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Ma chi me lo fa fare?

Scritto da:

Francesco Placco

Oggi, a mente fredda, non riesco a non pensare a quel messaggio trovato nella posta. In questi giorni ho fatto un po’ finta di nulla, ho sminuito la vicenda, ma effettivamente adesso mi trovo costretto a fare i conti con l’accaduto.

E l’accaduto è abbastanza evidente: nessun giornale di Crotone ha dato la notizia includendo nomi e cognomi, e nessun giornale di Crotone ha espresso la sua solidarietà. Come dice la canzone, non m’aspettavo glorie, ma manco tutte ‘ste infamie. Eh!

Appurato il clima cittadino, ed anche il noto risentimento di molti giornalisti verso il sottoscritto – appellato come “abusivo” e dunque sminuito in più declinazioni nel corso degli anni – non mi stupisco. Così non mi stupisco che oggi, a tre giorni dall’accaduto, tutto sia già dimenticato e passato.

Fa un po’ rabbia, a dirla tutta. Perché a conti fatti si è parlato più di una panchina che di un messaggio intimidatorio. Perché tutte quelle associazioni, tutti quei soggetti e personaggi che gravitano nel sociale, non hanno espresso una parola. Perché anche al Comune sembra non essere arrivata notizia dell’accaduto.

Ma va bene così. Non ho mai campato di gloria, di immagine, e non inizierò certo oggi a pretendere di essere visto in modo diverso. Sempre citando un’altra canzone, ho preferito strisciare nel buio che alla luce. E sono ben consapevole delle mie scelte e di cosa comportano.

L’interrogativo mio si sposta tutto su un altro piano. Su quello di una madre preoccupata per il figlio, che a freddo mi chiede “ma tu vuoi continuare così?“. Non è la prima volta, che mi fanno questa domanda. Anche perchè, generalmente, nessuno riesce ad accettare di avere a che fare con un cane sciolto. Un cane sciolto per davvero, che non “lavora” per nessuno.

Ma a questo punto, essendo Crotone una terra “impermeabile”, devo continuare un lungo e faticoso processo di autocritica, che mi fa ripetere, giorno dopo giorno: ma chi me la fa fare? Di prendermi sta prìca, di ricercare, di comprendere, di scrivere e di sperare di alimentare una discussione, se poi ottengno solo minacce e vengo per giunta ignorato da tutti?

È evidente che qui non sono il benvenuto. Qui, a Crotone, per essere il benvenuto devi parlare delle solite cose. Scrivere le solite cose. Limitarti – al massimo – a criticare “qualcosa” in maniera larga, ma non qualcuno in maniera diretta. Pena, ti fanno terra bruciata tutto a torno.

Ed io ormai vivo circondato da terra arsa e cosparsa di sale. Alienato in una città dove per essere ben visto devi interessarti delle panchine in Piazza Pitagora, perdo solo tempo per un lavoro inutile. Ed in fondo ne sono già consapevole.

A questo punto della mia vita, quasi arrivato ai trent’anni, con l’immediato futuro che si prospetta con una nuova disoccupazione, e conseguente difficoltà al reinserimento lavorativo, non ho molte scelte. Quattro anni fa decisi di tornare a vivere qui, ma oggi mi vedo costretto a rimettere tutto in discussione.

Alla domanda “ma chi te lo fa fare“, insomma, non riesco a rispondere. Nè nel bene nè nel male.

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