Breve storia dei colori di Crotone

Una delle tante cavolate…

Tra le centinaia e centinaia di polemiche che nascono ogni giorno nei gruppi online, molto spesso ci si imbatte in casi di semplice ignoranza. Persone che alimentano polemiche e “casi” partendo da assunti sbagliati, erronei, storti. E che, purtroppo, hanno anche seguito.

Un caso recente però è degno di interesse, dato che riguarda i colori della città, e nello specifico la loro rappresentazione sulla bandiera comunale esposta in Piazza della Resistenza. Fino al 2016 la bandiera esposta presentava prima il rosso e poi il blu, mentre  durante lo scorso anno è stata invertita, ed ora presenta prima il blu e poi il rosso.

Un noto commentatore ci ricorda sarcasticamente che “siamo i rossoblù non i blu rosso!“, dando per scontato che il comune appellativo per rivolgersi alla squadra di calcio sia lo stesso della blasonatura ufficiale della città. Ma avrà ragione? Anche perché è vero, si dice rossoblù, espressione estesa anche alla cittadinanza, ma i colori sociali della squadra sono definiti come “blu e rosso”, e non viceversa.

La risposta non è per niente scontata: non c’è alcun documento (quantomeno pubblico) che ci informa delle giuste fattezze e colorazioni della nostra bandiera. Anche se, a guardare lo stemma ufficiale della città, c’è da pensare che sia giusto così.

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Il destino di Pitagora, tra Samo e Crotone

Salvator Rosa, Ritorno di Pitagora (1662)

Per il 20 Maggio è in programma un piccolo evento importante: la città di Crotone, globalmente nota come la città Pitagorica, si gemellerà con Samo, la città-isola che diede i natali al grande filosofo. L’evento, oltre alla formalità del gemellaggio, prevede l’arrivo di una delegazione in città per visitare il nostro museo archeologico, e per avvalorare i rapporto di collaborazione tra i due centri. Un’associazione spontanea e ovvia, che vedrà luce solo oggi, ma meglio tardi che mai.

Non serve celebrare la grande figura di Pitagora. Sono sicuro che ricorderete tutti la famosa iscrizione all’ingresso della scuola, i suoi versi aurei, i vari simboli, ed anche la sua strana avversione alle fave. Senza contare i numerosi progressi matematici, con il suo famoso teorema studiato ancora oggi in tutto il mondo. Ma Pitagora era anche un politico, e la sua scuola fungeva anche da organizzazione conservatrice, aristocratica. A tal proposito, c’è da considerare una particolare analogia tra le due città che si stanno per gemellare.

Crotone e Samo, infatti, sono accomunate da due grandi eventi: entrambe hanno ospitato una scuola fondata da Pitagora, ed entrambe hanno costretto il filosofo alla fuga per motivi politici. In genere non si fa mai riferimento alla “cacciata” di Pitagora, eppure avvenne in entrambi i casi, dato che Pitagora scappò prima da Samo e poi da Kroton. Una sorta di condanna, che ha raggiunto il filosofo anche dopo aver attraversato mezzo Mediterraneo.

Nel nostro caso, pare si trattò di un allontanamento violento, tra case incendiate e bastonate. A distanza di due millenni non potremo mai sapere se l’esilio avvenne a torto o a ragione (si parla di “democratici che andarono contro l’aristrocrazia”, ma anche di piccoli tiranni o di altre figure desiderose di prendere il potere politico), ma sappiamo per certo che Kroton non fù solo la città che accolse Pitagora, permettendogli di svilupparsi e di divenire uno dei pensatori più noti di sempre, ma fù anche la città che lo scacciò con la forza, condannandolo a morte.

Storie di ordinaria amministrazione, in quegli anni, tra tiranni e oligarchi di vario genere. In molti sono convinti del fatto che la cacciata di Pitagora fù il primo passo al decadimento di Kroton, ma non è un collegamento così scontato dato che almeno fino alla prima metà del 300 a.C. la città continuò a godere di una certa influenza politica e culturale. Questo almeno fino ad una serie di pesanti sconfitte militari, ed alla successiva colonizzazione romana.

Il gemellaggio tra Crotone e Samo è una cosa talmente scontata e ovvia che viene da chiedersi come mai non sia mai stato fatto fino ad oggi, nonostante il filo comune che le unisce. A tal proposito, è bene sapere che da Samo vengono anche Epicuro ed Aristarco, e che sull’isola si trova tutt’oggi il Pythagoreion, antico porto torrificato dal quale pare salpò Pitagora.

Nell’attesa del “ritorno dagli inferi” del filosofo, come auspicava Salvator Rosa e numerosi altri intellettuali dell’epoca, un salto nell’antica Ionia sarebbe d’obbligo.

L’insegnamento di Elio

Ho appreso solo oggi della morte di Elio Diogene. Un lutto pesante, segnato da una malattia che andava avanti da tempo, che  ci si aspettava da almeno tre anni.

Elio è stato uno dei più grandi giornalisti locali. Attivo da sempre nel racconto e nella critica di quella che era la città di Crotone. Sempre attento ai fatti più torbidi, senza mai paura di avanzare accuse. Non c’è da stupirsi dunque dei soprannomi che si è guadagnato nel tempo, come “leone” o “guerriero”. Diffide e denunce non hanno mai fermato il suo operato, che è andato avanti ininterrottamente fino ad oggi, tra mille problemi.

Quella piccola grande cosa che ha creato, TeleDiogene, è un esempio di televisione locale, dove con locale si intende volutamente solo l’area del Crotonese (e spesso solo l’area di Crotone città). Nessuna emittente nostrana è così capillare come TeleDiogene, che ancora oggi, nel suo piccolo, è capace di raccontare storie di quotidianità. Un’emittente attenta ai cittadini, ai loro problemi, aperta a tutti: basta una citofonata e ti ritrovi nel loro salottino, a parlare di ciò che vuoi.

E tra inchieste, memorie storiche e battaglie, usciva sempre il tempo di parlare dei ricordi di una vita, dai viaggi in Germania alle belle ragazze del nord, dalle mangiate in Sila alle sagre più belle del circondario, il tutto accompagnato sempre da qualcosa da bere. Spesso, una gassosa, bevuta al volo di nascosto. Il lato semplice e umano di una persona.

Un lutto pesante, perché è sparita una figura unica, ineguagliabile da nessun altro giornalista o cronista locale. E sebbene molti ne tesseranno le lodi, in pochi avranno preso realmente esempio da lui. Perché é questo l’insegnamento più grande di Elio: essere e restare liberi e indipendenti.

A qualunque costo.