Il peso di una nomina

Nei giorni scorsi la sanità locale è rientrata ferocemente nel dibattito pubblico, a seguito di un blocco delle erogazioni alle strutture accreditate. Un argomento che affronterò meglio nei prossimi giorni, in quanto – purtroppo – strumentalizzato da troppi lati.

A fare da cornice a questo spiacevole evento, c’è stato un fatto curioso quanto sconcertante, che potremmo parafrasare come una piccola “guerra politica”. La Prossima Crotone infatti ha attaccato l’attuare direttore dell’ASP di Crotone, Sergio Arena, definendolo “abusivo” e chiedendo un cambio di vertici. Dello stesso avviso un’altra nota, lanciata dal Laboratorio Crotone – Idee in Rete (una sorta di associazione di centro-destra vicina agli ambienti sculchiani), questa volta indirizzata contro Scura ed i suoi tagli, che peggiorerebbero la vita dei cittadini.

Fin qui tutto nella norma. Se non fosse per il fatto che, in poche ore, non solo il PD locale ha risposto duramente all’attacco de La Prossima Crotone, ma addirittura è venuta fuori una nota congiunta di ben 16 sindaci del crotonese a difesa di Sergio Arena. Sedici sindaci di vari paesi che hanno preso le difese del direttore dell’ASP locale. Una cosa mai vista prima, sia per la modalità che per i tempi di risposta.

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Pro-life a convenienza

Leggo – senza alcuno stupore – che Salvini ha imposto la chiusura dei porti per impedire l’attracco di una nave con 629 immigrati. La decisione, che è legittima, è stata presa con il beneplacido del M5S: a loro dire, vogliono “dare una lezione” all’Europa, perché l’Italia da sola si è fatta carico di troppe emergenze.

Pur condivisibile il concetto di “Italia abbandonata” sul piano dell’immigrazione, quello che ha fatto Salvini è inaccettabile. Un crimine contro l’umanità, che probabilmente mobiliterà l’ONU. Una decisione folle, scellerata, insensata, e sopratutto inutile: non è impedendo l’attracco di una nave, che dai un segnale.

A questo punto, si spera che la crisi si risolva al più preso, e che quelle persone siano messe in salvo. Questo è solo uno dei primi casi di ciò che vedremo nei prossimi anni. E con l’amaro in gola, dobbiamo prendere atto che il “popolo sovrano” è contento così. Lo stesso popolo che poi si batte contro l’aborto, non è disposto a salvare una vita. Già.

Gioire per questa scelta dimostra la mediocrità, l’ignoranza e l’imbarbarimento di un popolo, che andrebbe rieducato anziché incitato. Il fondo è sempre più tangibile.

La “protesta” per salvare la tribuna costruita sui reperti archeologici

Siamo alla frutta …

C’è poco da fare: quando si parla di calcio, si perdono i lumi della ragione. Le acque sembravano essersi calmate dopo la retrocessione del Crotone in serie B, evento “calamitoso” che produsse ore e ore di dibattito su complotti, partite vendute, arbitri cornuti e quant’altro. Ma ecco che si riaccende il dibattito sull’Ezio Scida, esploso fragorosamente pochi giorni fa.

Come ricorderete, due anni fa venne concesso un ampliamento temporaneo dello stadio per permettere alla squadra, allora neopromossa in Serie A, di giocare in casa, e si riuscì a trovare un compromesso per realizzare una struttura “mobile”, ossia priva di fondamenta. Quei due anni sono giunti oramai al termine (il permesso scadrà il prossimo Luglio), ed è stato annunciato che la struttura temporanea non riceverà alcuna proroga: va smantellata.

A pochi minuti dall’annuncio, una marea di commenti inondava il web. “Ci vogliono togliere lo stadio“, “Ci tolgono anche questo“, “Ed il sindaco che fa?“, e tante – ma tante – altre fesserie del genere. Un’indignazione decisamente ingiustificata, sintomatica di una profonda ignoranza popolare: si sapeva fin dall’inizio che era una struttura temporanea, che sarebbe dovuta esistere per soli due anni. Dal 2016 al 2018, appunto.

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