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Certificato di burocrazia

Scritto da:

Francesco Placco

Mi ha molto colpito, quest’oggi, il racconto di un uomo sposato con una donna gravemente malata ed impossibilitata a muoversi, al quale è stato rifiutato il versamento della pensione. Questo perché l’Inps pretende di verificare lo stato di malattia della malcapitata, con una certificazione da parte di un medico. Nonostante conosca perfettamente la vicenda.

Il caso, uno dei tanti, è stato sollevato nel corso del TG5 dall’indignato speciale. In sostanza, la donna non può muoversi, ed il marito – che di fatto la assiste in tutto – ha ricevuto dopo un già lungo iter una delega generale con tanto di certificazione notarile. Può, dunque, agire facendo le veci della moglie.

All’Inps però, dove va anche detto che hanno a che fare con molti furbetti, non ne vogliono a che sapere. Pretendono di dover verificare la condizione di malattia della donna, nonostante per molti anni le abbiano versato l’indennizzo e conoscano il suo quadro clinico. Non basta la dichiarazione del marito: c’è bisogno di un medico terzo che vada, verifichi e sottoscriva.

Messa così può sembrare una cosa da poco, per la quale non vale la pena fare storie. Basta incassare l’umiliazione e farlo. Però, c’è del sadico in tutto questo. C’è del cinico. Insomma, c’è quel classico sentore di marcio, il cui olezzo viene fuori e si diffonde in ogni caso del genere. Quando, cioè, si “punisce” il giusto per il peccatore.

Non è difficile da capire come l’umiliazione (non solo della richiesta di controllo per verificare se tua moglie è ancora gravemente malata, ma anche la sospensione dei versamenti) sia percepita come una ritorsione sommaria, a danno di chi non ha colpe.

È un po’ quello che capita anche a me, che ogni anno devo dimostrare – con analisi e controlli – di essere ancora affetto da una tara ereditaria. Come se questa potesse miracolosamente scomparire (ma magari). Solo che in questo caso, per ovvi motivi, la cosa è più grave.

Non si tratta solo di un sistema burocratico all’esasperazione, ma anche di una punizione verso i pazienti. Quelli veri. E dispiace sapere di dover continuare a vivere sentendo di certe situazioni, ed anche con il timore di poterle vivere sulla propria pelle.

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