L’importanza dei venti

La forte pioggia iniziata ieri si è finalmente placata. I terreni ne avevano bisogno, le colture erano assetate. In città invece la pioggia, il cielo plumbeo, il forte vento sferzante in ogni dove, non ha fatto altro che contribuire alla strana sensazione di “confinati” che stiamo vivendo. Ma per fortuna, oggi almeno è tornato un po’ di sole.

Sole che ha fatto capolino dopo dei forti venti, che dal mare tiravano con tutta la loro forza senza mai fermarsi. Un’azione combinata di due venti “tipici” della primavera, il levante e lo scirocco, carichi di umidità, di acqua, di vita.

I venti dell’est sono i peggiori, dopo la famigerata tramontana. Anzi, per la città, che è esposta proprio ad est, sono i più pericolosi: producono mareggiate imponenti, domate solo grazie alle scogliere ed ai muri e gradoni messi a difesa del tratto urbano (tant’è che in passato il mare “saliva” fin sopra l’attuale livello stradale del lungomare), mentre i venti si inseriscono fin troppo bene nei dedali geometrici dei palazzi, strappando via ogni cosa.

E così, ogni volta che questi venti si combinano, ogni volta che uniscono le loro forze, è una conta di danni. Anche perché soffiano per circa tre giorni, nonostante le folate più forti, più potenti, si concentrino nell’arco di una sola giornata.

Non bastasse la semplice provenienza geografica per stabilire che si trattava dei suddetti venti, vi è poi un’altra prova inconfutabile: la “nebbia”. In queste ore è salita dal mare avvolgendo tutta la città, e nell’arco di qualche ora svanirà nel nulla. Ecco, questo effetto – che in foto non rende affatto – è tipico dello scirocco, e si verifica esclusivamente nei mesi autunnali e primaverili. Il levante invece, proveniente dal mare, è “colpevole” del notevole aumento dell’umidità, che in questi giorni ha tocca il 90%.

Una piccola “curiosità” che in questi giorni si può osservare concretamente, e che magari può far piacere riscoprire assieme alla passione per i fenomeni metereoligici e naturali.