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Crocus, il magico “buca neve”

Scritto da:

Francesco Placco

Immaginate di poter avere un segno tangibile della fine dell’inverno. Di trovarvi in montagna, circondati dalla neve, e per assurdo di non sapere date, mesi, giorni. Ecco, avreste almeno un indicatore che vi avverte dell’imminente cambio di stagione, che vive appena qualche giorno. Giusto il tempo di essere osservato.

L’inverno ufficialmente finisce il 20 marzo, ma in Sila l’imminente cambio di stagione è annunciato da un piccolo ed “insignificante” fiorellino, che sbuca da terra per pochi centimetri e vive meno di 3/4 giorni. Sto parlando del Croco, pianta tanto cara nei giardini del nord Europa, dove abbellisce piazze reali e spazi pubblici, e piuttosto dimenticata nel Sud del continente.

Un piccolo grande paradosso, dato che l’origine di questo fiore, che si perde nella leggenda, è legata indissolubilmente al mondo antico: citato nell’Iliade e nella Bibbia, esistono affreschi di questo fiore nell’antica Creta. Il suo nome deriva dal greco antico, e vorrebbe dire “filo di tessuto“. Sempre in antichità, i greci lo usavano per decorare momenti di gioia, i romani invece per tombe e corredi funebri.

Tutto ciò in tempi molto antichi. Per un motivo o per un altro, questo fiorellino si è venuto a trovare anche sui monti della Sila, dove sopravvive dignitosamente. Ogni anno, sul finire di febbraio, inizia la sua lenta ed inesorabile apparizione. Il candido manto di neve bianca si sostituisce a grandi prati verdi, macchiati del viola e del fucsia di questo fiore.

Si tratta del primo fiore a sbocciare sull’intero altopiano silano, al punto da essere conosciuto con il nome di bucaneve o putaneve. In italiano è anche detto falso zafferano, vista la sua effettiva somiglianza sia nella forma che nei colori.

Commestibile, il fiore di croco viene oggi usato come alimento prevalentemente nell’arco alpino, dove esistono ben sei varietà di pianta che si è adattata al clima freddo e secco. In Calabria, o quantomeno in Sila, è prevalentemente un elemento ornamentale nei campi del tardo inverno, dove continuerà a fiorire fino ai primi caldi.

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