4000 voti: l’ago della bilancia

Un commento a caldo sull’elezione di Vincenzo Voce riguarda, ovviamente, i numeri. Numeri interessanti per le loro similitudini, che vale la pena osservare e commentare.

Al primo turno Antonio Manica aveva preso 13.787 voti, mentre al ballottaggio ne ha presi 9.265. Ne consegue che ne ha persi 4.522, passando dal 41,6% al 36,05%.

Invece Vincenzo Voce al primo turno aveva preso 12.003 voti, mentre al ballottaggio ne ha presi 16.434, ben 4.431 in più, passando dal 36,2% al 63,9% che stiamo ancora commentando.

Sono solo numeri, ma è curioso notare come grossomodo lo stesso totale di voti persi da Manica sia confluito in Voce. Tanto da far “scendere” Manica proprio al 36%, la stessa percentuale ottenuta da Voce al primo turno.

Una bella soddisfazione, che ha stravolto completamente la mia previsione. Quest’anno mi è andata male. Lo stavolgimento del ballottaggio porta in seno diversi aspetti piacevoli, in primis dovuti al fatto che la Lega forse non entrerà in consiglio comunale. Alla sola candidata infatti potrebbe subentrare lo stesso Manica, ma è tutto ancora in divenire. Spero, ovviamente, che la Lega resti fuori (ora e sempre) dal palazzo.

Assieme a loro mancheranno anche tante facce-di-cazzo alle quali oramai c’eravamo abituati, anche se probabilmente continueranno a fare “politica” dall’esterno. Restano fuori anche i grillini, con un altro paradosso: Sorgiovanni sarà in consiglio comunale, Correggia no. Forse, è la volta buona che quest’ultimo si metta una mano sulla coscienza e si faccia definitivamente da parte, consapevole del fatto che la stessa sorte toccherà al suo ex collega.

Infine, l’incognita del centro-sinistra. Iacucci, intervistato in televisione, ha già avanzato delle pretese su Voce, alludendo al loro esplicito supporto già annunciato due settimane fa. Tuttavia, il ruolo del Partito Democratico sulla vittoria di Voce è tutto da capire, a partire dal fatto se ci sia stato o meno, questo supporto. Ad ogni modo, resta l’incognita di un partito nazionale che non ha partecipato alla corsa elettorale, e che, anche lui, deve fare i conti con se stesso e con ciò che vuole diventare.

Ma torniamo a noi, a Crotone. I popolari hanno vinto contro la casta, riuscendo dove i grillini fallirono. Adesso però arriva la parte difficile del gioco: passare dall’opposizione al governo. Tolta la soddisfazione (grande) di questa vittoria di popolo, bisognerà vedere il consiglio, gli assessori, la squadra di governo, i programmi ed i progetti… e tante cose che in questa campagna elettorale sono mancate.

Ed io, come sempre, sono qui.