Il mito fascista del pitagorismo

Ordine e disciplina, voleva il Pitagorismo, così come oggi il Fascismo“. Quella che avete letto non è una frase estrapolata dal profilo social di qualche misero nostalgico, ma uno dei tanti passaggi contenuti in uno scritto fino ad oggi dimenticato.

Oggi, grazie all’archivio digitale dell’Università di Salerno, riemerge dal dimenticatoio il testo “Fascismo Antico nel Mezzogiorno d’Italia (Pitagorismo)“, pubblicato nell’undicesima era fascista a cura di Emanuele Ciaceri, professore, storico e simpatizzante del regime.

Il testo venne presentato nel corso della conferenza all’Istituto di Cultura Fascista di Salerno il 28 maggio 1933, e si poneva come obiettivo quello di identificare i tratti somiglianti tra le due dottrine, volendo dunque dimostrare una sorta di “discendenza storica” del movimento.

Il volume fa parte delle tante opere di propaganda del regime, pubblicate e diffuse per ingraziarsi tanto la classe politica quanto le popolazioni di una determinata zona d’Italia. Si sfruttava un senso di appartenenza antico per motivare la superiorità di un popolo, in modo da farlo convergere agli ideali di potenza e grandezza del regime.

Agli occhi degli antichi stessi apparve il pitagorismo come un grande fenomeno storico; ed a me sembra che in esso da vari punti di vista trovi riscontri l’odierno Fascismo.

Era prerogativa degli “studiosi” dimostrare come il fascismo fosse sempre esistito in Italia, seppur con forme e nome diversi. Fù così che nel corso degli anni vennero sfruttate personalità come quelle del calibro di Cesare, Dante, Mazzini, tutti inconsciamente collegati sotto l’egida fascista come “predecessori”, anticipatori del movimento politico.

Si formava una gerarchia in cima alla quale stava il Capo, che tale spiritualmente rimase sempre anche quando non era più in vita da molti anni. Autòs èpa, “egli stesso lo ha detto” era il motto significante che non potevasi pensare ed oprare diversamente dalla dottrina del Maestro. E questo concetto dell’ordine era di natura prettamente italiano

Anche Pitagora, dunque, venne annoverato tra i “padri nobili” del fascismo, perché predicava l’ordine. Ordine che si applicava su tutto, e che doveva prevalere sia nella vita pubblica che in quella privata. Anche il filosofo da Samo finì per essere considerato “prettamente italiano”.

Seguiva ovviamente l’elogio del culto della persona e delle discipline sportive, altra analogia importantissima, nonché quella spirituale e religiosa. Il pitagorismo aveva in qualche modo anticipato tutti i temi cari al fascismo, e che divennero dei capisaldi dei regimi totalitari di ogni stampo e colore in tutto il ‘900.

Ma c’è di più: l’autore dello scritto ci fornisce anche una sua personale ricostruzione storica di quanto accadde nell’antica città magnogreca, andando ben oltre le sole similitudini di carattere generale.

Ebbe naturalmente il Fascismo pitagorico i suoi nemici ed ebbe anche i suoi fuorusciti, che riparavano nella ricca e sfarzosa Sibari; la quale retta da una gaudente e spensierata democrazia avversava Crotone e il pitagorismo cullandosi, a quanto sembra, nel culto di ideologie opposte, se narravasi di un suo cittadino che ritornato da Mileto, rinomata città per ricchezza, quale il più grande emporio commerciale dell’Oriente greco, s’affrettava a narrare ai suoi concittadini, prima d’ogni altra cosa, d’avere visto finalmente una città veramente libera!

E non sazio, viene anche rimarcata la presa di posizione contro la democrazia. Conoscerete tutti la famosa affermazione “II Fascismo è contro la democrazia, ma è la forma più schietta di democrazia, se il popolo è concepito come dev’essere, qualitativamente e non quantitativamente“. Beh, in un qualche modo viene estrapolato questo concetto anche da Pitagora.

Ora il pitagorismo dottrinariamente non prendeva netta posizione contro la democrazia, chè anzi non la escludeva dalla costituzione statale, la quale avrebbe abbracciato in sè le varie forme di governo, la democratica compresa; ma nella realtà la costituzione pitagorica era aristocratica, come aristocratica era appunto in Roma la cosiddetta forma mista di governo che, derivata dalla stessa dottrina pitagorica, si discuteva nel Circolo degli Scipioni come la forma perfetta di governo, in quanto il presunto accordo dei tre poteri del consolato, del senato e del popolo, sarebbe corrisposto alla fusione dei tre elementi monarchico, aristocratico e democratico. Del resto, la concezione pitagorica, non diversamente dalla Fascista, può dirsi aristocratica nel senso migliore e genuino della parola, solo in quanto migliori vuole i cittadini nell’interesse dello Stato.

Insomma, gira e rigira viene trovato per forza di cose un punto di contatto, a furia di espressioni e giochi di parole. La forzatura è evidente in questo passaggio così come nel precedente, nel tentativo di screditare necessariamente le forme democratiche. Ma lo è ancora di più quando si entra nella sfera religiosa.

Non mancano analogie fra pitagorismo e Fascismo; ma il punto fondamentale di contatto fra loro, sta nel rispetto per la tradizione, che l’uno e l’altro addimostrano nei campi della religione, degli studi e della politica. È comune ad entrambi la tendenza a rispettare ciò che già è penetrato nella coscienza popolare, spiegando opera di rinnovamento e non di distruzione. Sta di fatto che il pitagorismo, non diversamente dal Fascismo, favorendo ed onorando la tradizione religiosa conquistò la coscienza popolare. Anche la cultura si accostò alla religione. E si può dire che allora per la prima volta fu vista al mondo la scienza dare la mano alla fede

La religione, la fede, all’epoca di Pitagora neppure esisteva. Eppure, pur senza nominare direttamente il cristianesimo o il cattolicesimo, viene elaborato un concetto basato sulla “tradizione religiosa” al solo fine di poterlo paragonare ad un precetto fascista.

Potrei continuare così per ore, ma forse è più opportuno fermarsi. Daltronde, il volume è consultabile liberamente, e potete leggerlo tutto da voi e trarre le vostre conclusioni. Tuttavia, c’è da chiedersi se questo “professore” abbia mai spiegato la storia in questo modo, ai suoi alunni.

Sorprendentemente, questo documento non è mai stato incluso nelle ricerche storiche locali, e non è menzionato nei principali testi di riferimento. Una mancanza che è opportuno colmare.