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Infinocchiare

Foeniculum vulgare
Foeniculum vulgare

Un curioso modo di dire è quello che riguarda gli infinocchiamenti. Lo sentiamo spesso, e lo conosciamo tutti. Ma sapete perché, quando temiamo di venire raggirati da qualcuno, si dice “ci vogliono infinocchiare“?

A quanto pare, avendo questa pianta un sapore molto deciso, in passato veniva utilizzata nelle cantine per servire del vino scadente. Il vino, conservato nelle botti, poteva anche essere prossimo all’acetificazione (o peggio ancora quasi rancido), ma basta qualche spicchio di finocchio per farlo sembrare quanto meno buono. Inizialmente l’abitudine prese piede, finché qualche somelier di vecchio stampo non si accorse che senza quel gradito antipasto il vino faceva letteralmente schifo. E da qui, deriva il modo di dire “farsi infinocchiare“.

Va anche specificato che sin dal medioevo la parola “finocchio” stava ad indicare una persona infida, cattiva, non buona, dai comportamenti scorretti. Proprio grazie a quest’ultima interpretazione, il termine venne appioppato anche agli omosessuali, in quanto uomini dai comportamenti scorretti o non buoni.

Insomma, in questo caso siamo di fronte ad una parola che, storicamente, rappresenta cose poco gradevoli, e la stessa pianta è apprezzata e odiata. Nella cucina locale, spesso il finocchio viene utilizzato per dare sapore a dei piatti poveri, e nel meridione (o almeno nel Crotonese) la piante del finocchio è considerata una pianta stupida. Magari probabilmente come retaggio della cattiva nominata che aveva in passato.

Il degrado nella Sila Crotonese

Degrado in Sila
Degrado in Sila (foto da vocedifiore.org)

Come dice il detto: “Pasqua con i tuoi, Pasquetta con chi vuoi!“. La tradizione storica della pasquetta Crotonese è la grigliata in Sila, e tutt’oggi è forse l’attività più scelta da giovani e famiglie (anche se non si disdegnano abbuffate a mare o nelle campagne). La maggior parte delle persone, con “grigliata in sila”, intende arrivare a Villaggio Palumbo, e mettersi al bordo dell’Ampollino. E quest’anno non sono stato da meno.

Partito di buon mattino da Crotone, ero carico di buoni propositi. Per prima cosa, non vedevo l’ora di prendere qualche fresca boccata d’aria! Aria pulita, non aria di città. Poi il bordo del lago, circondato da infiniti alberi, ben diverso dal mare a cui sono abituato. Ed il lago stesso, grande ed allo stesso tempo “limitato” al suo spazio naturale. Ed anche i confini naturali, ossia alberi e monti fino all’orizzonte, anziché la solita distesa azzurra di acqua. Insomma, una buona alternativa alle giornate di sempre.

La mia prima considerazione ricade sulle strade. Raggiungere Palumbo è veramente semplice, sia per la buona cartellonistica sia per le strade in sé. La 107 “Silana-Crotonese” si percorre benissimo, ed anche dopo Cotronei, salvo qualche tratto di strada un po’ più trasandato, il viaggio è stato piacevole e poco impegnativo. E’ anche vero che abbiamo percorso la strada in un periodo non invernale, e quindi senza disagi dovuti alla neve. Unica nota dolente sono le numerose curve, causa di mal d’auto nell’ “uomo di mare” abituato per lo più a strade dritte e piane.

Sempre dopo Cotronei, il paesaggio cambia radicalmente. Abbandoniamo le campagne tipiche del Crotonese per entrare in un abiente diverso. Il primo forte impatto lo danno i colori della natura, di gran lunga più viva e rigogliosa, e i suoi odori. Stiamo salendo di quota, e si vede. Ma non è la prima cosa che salta all’occhio…

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Cuzzupe: molto più di un dolce tradizionale

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Un'armata di Cuzzupe
Un’armata di Cuzzupe

Quando guardo un piatto tradizionale, mi chiedo spesso e volentieri da dove sia nato. Spesso, nella cucina calabrese, i piatti sono molto semplici e di facile spiegazione. La divisione culinaria tra Calabria Citra e Calabria Ultra, sebbene esistano molti punti in comune, è netta. E si sente. Da una parte, nella parte Citra (ossia superiore) si afferma nettamente la tradizione culinaria partenopea, mentre nella parte Ultra (ossia meridionale) abbiamo una forte influenza Sicula. Vi sono poi ulteriori ramificazioni, ad esempio l’intera fascia Jonica risente fortemente di tradizioni Greche, Romane ed Arabe, mentre la parte Tirrenica prevalentemente di tradizioni Romane/Latine (dove con tradizioni intendo non solo piatti tipici, ma anche nel dialetto, negli usi quotidiani e nei resti archeologici. In tutto). Inutile dire che nelle zone di unione esistono dei meltin pot degni di nota!

Ma torniamo a noi. La cuzzupa. Un nome che a sentirlo pare quasi cioto. E’ un dolce semplice, fatto con poco, e come ogni dolce da tradizione è veramente buono. Inutile dire che ne esistono centinaia di varianti, che non sono divise solo geograficamente (da paese a paese), ma anche “familiarmente”. Chi le fa’ con l’annaspro, chi con la cioccolata, chi semplici. Un mix paradisiaco.

Fino a non molto tempo fa pensavo semplicemente che fossero un dolce tipico di Crotone. Rimasi strano quando capii che era un dolce diffuso in tutta la provincia del Crotonese. Immaginatevi come sono rimasto quando ho scoperto che si tratta di un dolce internazionale 🙂

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