Etica e realtà del giornalista

Questa mattina ho completato i test preliminari per l’iscrizione tra i praticanti pubblicisti. Un atto dovuto e necessario, che mi ha permesso di interfacciarmi e di intendermi alla professione dal punto di vista interno, e non dal classico giudizio che in genere si attribuisce a giornalisti ed editori. Le lezioni sono state interessanti, ed hanno fornito importanti spunti sia dal punto di vista storico sia dal punto di vista pratico, e mi hanno spinto a cercare ulteriori informazioni sull’etica e sulla deontologia.

Tuttavia, non posso negare che si tratta di lezioni decisamente al di fuori della realtà. Non so se è più corretto affermare che non sono al passo con i tempi o se andrebbero considerate proprio obsolete, ma in sostanza buona parte delle best practice descritte nel corso quotidianamente disattese da buona parte del panorama giornalistico nazionale, perfino dai grandi editori.

Ad esempio, mi ha sorpreso molto apprendere che le interviste ai minori sarebbero “proibite” in ogni caso, anche previa autorizzazione del genitore. Ogni giorni, tra articoli, approfondimenti e servizi televisivi, ci sono decine e decine di testimonianze di minori, spesso intervistati anche a volto scoperto. Eppure, il professore del corso si affrettava a ribadire l’etica e la deontologia, che ha come fine supremo la tutela dei minori, da lasciare in pace ed al di fuori di ogni discorso.

Sulla stessa scia, anche l’utilizzo di foto crude e cruente, l’aggiunta di dettagli scabrosi ed efferati, insinuazioni ed allusioni… tutte cose che formalmente non dovremmo leggere, ma che di fatto corrispondono al pane quotidiano degli articoli che leggiamo.

A questo punto, pur essendo contento di aver superato il corso, rimango dubbioso. A che serve spiegare l’etica e la deontologia, se poi in pratica questi valori non vengono rispettati? È difficile anche pretendere un’intervento dell’ordine per tutti questi casi (ci sarebbe bisogno di migliaia di note ogni giorno, anzi forse ogni ora), che non sono neppure considerati delle infrazioni che prevedono provvedimenti. Insomma, anche questo è lasciato al buon senso del cronista, ed alla sua volontà di lavorare per merito o per visualizzazioni.

Infine, altra nota dolente – espressa direttamente dal professore, con tanto di approvazione dei corsisti – è stata la stoccata ai blog ed ai blogger in generale, considerati ancora oggi come “inventori di balle” e “scrittori di fesserie”. Capirete che per me, che oramai mi accingo a festeggiare i 10 anni di questo sito, non è tanto un’offesa ma una mancanza di concezione della realtà: i blog sono strumenti importantissimi, a tal punto che i maggiori quotidiani nazionali li hanno inclusi nelle loro colonne. Come può un ordine professionale esprimersi in questo modo nella preparazione dei propri corsisti? Com’è possibile che nel 2020 si continui a contrappore due figure che spesso lavorano insieme?

Mistero. Così come è un mistero la necessità di spiegare l’etica e la deontologia, senza poi pretendere che questi valori siano rispettati. Uno specchio chiaro e limpido della società.