Breve storia dei colori di Crotone

Una delle tante cavolate…

Tra le centinaia e centinaia di polemiche che nascono ogni giorno nei gruppi online, molto spesso ci si imbatte in casi di semplice ignoranza. Persone che alimentano polemiche e “casi” partendo da assunti sbagliati, erronei, storti. E che, purtroppo, hanno anche seguito.

Un caso recente però è degno di interesse, dato che riguarda i colori della città, e nello specifico la loro rappresentazione sulla bandiera comunale esposta in Piazza della Resistenza. Fino al 2016 la bandiera esposta presentava prima il rosso e poi il blu, mentre  durante lo scorso anno è stata invertita, ed ora presenta prima il blu e poi il rosso.

Un noto commentatore ci ricorda sarcasticamente che “siamo i rossoblù non i blu rosso!“, dando per scontato che il comune appellativo per rivolgersi alla squadra di calcio sia lo stesso della blasonatura ufficiale della città. Ma avrà ragione? Anche perché è vero, si dice rossoblù, espressione estesa anche alla cittadinanza, ma i colori sociali della squadra sono definiti come “blu e rosso”, e non viceversa.

La risposta non è per niente scontata: non c’è alcun documento (quantomeno pubblico) che ci informa delle giuste fattezze e colorazioni della nostra bandiera. Anche se, a guardare lo stemma ufficiale della città, c’è da pensare che sia giusto così.

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“Á chiesa dú ciú ciú ciú”

Erano anni che non facevo il giro dei sepolcri, la sera del Giovedì Santo, sia per la mia non-religiosità sia per la mia assenza. È stato bello vedere il centro città animato fino a tardi, tra famiglie e ragazzi che si apprestavano a fare il giro delle sette chiese (Perché sette? Il motivo è sempre quello), stando attenti a non concludere il giro di visite con un numero pari: porta male!

Dopo un rapido elenco di altre chiese disponibili per far tornare i conti, nel centro storico rimaneva da visitare solo quella di Santa Maria di Protospataris, alla pescheria. Alché, è venuto fuori un particolare curioso che mi mancava:

Ah tu dici la chiesa del ciú ciú ciú! Se vuoi sapere i fatti di qualcuno, devi andare li, che ci sono le vecchiette che ti raccontano tutto di tutti. Meglio se la saltiamo.

In genere, è risaputo che le comare che si riuniscono in chiesa fanno pettegolezzi. Succede quotidianamente in ogni chiesa. Ma evidentemente, questa piccola chiesetta (che tra l’altro è la più antica, risalente al 1200), si è guadagnata una nominata d’eccellenza: pare che una sola ora di messa li sia in grado di farti assorbire quante più informazioni possibili su tutte le principali storie cittadine, tra tradimenti e amori, problemi e debiti, vizi e vergogne.

Un nomignolo perfetto, onomatopeicamente parlando: “ciú ciú ciú” raffigura bene il rumore di tante persone che parlano sottovoce, del tutto simile alla parola “vociàre”.

Alla riscoperta dei Cappuccini

Il complesso (foto via Italia Nostra)

Il 25 ed il 26 Marzo si svolgeranno, per il 25° anno consecutivo, le Giornate FAI di Primavera, che ci permetteranno di visitare alcuni luoghi solitamente chiusi al pubblico, spesso poco considerati o che necessitano di interventi.

Negli ultimi quattro anni anche Crotone ha messo in mostra alcune su bellezze, grazie al lavoro del comitato locale: Palazzo Giunti nel 2014 (ne parlai qui), il Castello di Carlo V nel 2015 ed il Liceo Classico nel 2016. Quest’anno però si fà un salto di qualità, e in occasione delle visite guidate sarà possibile accedere all’ex Convento dei Cappuccini, sito tra i quartieri di Marinella e Sant’Antonio.

Sarà una visita dall’esterno, data la fatiscenza dello stabile che giace in stato di abbandono da secoli. La struttura infatti, nonostante si trovi quasi nell’odierno centro cittadino, non ha mai subito interventi di riqualificazione o di ammodernamento, e versa in un pesante stato di degrado. Poco considerato e conosciuto dalla popolazione, per i più e solo “un rudere in mezzo ad altri ruderi”, senza storia ne memoria.

Ma non è così. Ed in vista della prossima visita di Sabato e Domenica, è bene rispolverare un paio di cosette.

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