Il paradosso del tampone

In queste ore è cominciata la campagna di screening del Comune di Crotone rivolta alla popolazione con basso reddito. Uno screening collettivo che riguarderà migliaia di persone in tutta la città, che verranno sottoposte ad un test rapido per il coronavirus, al fine di individuare possibili positivi. Una decisione comprensibile e rivolta a chi non può permettersi il test in un laboratorio privato (il cui costo parte dai 40€), che testerà prima le famiglie a reddito 0 per poi avanzare fino alle soglie minime.

Si tratta di un’operazione di cui non abbiamo in realtà molti dettagli: non sappiamo quanti test sono a disposizione del Comune, non sappiamo quante persone verrano effettivamente chiamate, non sappiamo se si tratta di un’operazione obbligatoria o facoltativa, e, a dirla tutta, non sappiamo neppure se questi test siano poi così affidabili. Ad ogni modo, diversi test sono stati donati da privati ed aziende, e già ieri sono iniziate le chiamate.

Adesso però, aldilà della giusta premura insita nel voler rassicurare la popolazione (ogni giudizio poi dovrà attendere la fine della campagna, per vedere quanti positivi si è riusciti a scovare), è opportuno rendersi conto che questa chiamata collettiva sia in realtà un paradosso. Sia ben chiaro: questi test rapidi non intasano – come sostiene erroneamente qualcuno – la lista dei tamponi da processare a Catanzaro o in Puglia, perché il risultato è immediato. Per cui, il problema non sta in un presunto allungamento dei tempi, cosa che non avviene.

Il problema sta nel fatto che si è preferito far partire prioritarmente una campagna di controllo collettivo, rivolta dunque a soggetti che sarebbero esclusi da ogni test, mentre chi è in quarantena o aspetta la chiamata dall’Asp rischia di non venire neppure controllato. Vi faccio un esempio pratico, per capirci al volo: ricordate che ad inizio mese vennero chiuse diverse scuole, in quanto erano stati trovate dei positivi tra alunni e personale docente? Bene, i docenti che hanno prestato servizio all’interno delle classi dove si sono registrati i casi positivi tra qualche giorno finiranno il periodo di autoisolamento (sempre che lo abbiano rispettato), e se non accusano alcun sintono non saranno sottoposti a nessun tampone. Unica alternativa, farselo privatamente, pagando.

Un paradosso bello e buono: chi è stato a contatto o comunque all’interno di un ambiente con dei casi positivi potrà tornare a circolare liberamente senza essere controllato, mentre chi magari ha rispettato ogni prescrizione e non ha avuto contatti verrà controllato preventivamente. Messa così, è una logica difficile da interpretare.

Bisogna anche capire che, in questo caso, la responsabilità è dell’Asp locale, che non ritiene opportuno – evidentemente – effettuare tamponi in assenza di sintomi. Eppure, il contatto con un positivo è un campanello d’allarme che rende difficile comprendere il mancato controllo, specialmente per quanto riguarda il corpo docenti: che succederebe se un soggeto magari è stato contagiato ed è asintomatico, ed alla riapertura delle scuole tornasse regolarmente in classe senza essere stato sottoposto a tampone?

Nella stessa condizione dei docenti poi ci sono decine di cittadini in autoisolamento, chiusi in casa in attesa di una chiamata che in molti casi non arriva. Anche in questo caso, ogni test viene rimandato ai laboratori privati, con conseguente spesa. Una condizione che si sta verificando in molte regioni italiane, e che sta attirando l’attenzione di diverse trasmissioni televisive.

A questo punto ben venga ogni test, a patto che non si trasformi in un mero populismo sanitario. Certo, l’idea di effettuare screening a tappeto era stata scartata nella prima fase dell’epidemia e riabilitata proprio in vista dell’autunno, ma questo non deve distogliere l’attenzione da chi è stato a contatto con il virus ed ha più possibilità di averlo contratto.

Altrimenti, si rischia di farsi sfuggire da sotto il naso la situazione: potremmo ritrovarci con centinaia di test negativi che daranno un falso senso di sicurezza, in quanto si è guardato solo in una direzione.