La Cùccia di Santa Lucia

Come una volta…

Santa Lucia ccù l’occhi pizzuti, fammi trovàri nà cosa pìrduti“. Era questa la vecchia “preghiera” recitata dagli anziani il 13 Dicembre, in ricorrenza di Santa Lucia, una festività molto sentita in tutto il meridione, specialmente in Calabria ed in Sicilia, vista anche la provenienza della santa.

Al 13 Dicembre sono legate diverse tradizioni molto antiche, alcune più vive di altre. Ad esempio, a livello nazionale si ritiene che sia il giorno più corto dell’anno, anche se non è proprio così, mentre in alcuni paesi europei ci si scambia dei regali come se fosse Natale. Ma è in Italia, e sopratutto nel meridione, che si sono conservate le tradizioni più antiche, antecenti alla cristianizzazione della festa.

La tradizione che ci è arrivata praticamente intatta è quelli dei fuochi. Alcuni giornali locali hanno erroneamento riportato di questa usanza come “tipica crotonese”, ma non è affatto così: i fuochi di Santa Lucia vengono celebrati ogni anno in Sicilia (la vàmpa), in Calabria (i fòchi) ed in Puglia (i falò), oltre che in alcuni paesi Campani e Lucani. Stando alla tradizione religiosa, questi servirebbero per illuminare ed indicare la strada alla Santa, in modo che, pur privata della vista, possa “passare” da una determinata località per benedirla.

Ma c’è una tradizione ben più antica dei fuochi, che purtroppo è andata quasi completamente perduta, e resiste solo in alcune zone della Sicilia. A Santa Lucia infatti è dedicato un piatto tipico, un “dolce” da mangiare esclusivamente per onorarla, da preparare solo in quella data. Un retaggio del periodo classico, che troverebbe radici nei misteri eleusini e che sarabbe giunto a noi grazie alla colonizzazione greca. Sto parlando della cùccia.

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Gerusalemme non è la capitale di Israele.

Foto via iTravelJerusalem.com

E non è la capitale di nessuno stato. Non appartiene ai filistei, non appartiene ai giudei, non appartiene ai cananei: Gerusalemme, come città santa riconosciuta dalle tre grandi religioni monoteistiche, dovrebbe essere intesa come una sorta di “entità sovrastatale”. Inglobare questa città in Israele o in Palestina è folle, oltre che sbagliato.

Non si tratta di una questione storica o religiosa, ma di un dato di fatto: la netta divisione imposta alla città rappresenta bene la cicatrice di un conflitto mai terminato, che va avanti da quasi tre millenni. Non si può pensare di risolvere le cose semplicemente leggittimando una parte in causa. Si finirebbe per creare – ovviamente – nuove tensioni, nuovi scontri. Nuove guerre. Altro sangue per le vie della città “santa”.

Non possono prevalere le ragioni storiche, a Gerusalemme, perché ogni popolo del mediterraneo ha un suo pezzo di storia li. Ed ovviamente non si possono far valere le ragioni religiose: dovremmo davvero credere a chi parla di “terra promessa”? Il fanatismo religioso, negli ultimi millenni, non ha fatto altro che portare sangue e vittime, anziché unire i popoli: e questa decisione di Trump rischia di avallare e legittimare il fanatismo religioso di una delle due parti in causa.

Gerusalemme non è, e non può essere, la capitale di nessuno stato al mondo.

Il degno epilogo di una brutta storia

Il prossimo passo è abbatterlo

Oggi è arrivata una bella, bellissima notizia, proprio in concomitanza del centenario dall Rivoluzione d’Ottobre. Vi ricordate del fattaccio del sacrario di Affile? Ne parlai anche io, ben cinque anni fa. Si tratta di un (brutto) monumento dedicato ad Rodolfo Graziani, inaugurato nell’estate del 2012 nel comune di Affile (RM), appunto. Già all’epoca ci furono numerose polemiche, non solo per il denaro impiegato per realizzare il monumento, ma anche per la figura commemorata: riassumento moltissimo, Graziani fù colui che utilizzò le bombe a gas durante la Campagna d’Etiopia, ed è un personaggio mal visto da buona parte delle destre.

Insomma, un monumento decisamente fascistissimo, oltre che un perfetto esempio di quella famosa “apologia del fascismo” che tanto spesso chiamiamo in ballo senza che centri nulla (come nel caso della Spiaggia di Punta Canna). E non è sfuggito alla Procura di Tivoli, che infatti ha condannato il sindaco di Affile e due assessori rispettivamente ad 8 e 6 mesi di carcere. Una pena ridotta (la stessa procura aveva chiesto due anni per il sindaco ed un anno e sette mesi per i consiglieri) ma pur sempre una pena, per un reato che fin troppo spesso passa in sordina.

Non è chiaro cosa verrà fatto del monumento. Non è stato disposto né il sequestro né la confisca, ma ci si auspica che venga abbattuto. È intollerabile mantenere un monumento dedicato ad un gerarca come Graziani, che non serve a nulla se non ad alimentare il fervore di idee sbagliate. Per quanto riguarda quei tre fessi finiti in carcere, non c’è molto da dire: la pena non è poi così severa, e di certo non servirà a far cambiare la loro posizione. Succede questo, quando non si sigillano bene i tombini. Per usare le parole di Antonio Gramsci: “La storia insegna, ma non ha scolari”.

PS: Se volete approfondire la storia di Graziani e, più in generale, dei vari gerarchi fascisti, vi consiglio di guardare Fascist Legacy.