“Non dobbiamo avere paura di dire che sono contronatura”

Di discussioni assurde ne ho sentite veramente tante nel corso della mia vita. Ma quella di stasera probabilmente è andata un po’ oltre, tanto da essere riuscita a contenere praticamente quasi tutti gli stereotipi, le frasi fatte e i ragionamenti tipo del più misero degli esseri umani. Per intenderci: si è partiti con i soliti discorsi leggeri e si è finiti a parlare di omosessualità e immigrazione. Con gente “di comunità”.

La gente di chiesa, si sà, è generalmente conservatrice, e non c’è niente di male in questo. Non dobbiamo essere per forza tutti d’accordo su tutto. Certo è che quando la discussione tocca determinati aspetti, è veramente difficile trovare qualcuno che non parli per partito preso. E tutto è iniziato così, quando parlando di diverse serate trascorse in alcuni locali gay di Bologna è arrivato il primo “che schifo”. Nulla di eclatante, se non fosse che è seguita una reazione a catena che ha coinvolto praticamente tutti i commensali, a parte il sottoscritto.

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Charlie il martire

Tutto chiaro…

La recente vicenda del piccolo Charlie Gard ha fatto il giro del mondo. Il neonato, di appena 10 mesi, è affetto dalla sindrome di deplezione mitocondriale, un insieme di rare malattie genetiche di cui sono stati riscontrati appena 16 casi in tutto il mondo. Una malattia mortale, che porta alla progressiva disfuzione dei muscoli e degli organi. Detto in modo molto semplicistico, non riesce a fornire l’ergia vitale alle sue cellule. Clinicamente morto, doveva essere “scollegato” il 30 giugno scorso, ma l’ospedale ha preferito dare un altro po’ di tempo alla famiglia.

Una disgrazie, una sfortuna, e sicuramente una storia tristissima, che però ha dato adito al peggio dell’essere umano. La vicenda del piccolo, che di fatto è già morto (non vede, non sente, non respira, non può muovere un muscolo, non parla, ha danni irreversibili al cervello) ma continua a pompare sangue grazie alle macchine, ha messo in luce i moderni egoismi di buona parte del mondo. Non solo dei diretti interessati, i due giovani genitori, ma anche di buona parte del mondo politico, non solo Italiano.

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Breve storia dei colori di Crotone

Una delle tante cavolate…

Tra le centinaia e centinaia di polemiche che nascono ogni giorno nei gruppi online, molto spesso ci si imbatte in casi di semplice ignoranza. Persone che alimentano polemiche e “casi” partendo da assunti sbagliati, erronei, storti. E che, purtroppo, hanno anche seguito.

Un caso recente però è degno di interesse, dato che riguarda i colori della città, e nello specifico la loro rappresentazione sulla bandiera comunale esposta in Piazza della Resistenza. Fino al 2016 la bandiera esposta presentava prima il rosso e poi il blu, mentre  durante lo scorso anno è stata invertita, ed ora presenta prima il blu e poi il rosso.

Un noto commentatore ci ricorda sarcasticamente che “siamo i rossoblù non i blu rosso!“, dando per scontato che il comune appellativo per rivolgersi alla squadra di calcio sia lo stesso della blasonatura ufficiale della città. Ma avrà ragione? Anche perché è vero, si dice rossoblù, espressione estesa anche alla cittadinanza, ma i colori sociali della squadra sono definiti come “blu e rosso”, e non viceversa.

La risposta non è per niente scontata: non c’è alcun documento (quantomeno pubblico) che ci informa delle giuste fattezze e colorazioni della nostra bandiera. Anche se, a guardare lo stemma ufficiale della città, c’è da pensare che sia giusto così.

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