Intitolazioni premature

La morte di Jole Santelli ha preso tutti alla sprovvista. Io stesso, a furia di leggere comunicati provenienti da ogni area politica, ero finito per dispiacermi della situazione, provando empatia e compassione. Ora però è tempo di ritornare alla realtà, ed elaborare con mente fredda ed analitica il lutto. Morto un governatore se ne fà un altro, così era e così sarà.

A tal proposito, non posso esimermi dal dire la mia sulla frettolosa intitolazione della cittadella regionale alla Santelli. Una decisione ingiusta ed iniqua, che non tiene conto di tutto il passato della regione, che pure ha visto numerosi esempi di “morti nobili”. La decisione infatti è stata avanzata e presa dalla stessa maggioranza al governo, pur condivisa da diversi altri esponenti del mondo politico. Il tutto è stato fatto a distanza di pochi giorni dalla morte, senza tener conto che, per legge, devono passare 10 anni prima di poter procedere all’intitolazione ad un defunto. Ma alla Regione questo sembra essere un dettaglio di poco conto.

Così come deve essere un dettaglio di poco conto cosa ne pensano i calabresi, di questa intitolazione frettolosa e prematura. Un’intitolazione che sa di beatificazione, una decisione politica per la politica. Ma sopratutto, una decisione non dibattuta e non affrontata da più punti di vista.

La cittadella regionale ha una lunga lista di cose e persone, alla quale si sarebbe potuta intitolare. A dei morti ammazzati di mafia. Al passato storico della regione. Ai contadini morti nella lotta per la terra. Noi invece ci ritroveremo – senza alcuna consultazione, senza alcuna richiesta e senza alcun permesso – un palazzo regionale intitolato ad una politica che ha fatto carriera nello studio di Previti. È brutto dire queste cose a così pochi giorni dal decesso, me ne  rendo conto. Ma la tristezza per un fatto personale deve ora lasciare il passo alla concretezza della vita, almeno per noi che rimaniamo in questo mondo.

L’intitolazione della cittadella regionale a Jole Santelli è uno sbaglio. Credo che in molti siano d’accordo, ma evitano di esporsi visto il momento. A tempo debito, se ne lamenteranno.