Polimeni: che pena

Ad un certo punto, camminando col cane, ho iniziato a sentire Polimeni un po’ dappertutto. Lo avevano letteralmente tutti sulla bocca, ne parlavano in mezzo alla strada, ai bar, persino dentro casa (urlando, per far si che chi cammina senta sempre tutto). Cosa sarà mai successo?

Vai a scoprire che oggi è stata inscenata una pagliacciata al Comune di Crotone, che qualcuno ha avuto il coraggio di chiamare “tentata aggressione”. Se non avete visto il video, Polimeni entra nell’androne del Palazzo farneticando di voler parlare col sindaco, di voler sapere dov’è Voce, dov’è Sculco, e di voler fare “la rivoluzione”. Fatto sta che il messo comunale non deve aver preso bene la performance di Polimeni, reagendo in maniera abbastanza scomposta.

Satira? Sarà, ma quello di Polimeni è un volgare esempio di come non si fa giornalismo, cultura, dibattito o altro. È uno squallido esempio di come si fa show, spettacolo, puntando il tutto per tutto sulla reazione del proprio interlocutore: perché il caso non è un tizio che grida le solite cose, il caso è la reazione nei suoi confronti.

Le malelingue dicono che sia stato pagato per farlo, affermazione che gira anche tra i sostenitori di Voce, che temono di essere danneggiati dalla sceneggiata. Aldilà di tutto, resta la pena infinita per la piega che stanno prendendo queste elezioni: sempre più squallide, sempre più inconsistenti, sempre più basate solo ed esclusivamente sui vavazzùni.