Il lato umano delle cose

La notizia della morte prematura di Jole Santelli, questa mattina, è stata particolarmente triste. Fa sempre male apprendere della morte di qualcuno così giovane, con ancora tanto da dare e dimostrare. Ma in questo caso fa ancora più male, non tanto per la figura in sè, ma per il modo con il quale ha cercato di tenere tutto “nascosto”. Negli ultimi mesi non ha mai acennato al suo male, nè lo ha usato come scusa per rimare chiusa in una campana di vetro. Sotto questo aspetto, ha dimostrato la sua tenacia mai indebolita da un male che conosceva bene, e per il quale, prima di candidarsi, aveva chiesto parere il parere al suo oncologo.

Ma è andata a finire diversamente, ed oggi mezza Italia piange una figura che fino a qualche giorno fa dipingeva come controversa. È la legge del contrappasso. Ed in fondo, adesso di tutte quelle parole non importa più a nessuno: tutti si stringono attorno alla famiglia, a chi la conosceva, tutti esprimono cordoglio, tristezza, disagio. La morte di Jole è “incolmabile”, la sua figura ha subito la canonica beatificazione post-mortem, venendo così definitivamente consacrata.

Certo è che fa strano, leggere i numerosi messaggi di cordoglio da parte di tutto il mondo politico. Leggere tutte queste persone che si stanno prodigando per dire “mi dispiace”, alcuni forse anche per pulirsi un po’ la coscienza. Eppure, più comunicati leggo, e più mi viene difficile credere che si tratti di pantomime. A leggerle sembrano parole sincere, dette da persone sinceramente dispiaciute per la morte, improvvisa, di colei che fino a qualche ora fà era un nemico, un avversario, una sciagura.

È forse questo, il lato umano delle cose. Il lato empatico, che ha fatto chinare il capo anche ai più acerrimi avversari, anche ai più agguerriti contestatori. Forse è vero che, in fondo, siamo sinceramente colpiti per la scomparsa di una persona che magari non abbiamo mai visto dal vivo, ma che nel bene o nel male ha rappresentato una regione in questo strano e terribile 2020. Questo non lo so, e non posso dirlo. Posso dire solo che, a furia di leggere tutti questi messaggi, a vedere queste foto di gente che piange, a sentire la voce rotta di chi ci ha lavorato fino a ieri pomeriggio ed a vedere il rispetto nazionale per questa morte, tanto comune e frequente in questa terra, beh, ecco, alla fine devo ammettere che dispiace anche a me.

Ma non lasciate troppo spazio alla compassione: domani è un’altro giorno. Il suo posto è già stato occupato, e non sarà improbabile una spogliazione del corpo ancora caldo. Perché finite le preghiere, il cordoglio e la compassione, il detto è sempre lo stesso: morto un papa se ne fà un altro. E per quanto si dipinga come incolmabile la morte di Jole, la verità è che all’interno della Regione (ed anche a livello nazionale) due conti se li sono già fatti.