La carta del “pastrocchio”

Se lo dice lui…

Ultimamente ha preso piede un concetto sbagliato, falso e fazioso, che negli ultimi due anni è stato usato più e più volte per andare contro il governo. Parliamo del concetto del “pastrocchio”, ossia di una cosa fatta talmente male da risultare incomprensibile, e che per tanto diventa “invotabile” non per opposizione al tema ma per come è stato formulato. Insomma, una paraculata.

Il M5S ovviamente ci fornisce gli esempi più eclatanti. Ultimamente, ha annunciato di non voler votare più lo Ius soli, dato che questo sarebbe appunto un “pastrocchio invotabile”. Insomma, secondo Beppe anche questa legge è stata fatta male, con i piedi, perché é “troppo complicata”, “di parte”, addirittura “di propaganda”. E con la scusa di dire che loro ci tengono davvero a questo tema, fanno buon viso a cattivo gioco: diranno che non lo votano proprio per tutelare i giovani stranieri nati in Italia.

La scusa del fatto male, purtroppo, paralizza l’Italia. La usano un po’ tutti come misera arma di opposizione, e spesso purtroppo, si bloccano riforme e leggi importantissimi per il paese. C’è chi fa mera opposizione ideologica, dichiarandolo apertamente, e poi c’è chi come i grillini si nascono dietro la scusa del “fatto male”. Il M5S è in buona compagnia: praticamente tutti i fuoriusciti dal PD sono pronti a schierarsi contro il “nuovo” Renzi, e lo faranno nel peggiore dei modi, ossia dicendo solo che “tutto è uno schifo”, o che “tutto è fatto male”. Lo abbiamo già visto durante il referendum del 4 Dicembre, quando buona parte dei contrari portava a suo favore proprio la tesi “non si capisce cosa hanno scritto“.

Purtroppo, c’è anche chi ci crede a certe cose. Crede che un qualcosa di complesso sia per antonomasia sbagliato, incasinato, e non pensa minimamente alla metafora più immediata: il corpo umano, con un funzionamento appartente tanto semplice, ma con dietro un complessissimo sistema. Lo stesso discorso vale anche per le leggi, per gli emendamenti, e per ogni professionalità degna di questo nome.

Ma il concetto del pastrocchio vince. Il mediocre lo esalta, perché lo vede suo alleato. Il misero lo elogia, perché rispecchia la sua incapacità. Il meschino lo sfrutta, vista la presa popolare. E ci ritroviamo così con la subdola scelta di non votare una legge giusta, solo perché tizio e caio la reputano scritta male. E rimanere, quindi, un paese paradossale: un ragazzo nato da genitori italiani all’estero ha diritto di voto in Italia pur non essendoci mai stato; un ragazzo nato in Italia da genitori stranieri non ha diritto di voto in Italia, pur vivendoci, studiancodi o lavorandoci.

Si perde un sacco di tempo ad etichettare tutto come un pastrocchio, e si finisce per non vedere le storture che si provocano.

Ma ‘sta “relazione sulla bonifica”?

Eh, mera “informazione pubblicitaria”…

Appena lunedì scorso è andato in onda, in diretta tv ed in streming, un consiglio comunale particolarmente pubblicizzato a livello istituzionale. Una scelta molto discussa per via di una spesa di circa 14.000€, impiegata per permettere la diretta a diverse emittenti locali ma anche per la pubblicità su diversi giornali e per la stampa di alcuni manifesti. Ne ho parlato estesamente in un altro post.

Mentre i manifesti ancora non si vedono e la diretta è già andata in onda (circa 2 ore di discussione), hanno risposto all’appello tutti i cartacei, pubblicando il testo completo dell’intervento del Sindaco. E’ lo stesso testo letto durante il consiglio (circa 40 minuti), preparato apposta per l’occasione. Ne risulta dunque un semplice copia-incolla, che è stato pubblicato solo sui giornali cartacei e non sulle edizioni online. Un paradosso, che ci è costato anche parecchio.

Per rimediare alla mancanza di alcuni giornalisti, mi sono preso la briga di ricopiare tutto il testo presente sull’edizione del 20 Maggio di CrotoneOk. Il testo è comunque disponibile su CN24, unica testata che ha ricevuto un compenso e riporta integralmente il testo, e su diverse altre testate non locali.

Il testo, purtroppo, non ci da nessuna nuova informazione in merito alla bonifica. E’ più che altro una mera passerella mediatica, che mette in luce le prossime “intenzioni” del Sindaco e dell’amministrazione. Ma, di fatto, abbiamo pagato 14.000€ per una cosa che si poteva fare gratuitamente, tramite un comunicato stampa e una diretta via web.

Non ci credete? A voi l’ardua sentenza.

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Come “funziona” il verde pubblico a Crotone

Capitozzature selvagge…

Da qualche giorno a questa parte si sta parlando molto della potatura di diversi alberi, in particolare dei platani di Fondo Gesù, lungo Via Giuseppe Di Vittorio. La polemica è nata online per via della pesante capitozzatura, applicata praticamente all’altezza del tronco principale. Una soluzione drastica, potenzialmente dannosa, ma che probabilmente in questo caso indica una prossima rimozione della pianta.

Ne è nato un incredibile battibecco, tra “vergogna e indignazione” ma anche tra soggetti più o meno informati. Tralasciando gli aspetti botanici (si, gli alberi si possono potare anche in primavera, ed i platani sono tra quelli che meglio resistono alla capitozzatura) dato che ci vorrebbe un post a parte, forse è bene farsi farsi una domanda: come funziona il verde pubblico a Crotone? Come è gestito? Con quali criteri?

Una domanda nebulosa, che non trova facile risposta. Qualche anno fà la bizzarra gestione del verde pubblico finì sotto i riflettori per via dei suoi alti costi, che hanno toccato punte di 700.000€/800.000€ all’anno. Una cifra spropositata, visto il cronico abbandono di aiuole e aree verdi (anche da parte dei cittadini). Venne poi spiegato, quasi a metterci una toppa, che in quella cifra erano compresi anche “interventi di messa in sicurezza”, come il riassetto dei terreni smottati (specie lungo Via per Capo Colonna), la pulizia dei canaloni e dei canali di scolo, finanche l’acquisto di reti e muretti di contenimento.

Da allora le cose sono un po’ cambiate, nel senso che il budget annuale è stato drasticamente tagliato (150.000€ nel 2015 e nel 2016, 195.000€ previsti per il 2017), e i soldi sono stati destinati solo a determinate aree d’intervento. Tuttavia, la gestione del verde continua ad essere frammentata tra troppe entità, in un sistema non propriamente ottimale.

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