Immuni si, immuni no

Oggi il Ministero della Salute ha pubblicato un’interessante infografica dedicata agli utenti di Immuni. Si tratta di una prima mappa ufficiale sulla percentuale di utilizzo in tutte le regioni italiane, per avere un’idea chiara dei numeri e degli utenti.

Come già ampiamente previsto, l’applicazione non ha sfondato: sono stati raggiunti a stento i 5 milioni di download, e le percentuali di utilizzo sono ancora molto basse, con una media inferiore al 12%. Un dato basso, che diventa ancora più evidente nelle regioni del Sud.

A fare una classifica infatti, la Calabria è la penultima regione per utilizzo: appena il 6,4%, subito sotto alla Campania con il 6,6%. Peggio di noi solo la Sicilia, con il 5,4%. Numeri bassissimi, che per un motivo o per un altro ci collocano – come sempre – in fondo alla classifica.

A meno di voler credere alla favola (sorprendentemente ripresa da molti) che vorrebbe una mancanza di dispositivi tecnologici capaci di supportare l’applicazione, quello che vedete espresso in cifre è un deliberato atto di menefreghismo: c’è infatti la convinzione e la percezione che il coronavirus sia una cosa “importata” dal nord, e che qui non ci sia pericolo e dunque l’applicazione sia superflua. Inutile. Addirittura “pericolosa” per la privacy, che di fatto è un valore considerato a fasi alterne.

Con queste cifre l’applicazione è inutile, e lo dimostrano anche gli esigui contributi che ha apportato al contrasto del virus. Numeri scarsi, in confronto a ciò che sta accadendo. E non per un problema intrinseco dell’app, ma per il mancato utilizzo da parte degli utenti. Per il mancato riscontro.

A questo punto, con le avvisaglie di nuovi lockdown e le numerose difficoltà che stanno sorgendo giorno dopo giorno, è difficle prevedere cosa succederà. Di certo, l’applicazione verrà utilizzata ancora a rilento, ed ora come ora è difficile credere che possa in qualche modo dare un aiuto concreto al contrasto del virus.

Uno dei limiti inconsiderati della tecnologia, al giorno d’oggi.