La fede malriposta

In momenti così difficili, non resta altro che l’avere fede. Ma fede in cosa? Fede nella benevolenza di un Dio capace di fermare una pandemia globale, o fede nella ricerca, nella scienza, nel progresso? Le religioni, tutte, hanno dimostrato la loro plateale inutilità terrena, dovendo cedere anche loro a donazioni in favore di ospedali ed enti di ricerca e sostegno.

La Chiesa Cattolica ha donato complessivamente oltre 10 milioni di euro, assieme a 30 respiratori destinati agli ospedali più colpiti dalla crisi del coronavirus. L’Unione Buddista ha destinato 3 milioni di euro a Protezione Civile e Terzo Settore. La Comunità Musulmana ha indetto una “colletta” ancora in corso, per raccogliere e destinare il ricavato alle zone più colpite d’Italia. Aiuti concreti, economici, destinati a sostenere chi può davvero fare qualcosa.

Il Dio Denaro sembra essere molto, molto più influente di ogni altro testo sacro, che per quanto possa essere in grado di “placare lo spirito”, non offre alcuna soluzione ai problemi del mondo moderno. Men che meno, un sostegno concreto in occasione di emergenza come questa.

Eppure, la gente invita ad “avere fede”. Invita a “credere”. Invita a cercare sollievo con i testi sacri. L’anatema ad ogni male è la fede, a tal punto da credere le più false nefandezze come il pellegrinaggio “speciale” della Madonna di Loreto, o all’apparizione della Madonna sopra Papa Francesco, durante l’indulgenza plenaria di oggi. Continuano ad inviarsi santini di Padre Pio, di svariati santi, di antichi protettori, confidando nel loro intervento e nella loro protezione.

Una fede evidentemente mal riposta. Perché ancora una volta nella storia, non sarà l’intercessione di un defunto a salvarci, ma l’impegno, costante, dell’essere umano.