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Tra bandiere blu e scorie radioattive

2013 - 2 Bandiere Blu nel Crotonese
2013 – 2 Bandiere Blu nel Crotonese

Complimenti alle due eccellenze Crotonesi che si fregiano anche quest’anno della Bandiera Blu: Torre Melissa e Cirò Marina (che prende la bandiera per il 10 anno consecutivo!). Alla Calabria sono state assegnate solo 3 bandiere, e 2 rientrano nel Crotonese (una va a Roccella Jonica, nel Reggino). Che dire, un ottimo risultato per noi, anche se dal sapore molto aspro: Possibile che sulla costa tirrenica non ci sia neppure una spiaggia decente? Non credo proprio.

Ma il discorso che sto per iniziare è un altro. Tra bellezze naturali, paesaggistiche e turistiche, tra navi da crociera che sbarcano in città e accordi importanti presi con compagnie aeree, tutti si dimenticano della merda che ci hanno messo nel piatto. Ci si perde spesso e volentieri in questi piccoli riconoscimenti dal valore inesistente, e tutti sono contenti di ricevere medaglie di latta. Di contraccolpo, si toglie lo sguardo dalla notizia importante: A Crotone città escono, giorno dopo giorno, sempre più arterie stradali inquinate da rifiuti radioattivi e tossici.

Ma cosa centra con le bandiere blu di Cirò e Melissa?? Eh, apparentemente nulla. Ma anche che non c’è nulla da festeggiare, dato che viviamo tutti una situazione simile. Dato che tutto il mare del Crotonese (tutto il mare, veramente) è inquinato irrimediabilmente dalle scorie gettate in mare con non curanza. E che si è scoperto che, probabilmente, è stata contaminata da piombo, polonio 210, arsenico, manganese, cadmio, selenio e solfati una falda acquifera.

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Capocolonna: Riprendono gli scavi, riprendono i ritrovamenti

Il blocco di marmo ritrovato
Il blocco ritrovato (foto da crotoneinforma.it)

Per molti anni si è sentita ripetere la frase: “E’ inutile scavare a Capo Colonna, che non si trova più nulla li sotto“. Una visione arrogante e poco realistica, che è stata (ovviamente) smentita in data 1 Maggio 2013, con il ritrovamento del bel blocco di marmo che vedete in foto.

In data 30 Aprile 2013 sono ripresi gli scavi archeologici nell’area di Capo Colonna (finanziati nel tra il 2010 ed il 2011), e dopo solo un giorno scandito da “ritrovamenti minori” come ceramiche e simili, ecco spuntare dei resti ben più consistenti. Nei giorni a venire, quasi sicuramente potremo assistere ad ulteriori ritrovamenti interessanti.

Ma parliamo un po’ di questo blocco, che ha rivisto la luce del sole dopo tanto tempo. Il ritrovamento è stato fatto nell Tempio A, ossia nel fazzoletto di terra che comprendeva l’intero tempio, di cui è superstite la colonna che tanto conosciamo. Stando alle prime informazioni, si tratterebbe di un pezzo del frontone del tempio, probabilmente l’unica decorazione che si trovava proprio in cima al frontone, all’ingresso del tempio. La statua sembra raffigurare una figura femminile, ipotesi che sembra essere confermata dal fatto che le decorazioni visibili sul blocco sembrerebbero raffigurare un classico kitone, sotto al quale “spuncia” un piede (non visibile nella foto).

Indicativamente, il blocco risalirebbe al 500 a.C. (diciamo pure 2500 anni fà), anche se per ora si sa ancora poco. Si spera, ovviamente, che continuando a scavare possano uscire fuori i restanti pezzi della decorazione, oltre che a tante altre cose interessanti 🙂

Cù rèsta…

Cù rèsta sì cùnna à mìnesta!

Traduzione:

Chi resta si gira la minestra!

Spiegazione:

Classico esempio di “apatia calabrese”, questo proverbio è una forma leggermente diversa di “tutto in culo al cucuzzaro“. Sta ad indicare che chi rimane in vita, o anche chi rimane da solo in una cattiva situazione, deve cavarsela da solo. Altra traduzione (meno frequente) usa “si beve” al posto di “si gira”, ma fondamentalmente il significato è quello. Nasce dal fatto che, generalmente, sono i genitori a girare le minestre ai propri figli.