Vai al contenuto

Che guai col Pitesai

Scritto da:

Francesco Placco

Si è ufficialmente conclusa la possibilità di inoltrare osservazioni al Piano per la Transizione Energetica Sostenibile delle Aree Idonee. Ma tutti lo chiamano Pitesai. E sarà alla base degli scontri che nasceranno nei prossimi giorni, dato che il Comune di Crotone non ha inviato nessun documento al Ministero.

La bomba non è ancora deflagrata, ma state pur certi che, come già successo con i finanziamenti persi, qualcuno se ne accorgerà. E succederà presto, perché i malumori sull’assenza del comune pitagorico, sbandieratamente in prima linea sui temi ambientali, è evidente. Ed è pesante.

Forse fino ad oggi non avete mai sentito nominare questo Pitesai. Si tratta di un piano varato dal Ministero della Transizione Ecologica, che dovrà essere approvato entro il 30 settembre. A livello nazionale si è molto discusso delle numerose autorizzazioni concesse dal piano, come la ricerca di idrocarburi nell’Adriatico, nello Jonio e nel Mediterraneo. Tale dibattito, tuttavia, in questi mesi non ha interessato nessuno, almeno qui in città.

Ieri era l’ultimo giorno per poter inviare delle osservazioni. La scadenza per i Comuni, in realtà, era ben prima (a maggio), ma ciò non toglie il fatto che da Crotone non sembra essersi levata alcuna voce. L’unica istituzione che ha menzionato anche il territorio crotonese, come potete verificare voi stessi sulla pagina istituzionale dedicata, è il Ministero della Cultura, riferendosi al patrimonio archeologico.

Eppure questo piano avrebbe dovuto interessarci molto, dato che, tra le altre cose, il Ministero della finzione ecologica ha rispolverato quelle vecchie concessioni di cui vi parlai qualche anno fa. Era il 2016 quando scoppiò la fobia delle trivelle, dopo che il governo Renzi aveva approvato diverse concessioni (già definite nel governo Monti) per la ricerca di idrocarburi nel Mar Jonio. Torna dunque in auge la Global Med, che dopo un primo stop non sembra trovare opposizione ai suoi piani.

Torneremo dunque a parlare di air-gun, di fracking, di trivellazioni e di nuove piattaforme. E lo faremo, verosimilmente, con la stessa approssimazione degli anni passati. Vale la pena ricordare, dunque, che tali prospezioni (se si faranno) avverranno ad oltre 12 miglia nautiche dalla costa. Oltre ogni competenza locale.

Sarebbe stato opportuno che qualche istituzione locale – non necessariamente il Comune di Crotone, ma anche la Regione Calabria, dato che le aree di ispezione sono sparse lungo tutto l’arco jonico – battesse un colpo. Non necessariamente per piazzarsi da baston contrario, ma anche solo per fornire maggiori dettagli, documenti, relazioni (sempre che esistano) e quant’altro.

Eppure, niente. Daltronde, in Calabria siamo in piena campagna elettorale. Ci sono cose più importanti a cui pensare.

Articolo precedente

Generazione squallore

Articolo successivo

Il committente-mandatario

Unisciti alla discussione

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.