Una vendetta?

Una strage sconosciuta e importantissima

Ieri mattina è stato ucciso Oliver Ivanović, importante politico kosovaro appartenente alla minoranza serba noto con il nome di “uomo del ponte“. Durante la prima mattina del 16 Gennaio scorso è stato raggiunto da cinque proiettili al torace, ed è morto poco dopo in ospedale. Si trovava nella città di Mitrovica, nota per essere la “città divisa dal fiume”: a nord la minoranza serba, a sud la maggioranza albanese.

L’omicidio ha avuto poco riscontro sulla stampa, e suscita poco interesse. Eppure, riguarda una controversa figura della guerra del Kosovo, uccisa in ricorrenza dell’anniversario di una controversa strage che ha dato il via all’intervento armato della NATO contro Milošević e la Serbia.

Parlo del massacro di Racack, che avvenne il 15 Gennaio 1999 e venne scoperto solo il giorno dopo, 16 Gennaio 1999. Quel giorno i militari serbi uccisero 45 civili di etnia albanese nel villaggio di Racack, a sud di Pristina: ufficialmente dissero che si trattava di terroristi dell’UCK, ma in realtà si trattava di un deliberato sterminio finalizzato alla pulizia etnica. Altri massacri erano già avvenuti in numerosi altri territori dell’ex Jugoslavia.

Le reazioni internazionali alla strage furono delle più diverse. I paesi “amici” cercarono di sminuire il tutto (in Italia ci fù un gran dibattito sostenuto da comunisti e radicali, che sostenevano che la strage fosse una montatura), mentre i paesi “nemici” avevano finalmente le prove della pulizia etnica in atto. Erano infatti presenti dei reporter di Associated Press che ripresero le operazioni di guerra, fotografarono le fosse comuni ed i morti, ed immortalarono i funerali ed altri momenti. Non solo a Racak, ma in tutto il Kosovo.

A partecipare alla pulizia etnica c’era anche il giovane Oliver Ivanović. Nel 2014 venne condannato a nove anni di carcere per crimini di guerra commessi nei confronti dell’etnia albanese, ma nel 2017 venne scagionato. Attivo da poco meno di un ventennio nella politica nazionale ed internazionale, era considerato un moderato. Aveva contribuito in modo fondamentale al processo di dialogo con l’Unione Europea e la NATO, e più volte si era dimostrato intransigente nei confronti di Belgrado.

Con la sua morte si rischia di interrompere il processo di normalizzazione del Kosovo, che quest’anno festeggiarà i suoi primi 10 anni di indipendenza. Una morte che sembra una vendetta, un’esecuzione, in una parte di mondo difficile di mondo che vive nel più totale disinteresse dei rispettivi vicini.

Mura di cinta dell’antica Kroton

Rappresentazione grafica, 1992

Sono certo che anche voi avete sentito, almeno una volta nella vita, che l’antica Kroton era circondata da imponenti mura di cinta. Sappiamo che queste enormi mura proteggevano l’abitato, e pur essendo rimasti pochi frammenti di queste ultime ci è stato tramandato un dato interessante, che ancora oggi viene citato spesso: le mura erano lunghe circa 13km.

Questo dettaglio, nel corso degli anni, ha portato a numerose interpretazioni errate. C’è chi credeva che le mura si estendessero lungo il percorso che da Capo Colonna portava a Crotone (che è lungo circa 13km, per l’appunto), o che si collegassero ed inglobassero altri piccoli centri dell’epoca. In realtà non è così, ed almeno da trent’anni sappiamo che le mura si estendevano, grossomodo, dall’attuale centro cittadino sino ai pressi del Torrente Passovecchio.

Oggi non esistono resti ben conservati di queste antiche mura, anche se in alcuni punti, come sul colle di Santa Lucia, è possibile osservare dei pezzi sparsi qua e la. Le condizioni dei reperti sono pessime, e non è dato se sapere se siano mai state oggetto di interventi di recupero o di tutela.

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1941: martiri e pietas di una Crotone in guerra

Montecatini sotto assedio nel 1941 (©IWM)

Qualche giorno fa la pagina Cannibali e Re ha pubblicato una storia interessante che ci riguarda direttamente: “Oltre l’odio imposto dalla guerra: quando la città di Crotone pianse la morte di tre giovani piloti inglesi che la stavano bombardando fino a pochi giorni prima”.

È uno dei tanti spaccati che ci offre lo studio del secondo conflitto mondiale, e rappresenta un buon punto di partenza per riprendere questa storia ed affrontarla un po’ più nel dettaglio. Daltronde, il testo di riferimento (“Crotone: dal fascismo alla repubblica” di Salvatore Rongone, 1997) pur essendo molto dettagliato manca di molti nuovi dettagli emersi nel corso degli anni, e pubblicati in successive ricerche storiche (si pensi a “KR 40-43” di Giulio Grilletta, 2004).

Approfondiamo dunque il già completo post, e riscopriamo una piccola parte di quel triste conflitto che ci ha interessato direttamente dal 1940 al 1943, quando gli Inglesi bombardavano regolarmente dal Golfo di Taranto in giù.

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