Sui motivi per restare in Calabria

Qualche giorno fa Raffaele Mortelliti, direttore di Strill.it, ha proposto una ragionamento su Facebook. Facendola breve, chiede dei “motivi seri” per i quali, oggi, si resta in Calabria. Motivi reali, concreti, che dovrebbero andare ben oltre la solita riduttiva considerazione del “sole-mare-vento”.

Li per li ero convinto di saperne almeno un paio, di motivi. Ero convinto di saperlo, dato che dall’estero ho deciso di tornare. Ma mannaggia a Raffaele, sono due giorni che m’ha impallato il cervello. Mi sono reso conto che, a parte la famiglia (ed un mio personale problema di salute) non c’è altro motivo che “alle porte del 2020” mi trattiene qui.

È proprio quel “alle porte del 2020” ad avermi dato da pensare. Mentre il mondo va avanti e si interfaccia con il futuro, noi siamo qui ad affrontare temi secolari, mai risolti o risolti solo in parte. Quasi tutti coloro i quali tornano o restano non fanno mistero del loro amore per questa terra, ma raramente ci si chiede se sia un amore corrisposto o meno. È un limbo tra un sentimento ed una triste illusione.

Detto questo, credo che il motivo principale che spinge molti di noi a tornare o a restare in Calabria, “alle porte del 2020”, sia più sentimentale che concreto. La speranza che questa terra cambi, che si riprenda, che risorga… ditelo come volete, il concetto non cambia. Ma anche la speranza di servire a qualcosa, di contribuire a far andar meglio le cose. Per riprendere uno slogan usato dallo stesso Mortelliti, “Se te ne fotti, ti fotti“. O magari, è la semplice accettazione delle cose, una rassegnazione all’andazzo, o peggio ancora l’incapacità di cambiare.

Ma sto dilagando, perdendomi in una “aggressione concettuale”. Motivi concreti per preferire quest’angolo di mondo “alle soglie del 2020” non ce ne sono, se non qualche irrazionale sentimento che ci rende ciechi ed imparziali anche di fronte alle evidenze. Nessuno di noi si trasferirebbe, oggi, in una delle regioni più povere del mondo, anche perché é dalla notte dei tempi che l’essere umano migra in cerca di fortuna, di “luoghi migliori”, di “terre più fertili”.

Preferire la Calabria vuol dire preferire una sfida. Una sfida a 360°, con noi stessi e con l’ambiente che ci circonda. Una sfida al presente, che diventa una speranza per un futuro. Sta a noi fare in modo che questa speranza non si trasformi in vanagloria.

La shitstorm su Sergio Torromino

L’originalità

Anche a Crotone inizia la campagna elettorale. I vari schieramenti politici hanno ripreso – dopo un sostanzioso riposo per le feste – ad attaccarsi: è un tutti contro tutti ridicolo per certi aspetti, dove vediamo presunti statisti affrontare con leggerezza i più complicati temi nazionali.

Ad essere interessante, questa volta, è la shitstorm programmata del Movimento 5 Stelle crotonese. A quanto si dice, un nutrito gruppo di simpatizzanti si sarebbe messo daccordo per commentare i post elettorali di ogni avversario. Il primo a farne concretamente le spese è Sergio Torromino, candidato di Forza Italia che, nei giorni scorsi, ha pubblicato un breve video, il primo in città che riguarda le elezioni nazionali.

È probabile, dunque, che vedremo uno scenario simile nei commenti di molte altre iniziative. A farne le spese saranno praticamente tutti gli avversari, o solo quelli che “stanno antipaciti” a livello personale? Staremo a vedere. Anche se la risposta è facilmente intuibile.

Concludo facendo una piccola analisi: il bacino elettorale del M5S a Crotone non è poi così scarso, dato che oscilla tra i 4000 ed i 7000 voti. È assai probabile che anche qui, alla prossima tornata elettorale, si deciderà di votare in massa per il movimento, che già vede impegnate oltre quaranta persone nelle autocandidature. Attualmente, i sondaggi a livello nazionale danno Crotone e provincia vicini al centro-sinistra, ma da qui al 4 marzo non ci sono ancora certezze.

“Salvini è l’unico che ci può salvare”

Ogni volta che vado a fare la fila dal medico c’è qualcuno che ha voglia di fare quattro chiacchiere. Succede dunque che in quei 20/30 minuti di attesa nascano i discorsi più vari, ai quali generalmente partecipo solo come ascoltatore. Oggi invece è capitata una vecchietta che aveva proprio voglia di parlare con me: una donna non troppo avanti con l’età, curata e con una vistosa pelliccia. Lei stessa si è definita “una donna benestante”, vantando una congrua “pensione americana”.

Dopo avermi parlato praticamente di tutto ciò che era successo a livello locale, il discorso è passato – ovviamente – alla politica nazionale. Dopo il solito monologo fatto di indignazione-schifo-rigetto-vergogna, quello che ascolti in silenzio muovendo di tanto in tanto la testa in attesa che gli argomenti si esauriscano, la signora, con aria furba e occhio vispo, mi dice:

Ma io lo so a chi devo votare. Non mi fregano più! A marzo vado a mettere una bella x sulla Lega, che Salvini è l’unico che ci può salvare.

Mi aspettavo un elogio del M5S, o, come da consuetudine per le persone di una certa età, l’appoggio spassionato a Berlusconi. E invece no, la nonnina darà il suo voto a Salvini. Il mio stupore aumenta quando un uomo in fila dietro di me si fa avanti per stringere la mano alla donna, complimentandosi con lei per la scelta ed avvisandoci che anche lui farà lo stesso.

Cosa porta a questo amore per un soggetto politicamente mediocre come Salvini? Ma sopratutto, perché mai una persona del Sud dovrebbe votare per uno della Lega? Non c’è spiegazione ai movimenti “di pancia” del popolo, quel che è certo è che i ciarlatani, i venditori di fumo e tutti gli idioti in generale godono di una grande approvazione.

In fondo, gli basta urlare quattro fesserie.