatte in casi di semplice ignoranza. Persone che alimentano polemiche e “casi” partendo da assunti sbagliati, erronei, storti. E che, purtroppo, hanno anche seguito.

Un caso recente però è degno di interesse, dato che riguarda i colori della città, e nello specifico la loro rappresentazione sulla bandiera comunale esposta in Piazza della Resistenza. Fino al 2016 la bandiera esposta presentava prima il rosso e poi il blu, mentre  durante lo scorso anno è stata invertita, ed ora presenta prima il blu e poi il rosso.

Un noto commentatore ci ricorda sarcasticamente che “siamo i rossoblù non i blu rosso!“, dando per scontato che il comune appellativo per rivolgersi alla squadra di calcio sia lo stesso della blasonatura ufficiale della città. Ma avrà ragione? Anche perché è vero, si dice rossoblù, espressione estesa anche alla cittadinanza, ma i colori sociali della squadra sono definiti come “blu e rosso”, e non viceversa.

La risposta non è per niente scontata: non c’è alcun documento (quantomeno pubblico) che ci informa delle giuste fattezze e colorazioni della nostra bandiera. Anche se, a guardare lo stemma ufficiale della città, c’è da pensare che sia giusto così.

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Il destino di Pitagora, tra Samo e Crotone

Salvator Rosa, Ritorno di Pitagora (1662)

Per il 20 Maggio è in programma un piccolo evento importante: la città di Crotone, globalmente nota come la città Pitagorica, si gemellerà con Samo, la città-isola che diede i natali al grande filosofo. L’evento, oltre alla formalità del gemellaggio, prevede l’arrivo di una delegazione in città per visitare il nostro museo archeologico, e per avvalorare i rapporto di collaborazione tra i due centri. Un’associazione spontanea e ovvia, che vedrà luce solo oggi, ma meglio tardi che mai.

Non serve celebrare la grande figura di Pitagora. Sono sicuro che ricorderete tutti la famosa iscrizione all’ingresso della scuola, i suoi versi aurei, i vari simboli, ed anche la sua strana avversione alle fave. Senza contare i numerosi progressi matematici, con il suo famoso teorema studiato ancora oggi in tutto il mondo. Ma Pitagora era anche un politico, e la sua scuola fungeva anche da organizzazione conservatrice, aristocratica. A tal proposito, c’è da considerare una particolare analogia tra le due città che si stanno per gemellare.

Crotone e Samo, infatti, sono accomunate da due grandi eventi: entrambe hanno ospitato una scuola fondata da Pitagora, ed entrambe hanno costretto il filosofo alla fuga per motivi politici. In genere non si fa mai riferimento alla “cacciata” di Pitagora, eppure avvenne in entrambi i casi, dato che Pitagora scappò prima da Samo e poi da Kroton. Una sorta di condanna, che ha raggiunto il filosofo anche dopo aver attraversato mezzo Mediterraneo.

Nel nostro caso, pare si trattò di un allontanamento violento, tra case incendiate e bastonate. A distanza di due millenni non potremo mai sapere se l’esilio avvenne a torto o a ragione (si parla di “democratici che andarono contro l’aristrocrazia”, ma anche di piccoli tiranni o di altre figure desiderose di prendere il potere politico), ma sappiamo per certo che Kroton non fù solo la città che accolse Pitagora, permettendogli di svilupparsi e di divenire uno dei pensatori più noti di sempre, ma fù anche la città che lo scacciò con la forza, condannandolo a morte.

Storie di ordinaria amministrazione, in quegli anni, tra tiranni e oligarchi di vario genere. In molti sono convinti del fatto che la cacciata di Pitagora fù il primo passo al decadimento di Kroton, ma non è un collegamento così scontato dato che almeno fino alla prima metà del 300 a.C. la città continuò a godere di una certa influenza politica e culturale. Questo almeno fino ad una serie di pesanti sconfitte militari, ed alla successiva colonizzazione romana.

Il gemellaggio tra Crotone e Samo è una cosa talmente scontata e ovvia che viene da chiedersi come mai non sia mai stato fatto fino ad oggi, nonostante il filo comune che le unisce. A tal proposito, è bene sapere che da Samo vengono anche Epicuro ed Aristarco, e che sull’isola si trova tutt’oggi il Pythagoreion, antico porto torrificato dal quale pare salpò Pitagora.

Nell’attesa del “ritorno dagli inferi” del filosofo, come auspicava Salvator Rosa e numerosi altri intellettuali dell’epoca, un salto nell’antica Ionia sarebbe d’obbligo.