“Stefano chi?”

L’avrete letto tutti, della morte di Stephen Hawking, o comunque l’avrete sentito al telegiornale, o visto di passaggio sui social. Qualcuno potrebbe dire che “non ci importa”, ma in fondo se ne và un pezzo d’eccellenza dell’umanità contemporanea. Un uomo particolare, dalla fortissima carica simbolica, che dalla sua immobile vita è riuscito a spiegare i più grandi movimenti del nostro universo. Una risorsa per tutti.

Ma nella quotidianità, si sà, le notizie cambiano rapidamente pelatura. L’interesse delle masse non sempre coincide con i grandi temi del mondo, e non ne possiamo fare un dramma. Tuttavia, è inquietante l’impatto che possono avere certe notizie nel proprio ambiente di lavoro.

Succede quindi che, di buon mattina, io ed il mio collega apriamo la giornata con questa triste notizia. Giusto il tempo della commemorazione, di qualche commento, di qualche “ricordo”. Ma nel cercare un dibattito con gli altri colleghi, l’amara sorpresa: Stephen Hawking è uno sconosciuto. Talmente sconosciuto da aver generato la fantastica esclamazione: “Stéfanu cù?“.

All’inizio ridi. Ti senti confortato dall’ambiente un po’ superficiale, leggero. Poi però ti rendi conto che non è folklore, e che nessuno, in fondo, conosceva il personaggio. Non è un crimine: è solo una piccolo, triste indicatore dell’attenzione che riponiamo al mondo esterno.

Il lavoro imbastardisce ed imbarbarisce l’individuo, nella maggior parte dei casi.

“Io voto Salvini”

In macchina con degli amici, si inizia a parlicchiare delle prossime elezioni. A Crotone la questione è veramente poco sentita, anche per il fatto che i veri interessati di politica sono pochissimi. Se ne parla dunque così, a grandi linee, in generale, per sentito dire, senza mai entrare troppo nel merito.

Ad un certo punto, tra una battuta e l’altra su Berlusconi, una del gruppo si gira e spiazza un po’ tutti, affermando le sue intenzioni di voto: “Eh eh, voi ridete, io intanto voto a Salvini“. Una ripicca, quasi, un’affermazione pungente e sprezzante, motivata dall’apparente rettitudine del soggetto. E poco importa l’aver ricordato i numerosi attachi di Salvini contro i Calabresi, quella oramai è “acqua passata“.

È tutto molto sconcertante. Già in una precedente occasione mi era capitato di parlare con una vecchietta dal medico, che nel dirmi che avrebbe votato Salvini ha ricevuto il sostegno di un’altra persona in attesa. Il tutto, in un contesto generale dove sempre più crotonesi si trovano ad appoggiare il neo leader del carroccio, in una generale crociata contro gli immigrati o contro chissà cosa.

Finché la Lega odiava noi, era da evitare. Oggi che odia qualcun altro, ben venga. Una schifosa doppia morale intollerabile, che non dovrebbe andar giù nemmeno con il drink che lo stesso Salvini ci offrì tempo addietro. Eppure, il cdx avanza, e la Lega aumenta il suo pacchetto di voti anche nel Sud Italia.

Chi vivrà, vedrà.

“Assassino!”

Questa sera il lungomare era particolarmente popolato. Strano, per una fredda e piovosa domenica sera. Molte famiglie sono ancora in giro, a fare quattro passi, prima di una nuova lunga settimana. E non tutti i bambini sembrano gradire la passeggiata a quest’ora.

In particolare una bambina, che piangeva a dirotto. Forse avrà avuto freddo, forse voleva solo tornare a casa o era stanca. Fatto sta che ho sentito il suo urlo da ben prima che potessi vederla. Probabilmente piangeva già dal cimitero, ed ha continuato a farlo – senza esagerare – per oltre 200, 300 metri.

Ad un certo punto, il padre, sicuramente esasperato, le tira un sonoro ceffone. Un bello schiaffo sulla guancia, che ha interrotto improvvisamente il pianto. Dopo un primo richiamo ed un invito al silenzio, la bimba ha continuato a camminare, senza proferire parola.

Ma fu una pace apparente. Poco dopo, si è messa a gridare “Assassino! Assassino!” al padre. Un urlo talmente stridulo, acuto, che ha fatto affacciare più di un vicino, per controllare se tutto andasse bene. Fà strano ascoltare una bimba gridare questa parola: avrà avuto, si e no, 5, 6 anni al massimo.

Ancora più esasperato, il padre gli tirò un altro schiaffo, prima di prenderla in braccio e portarla di forza in macchina. Lei continuava a strillare e a dimenarsi, ma nulla poteva. Ed una volta ripartiti verso casa, alla fine, tornò il silenzio.