Gianni Red è il futuro della scena napoletana

La scena musicale italiana sta cambiando rapidamente. In meno di dieci anni i gusti delle nuove generazioni sono cambiati con una rapidità impressionante, sopratutto in quell’importantissimo centro culturale che è Napoli: e per noi cresciuti con Chief e Soci è ancora difficile abituarci ai nuovi Luché, Enzo Dong e quant’altro. Senza contare il Newpolitan, quel nuovo genere misto che vede elementi di spicco, come Liberato.

Tuttavia, ci sono delle punte di diamante grezze, che nonostante i nuovi sound mantengono un flow classico, forte, importante. È il caso del piccolo duo dei Red Family, in questo periodo impegnati in una campagna di sponsorizzazione che li sta facendo conoscere ai più. Una campagna necessaria.

Qualcuno attaccherà i testi. Qualcun altro i video. Altri ancora le tematiche. È lecito. Tuttavia, è importante notare come, almeno per ora, sia rimasto il forte imprinting della “vecchia scuola”. Parliamo di un nuovo duo, di recente formazione, che tuttavia non è piegato ai moderni canoni della scena rap (e, dunque, anche trap).

In particolare, Gianni Red (chiunque esso sia) tiene alto l’hype per tutti noi amanti delle rime in dialetto. In alcune canzoni, se ne esce con una fluidità tale da risultare impressionante.

La musica cambia. Tutto cambio. Ma è bello trovare dei punti saldi. E per ora, per noi amanti del “vecchio”, questo rappresenta il meglio del meglio.

Dollars are God’s plan

L’avrete sentita sicuramente, God’s Plan di Drake, la nuova canzone simbolo dell’hip-hop e del trap made in USA. Una canzone che in appena 2 giorni ha scalato praticamente tutte le classifiche mondiali, diventando la prima tendenza su tutti i servizi di musica in streaming ed anche su Youtube, per via del suo particolare video.

E proprio del video, volevo parlare. Inizia in modo emblematico, con una scritta bianca su campo nero: “Il budget per questo video era di 996.631,90$. Abbiamo dato tutto via. Non ditelo all’etichetta [casa discografica]”. In soldoni (è il caso di dirlo) Drake, anziché spendere quasi un milione di dollari per un video, ha dato un milione di dollari in beneficenza. Ha letteralmente consegnato mazzette di denaro a decine di persone per le strade di Miami, ed ha effettuato numerosi versamenti a scuole, università, ospedali, vigili del fuoco ed altro.

Probabilmente – anzi, sicuramente – è la prima volta nella storia del rap USA. Tutte le storie degli homies che tornavano in da hood non si avvicinavano minimamente a quanto fatto da Drake. I soldi, in genere, se li tenevano gli OG, e se li spendevano per grosse ville, macchinoni e sfarzose feste.

Tuttavia, c’è un non so che di amaro nel video di Drake. Ci mostra una società che si stupisce di fronte ad una mazzetta. Una società sicuramente trasandata, malandata, in difficoltà, che ovviamente accetta di buon grado il benfrenk. E, d’altra parte, è innegabile che si tratti di un’operazione d’immagine: nulla da togliere al bel gesto del cantante (sopratutto in periodo in cui il mondo del genere musicale si basa su cose come Rockstar o No Man Hot), che però pare “fatto apposta” per dare visibilità alla sua generosità.

In fondo, sono americanate. E aldilà del testo insipido ed insignificante della canzone e del bel ritmo (ed anche dei bei balletti e dei bei passi), quello che resta è il concetto di base, trito e ritrito, del Dio Denaro. Di una massa di ricchi che si compra i più poveri a suon di verdoni, e di una massa di poveri che cerca eternamente di farsi comprare dal più ricco.

Drake ha fatto una buona azione. Un milione di dollari non sono pochi, anzi. Ma com’è che si dice: niente è per niente.

Un cambio che non lo era?

La vecchia locandina

Alla fine è arrivata la tanto attesa conferma: i Litfiba non si esibiranno nello Stadio Ezio Scida, ma presso il Settore B, che questa volta è stato chiamato con il suo vero nome (non come quando per Gigi d’Alessio è stato rinominato “Arena Pitagora“). La voce era nell’aria almeno da una settimana, quando proprio dal Comune facevano sapere di un possibile cambio di programma, per il semplice fatto che il 12 Agosto il Crotone debutterà in Coppa Italia. Insomma, un cambio di location per evitare possibili “danni” al terreno dello Scida, ipotesi sollevata anche da numerosi tifosi.

Tuttavia, si vocifera anche un’altra storia. A quanto si dice, non ci sarebbe mai stato il via libera per far svolgere il concerto all’Ezio Scida. Oscuri sarebbero i moventi: forse davvero per timori sul terreno di gioco; forse per paura di non riuscire a rimediare in una manciata di giorni a possibili disagi; forse perché i Litfiba non piacciono ai diretti interessati. Sarà! Ma sempre più voci sono concordi nell’affermare che “si sapeva dall’inizio”, dato che dall’Ezio Scida non è mai arrivata conferma di voler ospitare l’evento, che dunque è passato al “secondogenito” naturale.

A questo punto, sarebbe interessante capire il perché di questo girotondo. Sapendo anche delle possibili incombenze sullo stadio, non si poteva organizzare direttamente il tutto presso il Settore B? Parliamo in ogni caso di spazio comunali, di dimensioni non troppo dissimili, con una sola differenza: il Settore B ha già ospitato eventi del genere, lo stadio no.  Certo, lo stadio risulterebbe più attrezzato per i grandi concerti (ingressi controllati, bagni, posti a sedere ecc.), ma ad oggi non ne annovera neanche uno nel suo storico curriculum.

Nulla di grave, in fondo: il concerto si svolgerà regolarmente, neanche troppo lontano dalla sua location originale, e chi vorrà potrà addirittura richiedere il rimborso. Resterà il mistero dell’evento che si dava per scontato allo stadio, ma che in fondo tutti sapevamo si sarebbe tenuto al Settore B. A questo punto, non si fà prima ad impiegare direttamente quell’area? 😀

Storie di piccoli litigi e piccoli screzi, in questa tranquilla estate.