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Cenni sull’anarchismo crotonese

Scritto da:

Francesco Placco

Per come viene studiata ed espressa la storia politica e sociale dell’Italia di inizio novecento, sembrano emergere sempre e solo due fazioni contrapposte. La semplificazione eccessiva dei nostri tempi ha portato ad inquadrare tutto come “fascismo” o “comunismo”, perdendo di fatto la capacità di individuare, in entrambi i casi, la miriade di forze politiche e sociali che operavano in quei tempi.

Le forze progressiste si contavano a decine. Non tutti si riconoscevano negli ideali comunisti descritti da Marx ed Engels, considerati “estremi” e troppo radicali. Nel mentre, le leghe, le associazioni di mutuo soccorso, le cooperative popolari e sociali, esistevano già da decenni ed operavano sotto gli ideali illuministi e del socialismo.

Volantino a Modena, 2014

In questo contesto quanto meno confuso e ricco di correnti, anche nella città di Cotrone si viveva un animato dibattito/scontro di natura politica. In città esisteva una camera del lavoro ed una società operaia di mutuo soccorso, e l’attività politica portò a numerose rivolte e proteste, finanche ai moti del biennio rosso di cui vi ho già parlato.

Ma c’è un ulteriore pezzo di storia politica, che non riguarda né l’operato dei democratici, dei progressisti, dei socialisti, degli illuministi, né quello dei comunisti. Ed è la storia dell’anarchismo, dei sovversivi e dei reazionari che anche in Crotone esistevano, manifestavano e si univano.

La storia dell’anarchismo crotonese è piena di lacune, e va subito divisa in due filoni ben precisi: uno riferito ai primi anni del ‘900, l’altro riferito all’attivismo dopo la fine della seconda guerra mondiale. Questo scritto andrà ad analizzare la prima parte, la storia di inizio secolo, che vide una forte repressione degli anarchici (ancor più dei comunisti) in tutta Europa, costretti all’espatrio, all’esilio od al “nomadismo perpetuo”.

L’anarchismo era considerato molto pericoloso. Il caso di Gaetano Bresci, che riuscì ad uccidere Umberto I, gettò le basi per un vero e proprio rastrellamento, che oggi conosciamo grazie alla “categoria S13A” del Ministero dell’Interno, che indicava le “Persone pericolose da arrestare in determinate contingenze“. In questa lista finirono iscritti i nomi di migliaia di attivisti politici – specialmente durante il periodo fascista – non allineati, rivoltosi, reazionari, rei di propaganda contro il Regno d’Italia, contro le cariche politiche, e finanche contro la morale o la religione.

Giordano Bruno, anni ’30

Oggi è proprio grazie a questi fogli che riusciamo a sapere che nella città di Cotrone, in un periodo compreso tra il 1890 ed il 1930, vi fù almeno una “sede anarchica” con diverse decine di aderenti. Il movimento tuttavia non trovò largo sostegno, ed i suoi membri più attivi finirono ben presto a Parigi o a Buenos Aires.

Il gruppo anarchico di cui abbiamo menzione si chiamava Alba dei Liberi, ed aveva una sua sezione anche in altre città d’Italia. Non esistono purtroppo indicazioni su dove si trovasse la sede (verosimilmente nel centro storico), né sulle sue attività. Non si sono conservati, purtroppo, documenti o pubblicazioni.

Sappiamo che “un gruppo di anarchici” partecipò alle rivolte popolari del 1919, contribuendo a “conquistare” il palazzo comunale per poi dissociarsi quando venne issata una grande bandiera rossa. Ma non possiamo dire con certezza che già all’epoca si trattasse del gruppo di Alba dei Liberi.

Sappiamo per certo però i nomi di alcuni anarchici, iscritti nel registro delle personalità pericolose e sovversive. I primi anarchici crotonesi si chiamavano Giordano Bruno, Bevilacqua Giovanni, Crea Eugenio, Trecozzi Antonio e Buticchi Giuseppe, quest’ultimo nato a Chiaravalle ma operante in Crotone.

Volantino del 1874

La loro attività consisteva prevalentemente nella propaganda anarchica, tramite la diffusione di volantini e manifesti contro il Regno, contro la guerra, contro la religione. Attività che costarono l’allontanamento prima dalla città di Crotone, poi dall’Italia: molti finirono in esilio a Parigi, dove ambienti anarchici e rivoluzionari godevano di grande seguito.

L’ambiente anarchico non trovò terreno fertile nella società Calabrese, più incline a temi comunitari e di contrapposizione sociale proposti da altre correnti politiche. Tuttavia, nelle città di Catanzaro, Cosenza e Reggio Calabria si ebbe comunque un riscontro più vasto, continuato anche dopo la fine dei conflitti mondiali.

Nel crotonese invece l’anarchismo rappresentò una significativa parentesi solo a cavallo del ‘900, riuscendo a permeare alcune menti in un terreno altrimenti inaccessibile, e caratterizzato – anche nel dopoguerra – nella sola contrapposizione tra forze politiche e sociali.

Esistette, comunque, una fronda anarchica, anche negli anni ’60 e ’70, attiva ed operante seppur con poco seguito. Ma questa è un’altra storia di cui forse (e dico forse) si riuscirà a salvare quanche informazione in più.

Oggi, quando pensiamo a Giordano Bruno, la nostra mente finisce inevitabilmente al XVI secolo. Curiosità della storia vuole che per le strade della città girò un altro “eretico” mosso da idee di libertà e condannato per il suo essere diverso.

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