“La conquista di un sogno”

La cassetta

Era il lontano 2002 quando l’allora Sindaco, Pasquale Senatore, si inventò una trovata che dalle nostre parti suonava a dir poco originale: mandare una videocassetta a casa di “tutti” i crotonesi. Una videocassetta breve, della durata di poco meno di mezz’ora (28 minuti per l’esattezza), dove non solo elencava tutti i punti raggiunti dalla propria amministrazione, ma dove lasciava anche intravedere “il sogno”, gli ambiziosi progetti futuri.

Ora, mettiamo da parte la politica dei partiti e le appartenenze, e limitiamoci alla cassetta. Alle sue immagini, che riprendono un passato non troppo lontano, e che mostrano palesemente come i sogni di questa città siano cristallizzati da decenni. Sono rimasti sogni nel cassetto.

Sul retro della confezione, le avvincenti parole dell’ex sindaco, ed il suo invito a “non mollare”, a “continuare a sognare”, a “contribuire tutti” alla rinascita della città. Un invito dannatamente attuale, e fin troppo simile ai “nuovi” proclami dei giorni nostri, che ripropongo integralmente di seguito:

Miei cari concittadini,

spero di fare cosa gradita, nel porre alla Vostra attenzione questa videocassetta che contiene un contributo filmato assai suggestivo sulle opere più importanti realizzate dalla mia Amministrazione nel corso dei primi 4 anni di governo della città. Sin dal mio insediamento (15 Maggio 1997), ogni quindici giorni è stata puntualmente inaugurata un’opera, piccola o grande che fosse, col pensiero sempre rivolto a tutti Voi, e in particolare ai crotonesi che per motivi di lavoro risiedono lontano dalla nostra amata città, con il cuore stretto dalla struggente nostalgia della sua incomparabile bellezza. Oltre alla dignità di cittadini, passo dopo passo, abbiamo insieme conquistato anche il piacere di vivere a Crotone – faticosamente ricostruita con il contributo di tutti – una città oggi finalmente avviata verso la definitiva rinascita, nella quale vogliamo fortissimamente veder crescere i nostri figli, lavorare e perché no continuare a sognare.

Tanto è stato fatto, dunque, ma il mio, il Vostro compito non finisce qui. Animati da una superiore volontà realizzatrice, dobbiamo percorrere fino in fondo la strada del cambiamento, la stessa che ci ha portati a raggiungere i tanti traguardi quotidiani dei quali non dobbiamo sentirci mai paghi, poiché, pur essendo il buio della mezzanotte ormai passato, ci attende un lungo, faticoso, avvincente cammino.

Come sempre supereremo ogni difficoltà e troveremo ancora una volta in noi stessi la forza di immaginare il futuro che ci appartiene.

Parola del Vostro Sindaco

Pasquale Senatore

Ora, dimmi la verità: sei curioso di vedere, o rivedere, il video? Magari ti ricordi di avere la cassetta, ma non la trovi? O non hai il videoregistratore? Tranquillo: ho convertito il video e l’ho caricato online. Lo trovi qui 😉

Gianni Red è il futuro della scena napoletana

La scena musicale italiana sta cambiando rapidamente. In meno di dieci anni i gusti delle nuove generazioni sono cambiati con una rapidità impressionante, sopratutto in quell’importantissimo centro culturale che è Napoli: e per noi cresciuti con Chief e Soci è ancora difficile abituarci ai nuovi Luché, Enzo Dong e quant’altro. Senza contare il Newpolitan, quel nuovo genere misto che vede elementi di spicco, come Liberato.

Tuttavia, ci sono delle punte di diamante grezze, che nonostante i nuovi sound mantengono un flow classico, forte, importante. È il caso del piccolo duo dei Red Family, in questo periodo impegnati in una campagna di sponsorizzazione che li sta facendo conoscere ai più. Una campagna necessaria.

Qualcuno attaccherà i testi. Qualcun altro i video. Altri ancora le tematiche. È lecito. Tuttavia, è importante notare come, almeno per ora, sia rimasto il forte imprinting della “vecchia scuola”. Parliamo di un nuovo duo, di recente formazione, che tuttavia non è piegato ai moderni canoni della scena rap (e, dunque, anche trap).

In particolare, Gianni Red (chiunque esso sia) tiene alto l’hype per tutti noi amanti delle rime in dialetto. In alcune canzoni, se ne esce con una fluidità tale da risultare impressionante.

La musica cambia. Tutto cambio. Ma è bello trovare dei punti saldi. E per ora, per noi amanti del “vecchio”, questo rappresenta il meglio del meglio.

Dollars are God’s plan

L’avrete sentita sicuramente, God’s Plan di Drake, la nuova canzone simbolo dell’hip-hop e del trap made in USA. Una canzone che in appena 2 giorni ha scalato praticamente tutte le classifiche mondiali, diventando la prima tendenza su tutti i servizi di musica in streaming ed anche su Youtube, per via del suo particolare video.

E proprio del video, volevo parlare. Inizia in modo emblematico, con una scritta bianca su campo nero: “Il budget per questo video era di 996.631,90$. Abbiamo dato tutto via. Non ditelo all’etichetta [casa discografica]”. In soldoni (è il caso di dirlo) Drake, anziché spendere quasi un milione di dollari per un video, ha dato un milione di dollari in beneficenza. Ha letteralmente consegnato mazzette di denaro a decine di persone per le strade di Miami, ed ha effettuato numerosi versamenti a scuole, università, ospedali, vigili del fuoco ed altro.

Probabilmente – anzi, sicuramente – è la prima volta nella storia del rap USA. Tutte le storie degli homies che tornavano in da hood non si avvicinavano minimamente a quanto fatto da Drake. I soldi, in genere, se li tenevano gli OG, e se li spendevano per grosse ville, macchinoni e sfarzose feste.

Tuttavia, c’è un non so che di amaro nel video di Drake. Ci mostra una società che si stupisce di fronte ad una mazzetta. Una società sicuramente trasandata, malandata, in difficoltà, che ovviamente accetta di buon grado il benfrenk. E, d’altra parte, è innegabile che si tratti di un’operazione d’immagine: nulla da togliere al bel gesto del cantante (sopratutto in periodo in cui il mondo del genere musicale si basa su cose come Rockstar o No Man Hot), che però pare “fatto apposta” per dare visibilità alla sua generosità.

In fondo, sono americanate. E aldilà del testo insipido ed insignificante della canzone e del bel ritmo (ed anche dei bei balletti e dei bei passi), quello che resta è il concetto di base, trito e ritrito, del Dio Denaro. Di una massa di ricchi che si compra i più poveri a suon di verdoni, e di una massa di poveri che cerca eternamente di farsi comprare dal più ricco.

Drake ha fatto una buona azione. Un milione di dollari non sono pochi, anzi. Ma com’è che si dice: niente è per niente.