L’opposizione che non c’é

L’attuale consiglio

Siamo alle comiche. Lo scorso 6 Dicembre, in occasione del Consiglio Comunale, è successa una piccola sceneggiata ripresa finanche da qualche giornale. Quattro consiglieri di opposizione, due del Movimento 5 Stelle e due di Forza Italia, hanno abbandonato l’aula (nonostante non ci fosse nulla di controverso nei 56 punti all’ordine del giorno), per poi attaccare la maggioranza su Facebook o in piazza.

Nello specifico, il messaggio veicolato dai consiglieri (diverso nei testi, ma uguale nella sostanza) e ben raccolto in quanto scritto da Andrea Correggia (M5S) sulla sua pagina Facebook:

Il consiglio comunale si sta svolgendo grazie ai numeri del PD, infatti la maggioranza non ha abbastanza consiglieri per garantire il numero legale che serve per il regolare svolgimento del consiglio comunale, il M5S è uscito fuori e subito dopo è uscito FI . Avete capito bene , questa amministrazione va avanti grazie al PD.. a voi le conclusioni

Bene, ma non benissimo. Perché parliamo di una cosa talmente ovvia da essere sotto gli occhi di tutti, sin da prima dell’elezione di Ugo Pugliese lo scorso 20 Giugno. Opinionisti, blogger, giornalisti e addirittura giornali nazionali hanno parlato di questa alleanza, tanto che la voce è sempre stata unanime sin dall’elezione di ughetto, che avrebbe vinto proprio con i voti del PD.

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Il degno epilogo di una brutta storia

Il prossimo passo è abbatterlo

Oggi è arrivata una bella, bellissima notizia, proprio in concomitanza del centenario dall Rivoluzione d’Ottobre. Vi ricordate del fattaccio del sacrario di Affile? Ne parlai anche io, ben cinque anni fa. Si tratta di un (brutto) monumento dedicato ad Rodolfo Graziani, inaugurato nell’estate del 2012 nel comune di Affile (RM), appunto. Già all’epoca ci furono numerose polemiche, non solo per il denaro impiegato per realizzare il monumento, ma anche per la figura commemorata: riassumento moltissimo, Graziani fù colui che utilizzò le bombe a gas durante la Campagna d’Etiopia, ed è un personaggio mal visto da buona parte delle destre.

Insomma, un monumento decisamente fascistissimo, oltre che un perfetto esempio di quella famosa “apologia del fascismo” che tanto spesso chiamiamo in ballo senza che centri nulla (come nel caso della Spiaggia di Punta Canna). E non è sfuggito alla Procura di Tivoli, che infatti ha condannato il sindaco di Affile e due assessori rispettivamente ad 8 e 6 mesi di carcere. Una pena ridotta (la stessa procura aveva chiesto due anni per il sindaco ed un anno e sette mesi per i consiglieri) ma pur sempre una pena, per un reato che fin troppo spesso passa in sordina.

Non è chiaro cosa verrà fatto del monumento. Non è stato disposto né il sequestro né la confisca, ma ci si auspica che venga abbattuto. È intollerabile mantenere un monumento dedicato ad un gerarca come Graziani, che non serve a nulla se non ad alimentare il fervore di idee sbagliate. Per quanto riguarda quei tre fessi finiti in carcere, non c’è molto da dire: la pena non è poi così severa, e di certo non servirà a far cambiare la loro posizione. Succede questo, quando non si sigillano bene i tombini. Per usare le parole di Antonio Gramsci: “La storia insegna, ma non ha scolari”.

PS: Se volete approfondire la storia di Graziani e, più in generale, dei vari gerarchi fascisti, vi consiglio di guardare Fascist Legacy.

“Noi non vogliamo progredire facendo andare indietro l’anima”

Di Vittorio in una foto di Pino Balestrieri

È un nome come tanti altri, quello di Giuseppe Di Vittorio, così comune che oggi non dirà nulla ai più. Eppure, Giuseppe Di Vittorio, è stata una delle figure più importanti del dopoguerra. Figura che oggi, a sessanta anni esatti dalla sua morte, giace nel dimenticatoio della storia, messo da parte tanto dai “compagni” politici quanto dai colleghi sindacalisti.

In un dopoguerra dove “sindacalista” era sinonimo di “operaio”, Di Vittorio continuò a portare avanti la sua battaglia per tutelare un’altra classe di poveri e disagiati dell’epoca: i braccianti agricoli. Lavoratori fin troppo spesso dimenticati e marginalizzati dagli stessi sindacati. Lottò, per tutta la sua vita, per migliorare la loro condizione di vita, la loro condizione di lavoro, il loro salario.

Uomo del Sud, non si allontanò mai – mentalmente – dalla sua Puglia, e non antepose mai le necessità sindacali o di partito a quelle dei suoi unici compagni: i lavoratori della terra. A loro chiedeva l’unità, la fede nel sindacato e nella causa, perchè, per usare le sue stesse parole: “La superiore bellezza della nostra causa? Noi non vogliamo progredire facendo andare indietro l’anima!“. Idealista ma concreto, fù uno dei pochi, veramente pochi, ad osservare con realtà e obiettività le tristi realtà del meridione.

Morì esattamente 60 anni fà, il 3 Novembre 1957. Al suo funerale, pochi giorni dopo, erano presenti decine di migliaia di persone: erano quasi tutti contadini, braccianti, lavoratori, “saliti” a Roma in treno, senza scarpe, con i vestiti stracciati e sporchi. Dovevano rendere onore al loro “peppinùzzu”, a colui che aveva dato la vita per loro.

Dovremmo studiare di più, molto di più, la figura di Giuseppe di Vittorio. È grazie a figure come la sua, assieme a quella di Fausto Gullo, che anche nel Sud Italia tante cose cambiarono.